Cultura e scienze

Tutti i complotti scoperti dai pro-life su Alfie Evans e l’Alder Hey

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C’è un’altra faccia del caso di Alfie Evans, ed è quella rappresentata dalle “informazioni” che i fanatici pro-life mettono in circolazione nel maldestro tentativo di aiutare la famiglia del bambino britannico. Si tratta di notizie non verificate, generalmente non vere, oppure che nulla hanno a che fare con Alfie Evans. L’obiettivo è quello di rappresentare Alfie e la sua famiglia come vittime di un sistema che invariabilmente odia la vita, disprezza la famiglia naturale ed assetato di morte. Alfie diventa così solo un pretesto per mettere in scena la più classica delle sceneggiate: quella dell’amore divino e della vita in lotta contro le forze della morte e del demonio.

La squisita ipocrisia dei pro-life

Inutile girarci tanto attorno, a diffondere panzane e bufale sono i cattolici pro-life. Per uno di quei curiosi casi del destino che dimostra quanto certe teorie etiche siano tutt’altro che monolitiche ci troviamo oggi ad osservare un interessante capovolgimento di fronte. Le persone che oggi manifestano in difesa della vita di Alfie e del diritto della sua famiglia di decidere cosa è meglio per lui sono le stesse che una decina di anni fa manifestavano contro la decisione del padre di una ragazza di dare corso alla volontà della figlia di non vivere attaccata alle macchine. Il padre di Eluana Englaro (la sua famiglia) non poteva decidere per lei perché “la vita è sacra”. Ai genitori di Alfie invece questa scelta oggi è concessa perché stanno combattendo contro una “pena di morte” decisa dallo Stato.

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Queste stesse persone incidentalmente sostengono che un embrione abbia gli stessi diritti di un bambino o di un adulto e che quindi un donna non possa decidere della vita del feto ma negano che Alfie abbia dei diritti e sostanzialmente ritengono che un bambino sia di proprietà dei genitori. E se non è così è per colpa del fatto che certi giudici sono asserviti alla mortifera ideologia gender che mira a distruggere le famiglie. Poco importa che già nel 1891 – quando senza dubbio il gender ancora non aveva alcun potere e l’omosessualità era un reato in gran parte del mondo occidentale – il Custody Children Act (ricordato nell’ultima sentenza della Suprema Corte sul caso di Alfie) aveva abolito il diritto di habeas corpus del padre nei confronti del figlio.

La storia del giudice Hayden “teorico del gender”

Ma i pro-life nostrani (e non solo) sono esperti di “vita” e carità cristiana, non di cose degli uomini o di leggi. L’unica legge è la legge divina. È inutile quindi prendersi la briga di andare a verificare le informazioni. Molto più semplice raccontare la storia di Anthony Hayden, il giudice che ha “condannato a morte” Alfie. I nostri infallibili eroi hanno scoperto che questo giudice è colpevole di gender. Come scrive la sottomessa Costanza Miriano “esalta le famiglie che strappano che strappano i bambini ai veri genitori”.

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Anche Mario Adinolfi ha scoperto che tutto si tiene perché Mr Justice Hayden “è ovviamente il principale sostenitore della omogenitorialità in ambito giuridico”. Non solo, è la dimostrazione che “da Elton John che affitta un utero e si compra un bambino a Anthony Hayden che lo mette a morte, il passo non è breve. È inevitabile”. Peccato che le cose non stiano così perché il libro incriminato Children and Same Sex Families: A Legal Handbook è solo un manuale giuridico che affronta il tema del diritto di famiglia alla luce del cambiamento delle leggi in materia alla luce del cambiamento di concetto di famiglia (che a sua volta non è lo stesso modo di intendere la famiglia che c’era in epoca Vittoriana). L’aver contribuito ad una pubblicazione accademica che illustra come le leggi siano cambiate, con particolare riferimento all’omogenitorialità, non significa che il giudice Hayden sia uno dei teorici del gender.

I falsi scoop che rivelano i propositi criminali dell’Alder Hey

In questi mesi, ma soprattutto nell’ultima settimana, il clima attorno all’Alder Hey si è fatto molto teso. Durante una delle ultime udienze i medici che hanno in cura Alfie (perché in questo anno e mezzo di ricovero Alfie è stato curato) hanno dichiarato di sentirsi sotto attacco sia da parte di componenti della famiglia che dagli attivisti dell’Alfies Army, il gruppo di sostenitori della battaglia legale della famiglia Evans. I genitori di Alfie sono arrivati al punto di accusare l’ospedale di aver imprigionato il figlio e di aver espresso l’intenzione di chiedere l’incriminazione di tre medici per tentato omicidio.

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I medici dell’Alder Hey vengono paragonati a Mengele e ai nazisti. È stato raccontato che in questi mesi non avrebbero fatto nulla per curare Alfie, che sarebbero stati negligenti circa le cure e che avrebbero detto che Alfie sarebbe morto “pochi minuti” dopo il distacco dalle macchine per la ventilazione artificiale. Nulla di tutto questo è vero, e la prova è nel fatto che anche i medici del Bambin Gesù che hanno visitato il bambino concordano con la diagnosi e ritengono che la condizione di Alfie sia irreversibile.

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In mancanza di prove mediche che possano negare la realtà dei fatti (visto che tutti gli specialisti sono concordi) allora si passa a fantasiose “rivelazioni” fatte ovviamente da “non meglio identificati membri dello staff” dell’ospedale. È spuntato fuori un video nel quale si sentono delle voci parlare del fatto che l’Alder Hey “sta nascondendo qualcosa”. Cosa? Non si sa, ma sicuramente deve essere qualcosa di grosso e pericoloso, perché altrimenti tutti lo saprebbero.

La storia dello scandalo dell’Alder Hey non ha nulla a che fare con Alfie

La vicenda viene messa in correlazione lo scandalo venuto alla luce quasi vent’anni fa quando si scoprì che tra il 1988 e il 1995 un anatomopatologo dell’ospedale aveva rimosso, senza il consenso dei genitori, organi a bambini deceduti all’Alder Hey. La vicenda viene raccontata come di un “traffico d’organi” e lascia intendere che i piccoli cuori venissero venduti. In realtà – e non è meno grave vista la mancanza di consenso – venivano conservati nell’ospedale per motivi di studio. In pochi però menzionano come  in seguito a quella vicenda venne emanata una nuova legge per normale la materia (Human Tissue Act del 2004) e sia stata la Human Tissue Authority. È quindi improbabile che la questione abbia qualche attinenza con la vicenda di Alfie.

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Alcuni parenti del padre del bambino hanno denunciato di essere stati perquisiti dal personale dell’Alder Hey. Peccato che ci si dimentichi al solito di spiegare il motivo. Il 25 aprile infatti  Sarah Evans, la zia di Alfie, ha scritto nel gruppo Alfies Army per chiedere una “CPAP machine” portatile ovvero una macchina per la ventilazione meccanica. Curiosamente quel post è stato rimosso.

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Perché chiederla se Alfie respira da solo? Le ragioni sono due: la prima è che Alfie evidentemente non riesce a respirare da solo, la seconda è che la famiglia sta così cercando di aggirare l’ordine della Corte che ha fatto staccare le macchine.

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Ma a mettere la parola fine alle voci sulla condotta dell’ospedale ci pensa direttamente Thomas Evans, il papà di Alfie.

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In un comunicato, che annuncia di essere l’ultimo fino a che la situazione non verrà chiarita, Thomas ringrazia lo staff dell’Alder Hey per la sua professionalità e dignità durante quello che è stato “un periodo incredibilmente difficile” anche per loro. Nell’interesse di Alfie, scrive Thomas, “collaboreremo con l’equipe medica ad un piano che fornisca al nostro bambino la dignità e il conforto di cui ha bisogno”. Ancora una volta i fanatici pro-life si trovano spiazzati dalla realtà. Che evidentemente è troppo complessa per essere interpretata con un paio di frasi fatte e concetti e teorie non adatte al mondo contemporaneo.

Leggi sull’argomento: La vera storia di Alfie Evans