Attualità

Polizia e carabinieri: auto Seat sotto accusa

La Polizia e i Carabinieri hanno auto a rischio. La Seat, di proprietà della Volkswagen, ha vinto a maggio la gara d’appalto per la fornitura di vetture alle forze dell’ordine: si parla di 206 vetture già consegnate e di una commessa totale di 4mila auto nei prossimi tre anni, per un costo totale che si aggira intorno ai 184 milioni di euro. A vincere è stata la Leon con motore 2.0 Tdi da 150 cavalli, pagata 43.897 euro. Ovvero il motore Euro 5 che oggi è nel mirino per la truffa del software sulle emissioni di ossido di azoto.

volkswagen norme antismog usa
Cosa ha fatto Volkswagen in USA (Il Messaggero, 22 settembre 2015)

Polizia e carabinieri: auto Seat sotto accusa

Le automobili di polizia e carabinieri sono quindi a rischio, e l’ironia della sorte è che lo hanno fatto grazie a un ribasso, rispetto all’altro concorrente FCA, pari a 83 euro a vettura. Il Corriere della Sera ci spiega cosa succederà adesso:

Le auto affidate alle forze dell’Ordine sono sottoposte a test rigorosissimi: oltre 16.000 chilometri percorsi dai prototipi e più di 100.000 movimenti di apertura-chiusura porte. Prima della produzione, il test più estremo: oltre 30.000 chilometri senza alcuna sosta. Prodotte in Spagna nello stabilimento di Martorell, vicino a Barcellona, le Leon destinate alle pattuglie sono poi trasformate e arricchite con dotazioni speciali dalla Nuova carrozzeria torinese di Chivasso, che lavora con polizia a carabinieri dal 2003. Che cosa succederà adesso? Non pare al momento verosimile la sospensione dell’importante commessa. Per i prossimi giorni è già stato fissato un incontro tra i manager della Seat e i vertici delle forze dell’ordine che desiderano avere ulteriori chiarimenti dall’azienda costruttrice e capire che cosa fare con le auto già in uso. Comunque le altre Leon verranno fornite con motore omologato Euro 6, quindi del tutto in regola.

Nel frattempo ottimisti sembrano essere gli analisti che al momento confermano le stime sulle vendite delle auto del 2015 (secondo Promotor si attesteranno sulle 1.560.000 unità, +15% sul 2014). Un po’ meno gli automobilisti che continuano a twittare e postare sui social network battute e slogan contro la casa tedesca. Chiedono anche che cosa fare se hanno un’auto col software ‘taroccato’ e, sono in molti a farlo, se i prezzi delle vetture scenderanno. La Volkswagen, intanto, ha bloccato in Italia, con una lettera riservata ai concessionari, la vendita dei modelli Euro 5, col motore diesel EA 189 sotto accusa. Una “misura precauzionale”, in attesa di “fare chiarezza” su un particolare software utilizzato sui motori diesel, che riguarda “solo” circa 2.500-3.000 veicoli dei marchi Volkswagen, Audi, Seat, Skoda, “in attesa – si legge nella lettera – di ricevere ulteriori chiarimenti e dettagli” dalla Casa madre. Ma, ribadiscono con forza dalla casa tedesca, il problema non riguarda i nuovi modelli Euro 6, quelli attualmente pubblicizzati in tv, giornali e Internet. La nuova classificazione, divenuta obbligatoria del primo settembre, è infatti esente dalle problematiche evidenziate negli Stati Uniti, anche per il progresso tecnologico avvenuto nel frattempo. Per il motore diesel delle Euro 5 sotto accusa è invece tutta un’altra storia, che, secondo una ricostruzione dei quotidiani tedeschi e della Automotive News Europe, è cominciata circa dieci anni fa. All’inizio il motore 2.0 TDI EA189 in questione era stato dotato di un impianto AdBlue che permetteva di soddisfare le stringenti norme Usa sulle emissioni di NOx, gli ossidi di azoto tra i principali inquinanti dell’aria emessi dalla combustione diesel. Ma il costo industriale, pare di circa 300 euro per vettura, era stato ritenuto troppo elevato in un momento di riduzione delle spese e si era pensato ad un’altra strada per ottenere la certificazione dell’Epa.

italia volkswagen 2
Le auto vendute in Italia (Repubblica, 23 settembre 2015)

La Bosch aveva avvertito Volkswagen

Una strada che a quanto pare passava attraverso un programma segreto all’interno del software di gestione. E la Bosch aveva già avvertito, nel 2007, la Volkswagen dell’illegalità dell’uso di questo software. Per chi possiede una vettura con i marchi Volkswagen, Audi, Seat, Skoda e Volkswagen Veicoli commerciali immatricolata prima dell’1 settembre 2015 si prospetta adesso un’attesa per la lettera di richiamo della casa madre che porterà alla ‘ripulitura’ della centralina dell’auto. In Italia i modelli sotto accusa sarebbero circa un milione secondo il ministro dei Trasporti Graziano Delrio, che ha annunciato in queste ore l’avvio di controlli sugli autoveicoli del gruppo Volkswagen. Nella vicenda, secondo Gianprimo Quagliano, noto analista del settore e presidente del Centro Studi Promotor, “vi è un aspetto virtuoso, ed è il fatto che tutto questo consentirà di trarre utili insegnamenti per accelerare il riordino delle regole globali sulle emissioni delle auto, aspetto questo di grande rilevanza e di grande urgenza. La prima considerazione da fare è che i pericoli per la salute sono identici in tutto il mondo e non si vede, dunque, come possano esserci norme diverse e limiti diversi da Paese a Paese. E’ auspicabile, dunque, che “Governi e istituzioni interessati lavorino con serietà e rapidamente su questo tema, senza condizionamenti locali ed economici, per arrivare in tutti i mercati a norme uniche basate su criteri oggettivi e per definire prove di omologazione, pure oggettive e non basate su fattori e situazioni che non hanno nessun collegamento con la realtà”. Secondo Quagliarino, infine, dallo scandalo Volkswagen “in Italia né il mercato né il cliente hanno assolutamente nulla da temere, in quanto gli automobilisti non scelgono l’auto in base alla sua ecocompatibilità ma secondo i consueti ragionamenti che si basano sul design, la convenienza economica, le prestazioni e l’immagine”.