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Il piano della massoneria per riunire mafia e 'ndrangheta

Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera di oggi racconta alcuni verbali dell’inchiesta Mammasantissima, che ha scoperchiato i legami tra politica, massoneria e ‘ndrangheta. Nell’articolo si racconta di un verbale sottoscritto nel 2014 da Giuliano Di Bernardo, il Gran Maestro della massoneria che guidò il Grande Oriente d’Italia fra il 1990 e il ‘93, quando ne uscì per fondare la Gran Loggia Regolare d’Italia.

Interrogato dal pubblico ministero Giuseppe Lombardo, ha raccontato le confidenze che gli fece il suo vice al Grande Oriente, il calabrese Ettore Loizzo: «Nel corso di una riunione della Giunta del Grande Oriente, che io indissi con urgenza nel ’93 dopo l’inizio dell’indagine del dottor Cordova (all’epoca procuratore di Palmi, ndr) sulla massoneria, a mia precisa richiesta disse che poteva affermare con certezza che in Calabria, su 32 logge, 28 erano controllate dalla ’ndrangheta. Gli dissi subito: “E cosa vuoi fare di fronte a questo disastro?”. Lui mi rispose: “Nulla”. Io, ancora più sbigottito, chiesi perché. Lui mi rispose che non poteva fare nulla perché altrimenti lui e la sua famiglia rischiavano gravi rappresaglie… Faccio presente che la questione calabrese era molto più preoccupante in quanto la massoneria calabrese era ben più ramificata di quella siciliana».

Sempre nel 2014, il pentito di mafia Gioacchino Pennino, ribattezzato il «Buscetta della politica» per i suoi trascorsi nella Dc, ha disegnato agli inquirenti reggini un contesto dove, al riparo delle Logge, si sarebbe realizzato una sorta di mutuo soccorso tra le diverse organizzazioni criminali: «Confermo che mio zio Gioacchino Pennino, uomo d’onore della famiglia di Brancaccio, mi confidò di essere stato da latitante, negli anni 60, ospite dei Nuvoletta nel napoletano. Ciò non deve sorprendere in quanto Cosa nostra, ’ndrangheta e Sacra corona unita sono da sempre unite fra loro. Sarebbe meglio dire sono una “Cosa sola”. Da lì mio zio si recava in Calabria dove mi disse che aveva messo insieme massoni, ’ndrangheta, servizi segreti e politici per fare affari e gestire il potere. Una sorta di comitato d’affari perenne e stabile».

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Le intercettazioni dell’inchiesta Mammasantissima (Corriere della Sera, 18 luglio 2016)

 
Da qui la nascita di una Cosa Nuova al posto di Cosa Nostra:

Il collaboratore di giustizia messinese Gaetano Costa ha aggiunto: «I legami tra Cosa nostra e ’ndrangheta erano strettissimi. Non so in concreto per quanto tempo, né con quali risultati operativi, ma si arrivò a progettare e a dare forma (nel periodo immediatamente successivo alle stragi di Falcone e Borsellino) a una superstruttura che comprendeva le due organizzazioni; la cosiddetta Cosa nuova. Era una sorta di organizzazione mafiosa di vertice che ricomprendeva sia gli elementi di spessore e di peso di Cosa nostra che quelli della ’ndrangheta. Cosa nostra serviva a inserire in modo più organico, nel tessuto del crimine siciliano e calabrese, persone insospettabili, collegamenti con entità politiche, istituzionali e massoniche».

 

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