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Il presunto stupratore linciato in India

-Una folla inferocita è entrata oggi a forza in una prigione del Nagaland, nell’India nord-orientale, ha preso e portato in strada un detenuto arrestato la settimana scorsa per stupro, e lo ha picchiato a morte. Lo riferisce l’emittente Ndtv. L’accaduto, segnalato mentre infuriano le polemiche per un documentario realizzato da una regista britannica per la Bbc sulla vicenda della studentessa uccisa da violentatori nel 2012 a New Delhi, è avvenuto nel distretto di Dimapur.

IL PRESUNTO STUPRATORE LINCIATO A NAGALAND Secondo quanto racconta DNAIndia Syed Farid Khan, 35 anni, era stato arrestato con l’accusa di aver ripetutamente violentato una donna della tribù Naga ripetutamente il 23 febbraio. Khan lavorava come rivenditore di auto usate nello stato di Assam e secondo la fonte era immigrato dal Bangladesh. La folla ha fatto irruzione nel carcere centrale di Dimapur, ha trascinato fuori il presunto stupratore e lo ha linciato in pubblico, spogliandolo e costringendolo a marciare verso la Torre dell’Orologio, dove volevano impiccarlo pubblicamente, ma lui è morto in strada. Gli assassini hanno legato il suo corpo a un veicolo e lo hanno trascinato fino alla piazza appendendo poi l’uomo a un cancello, ma la polizia ha aperto il fuoco ferendo 20 persone e recuperando il corpo del presunto stupratore. Nei giorni precedenti il caso era diventato politico, con migliaia di persone che sono scese in piazza spaccando vetrine e prendendo di mira i negozi degli «stranieri» nella zona. 


LA STORIA DELLO STUPRO
In un comunicato due Organizzazioni Non Governative umanitarie – Naga Council Dimapur e Naga Women Hoho Dimapur – avevano raccontato che «non solo la ragazza è stata narcotizzata e violentata ripetutamente, ma ha subito percosse e minacce di morte». Un funzionario del carcere che non ha voluto identificarsi ha raccontato di «avere assistito all’arrivo della folla che, dopo aver sopraffatto gli uomini della sicurezza, ha divelto due cancelli ed ha portato in strada Khan». L’uomo, ha concluso la fonte, e’ morto poco dopo per le dure percosse ricevute. Dal giorno dello stupro la tensione nel distretto è rimasta altissima e ieri durante uno sciopero decretato dalla Federazione degli studenti Naga una ventina di negozi, presumibilmente appartenenti ad immigrati dal Bangladesh, sono stati saccheggiati. La polizia sospetta che alcuni carcerati siano fuggiti dalla prigione approfittando del raid.