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Il preside sospeso per aver scritto “Il Green Pass rende liberi”

Aveva condiviso sulla propria pagina Facebook il fotomontaggio con l’ingresso del campo di Auschwitz. E già nel recente passato si era reso protagonista di comportamenti poco consoni alle normative attuali

Preside no Green Pass

Il fotomontaggio con il cancello del campo di concentramento di Auschwitz è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Dopo una serie di atteggiamenti a dir poco controversi (e non in linea con le normative attuali e i protocolli scolastici), il preside no Green Pass di Ferrara è stato sospeso dal suo ruolo. L’uomo, che dirigeva l’Istituto comprensivo Perlasca, paga non solo quella frase “Il Green Pass rende liberi”, ma anche una serie di omessi controlli nei confronti del personale che opera e lavora nella sua scuola.

Preside no Green Pass a Ferrara, sospeso dal servizio

Il post social è sempre lo stesso, quello declinato in tutte le salse: prima dai no mask, poi dai no vax e ora da chi si oppone alla certificazione verde e al suo utilizzo esteso (non solo per i locali, ma anche per lavorare in una scuola e, a breve, anche in tutti gli altri settori pubblici e privati). Quel cancello del campo di concentramento di Auschwitz è diventato un vero e proprio tormentone utilizzato plasmando quel concetto “Il lavoro rende liberi” (“Arbeit macht frei”) attorno alle proprie posizioni negazioniste. Su qualsiasi cosa.

E lo ha fatto anche il dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo Perlasca di Ferrara, declinando quell’immagine iconica di una porzione orribile della storia contemporanea, per condividere con gli altri la propria idea sulla certificazione verde. Ma questo è stato solo il gesto più palese. Nelle settimane precedenti, infatti, il preside no Green Pass aveva ricevuto già diversi richiami per non aver proceduto con la verifica del proprio personale scolastico. Lui che aveva il ruolo di “controllore”, non controllava. Per questo molti docenti avevano denunciato l’accaduto all’Ufficio scolastico provinciale di Ferrara. Poi quel post social (che si aggiunge ad altri pubblicati nei mesi precedenti) che ha portato alla sospensione dal suo lavoro.