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Il politico antirazzista trovato morto bruciato

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Quasi sicuramente è di Alexander Bengtsson il cadavere ritrovato il 24 marzo all’interno di un auto andata a fuoco a bordo strada in una zona a sud di Ödeshög. Bengtsson, originario di Uppsala (dove è stato eletto al Consiglio Comunale), è un blogger svedese ventenne impegnato politicamente nel partito moderato di centro-destra, anticomunista, e molto attivo nel combattere il razzismo e l’omofobia. Negli ultimi tempi aveva ricevuto diverse minacce di morte ma secondo la polizia sul luogo dove è stata rinvenuta l’auto non sarebbero state trovate prove di un crimine violento.
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La polizia non ha ancora formulato ipotesi di reato

L’auto sarebbe stata ritrovata, riferiscono i giornali svedesi, da un familiare di Bengtsson e secondo la polizia corrisponderebbe alla vettura abitualmente utilizzata dal ragazzo. Al momento la polizia ha sufficienti elementi per poter dire che il corpo ritrovato semi carbonizzato nell’abitacolo dell’auto sarebbe proprio quello del politico svedese ed ha così avvertito i familiari della vittima ma per un’identificazione completa sarà in ogni caso necessario attendere il completamento degli esami autoptici per i quali ci vorranno ancora alcune settimane. Non è al momento chiaro se Bengtsson sia stato vittima di un incidente o se invece sia stato assassinato e il suo corpo dato deliberatamente alle fiamme. La polizia svedese ha fatto sapere di non aver rilevato tracce di un crimine violento e di non avere elementi per poter parlare di omicidio ma in molti hanno collegato l’episodio alle numerose minacce e ai tentativi di aggressione  che Bengtsson aveva denunciato di aver subito negli ultimi tempi e delle quali ha spesso scritto sul suo blog. In un’intervista rilasciata poco tempo fa il ragazzo aveva dichiarato di aver subito una cinquantina di minacce dal 2013 ad oggi. La violenza nei suoi confronti sarebbe culminata con tentativo di accoltellamento all’interno della sua abitazione che Bengtsson aveva etichettato come un’aggressione neonazista dalla quale però non si sarebbe lasciato intimorire. Secondo il procuratore Magnus Berggren che ha aperto un fascicolo sulle numerose denunce sporte da Bengtsson però non ci sarebbero state prove sufficienti riguardo all’aggressione e l’attivista politico sarebbe stato interrogato dai magistrati che – dopo aver sentito diverse testimonianze – avevano il sospetto che si trattasse di un falso allarme. La procura stava quindi valutando la possibilità di incriminarlo per procurato allarme ma Bengtsson – ascoltato il 23 marzo – aveva negato ogni addebito. Il procuratore Berggren ci tiene però a precisare che allo stato attuale l’indagine su quell’aggressione e sulle altre minacce di morte ricevute da Bengtsson non sono ancora concluse quindi tutte le ipotesi sono ancora sul tappeto. In un’ultima intervista, concessa il nove marzo (il giorno dopo del tentativo di accoltellamento) al programma Gomorron Sverige della rete televisiva SVT Bengtsson aveva raccontato che dopo quell’aggressione si era fatto più “cauto” e di aver preso l’abitudine di evitare cose che prima faceva normalmente come prendere l’autobus.