Opinioni

Prima di pretendere “decoro e rispetto” dai giovani, cominciamo a non insultarli

@Lorenzo Tosa|

Liceo Righi

Però una cosa lasciatemela dire, a costo di risultare impopolare.

Possiamo stare a discutere ore sull’opportunità o meno di un dress code a scuola, sull’esigenza di un certo tipo di decoro in aula e, per carità, posso anche essere d’accordo.

Mentre discutiamo di questo, però, sta sfuggendo completamente di mano e finendo sullo sfondo il vero tema della questione. Anzi, i temi:

1. Che è inammissibile, senza se e senza ma, che un’insegnante dia, di fatto, della prostituta a una ragazza di 16 anni semplicemente per un ombelico di fuori.

2. Che se, invece di una ragazza a pancia scoperta, ci fosse stato un ragazzo in bermuda, non gli avrebbe detto “Stai sulla Salaria?” ma “Non sei al mare”.

3. Che il minimo che possiamo e dobbiamo pretendere da un educatore è che sia in grado di dare ai ragazzi gli strumenti per capire cosa è eventualmente opportuno e cosa non lo è. Di educare, appunto, non di umiliare e offendere come se fossimo, più che in un’aula scolastica, nell’ultimo baraccio della Salaria (e non in quel senso).

4. Che si può o meno condividere la loro protesta, ma non si può sentire gente della mia età e oltre che si permette in modo insopportabilmente paternalista di dire a ragazzi di 16 anni per cosa è giusto o non è giusto scendere in piazza, per cosa vale o non vale la pena farlo, ignorandoli bellamente quando gli stessi scendono in piazza contro lo sfruttamento e le morti sul lavoro a scuola e vengono manganellati dalla polizia.

Parliamo, prima di tutto, di questo. Impariamo – noi da loro – a mettere davanti le cose che davvero contano, gli insulti che feriscono, le parole che pesano come macigni, il rispetto dell’altro, del ruolo e del senso fondamentale dell’insegnante, il più importante al mondo.

Poi parliamo di dress code.