Cultura e scienze

Il piano di Bertolaso per usare Ebola come arma

Durante la puntata di Virus andata in onda ieri sera Nicola Porro ha riproposto uno spezzone di una vecchia intervista all’ex-direttore del Dipartimento della Protezione Civile Guido Bertolaso. Cosa ci raccontava (per la seconda volta) Bertolaso? Che i terroristi dell’ISIS potrebbero usare il virus Ebola come arma per infettare l’occidente. Come? È molto semplice, sarebbe sufficiente che alcuni di loro si recassero nei paesi a rischio per farsi contagiare e poi venissero in Occidente per far esplodere la loro terribile carica virale tra gli innocenti.
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LE TEORIE DI BERTOLASO SULL’EBOLA
Ma cosa ha detto veramente Guido Bertolaso riguardo la possibilità di usare Ebola come arma di bioterrorismo? Alla domanda di Porro se l’ipotesi che i terroristi dell’ISIS possano usare dei kamikaze al gusto Ebola per attaccare l’Occidente l’ex-capo della Protezione Civile ha candidamente risposto:

Non vedo per quale ragione non potrebbero farlo. È una cosa che non sono il primo certo a dire, lo hanno detto in molti e molto più esperti e autorevoli di me. Io, ripeto, lei prenda il fatto che la malattia Ebola la si contrae toccando solamente un malato. Prendiamo dieci kamikaze e li mandiamo in Sierra Leone, oppure in Liberia, oppure in Guinea con ACCRI. Li facciamo entrare in contatto con i malati di Ebola che purtroppo non è che sono tutti isolati, c’è ancora gente che muore nel proprio villaggio e quindi raggiungere un malato di Ebola e contaminarsi, non è così complicato. Dopodiché la malattia, come ho detto, non si manifesta immediatamente, ha circa ventuno giorni per l’incubazione: io so di avere l’Ebola ma ancora non lo manifesto e quindi sfuggo a tutti quelli che sono i controlli che possono essere fatti negli aeroporti o nelle dogane dove ti misurano la febbre, ma io non ho ancora manifestato i sintomi. Nel momento in cui manifesto i sintomi sono già in Occidente: negli Stati Uniti, in Francia, in Spagna, anche nel nostro Paese e mi guardo bene dal dire che sono stato in Sierra Leone, vado allo stadio, c’ho la febbre, sto male ma posso benissimo contaminare quelli che mi stanno vicini.

Al che il povero conduttore di Virus, visibilmente scosso, ha commentato “non ci voglio neanche pensare”. E si torna in studio a commentare il fatto che i terroristi dell’ISIS potrebbero già essere nel Bel Paese all’interno dei campi di accoglienza per gli immigrati che sbarcano sulle coste siciliane. In studio ci sono il direttore del Giornale Vittorio Feltri e il deputato PD Matteo Orfini. Mentre Feltri dice che le paure di Bertolaso vanno prese sul serio perché la presenza dell’ISIS in Italia è un pericolo che non va sottovalutato, Orfini fa notare che un immigrato contagiato da Ebola, visti i tempi necessari ad attraversare l’Africa per arrivare sulle coste libiche, non avrebbe la possibilità di arrivare vivo in Italia. Nessuno dei due (tre, se contiamo anche Porro) però si accorge di una grave imprecisione detta da Bertolaso mentre faceva il teorico dei kamikaze: ovvero che il virus Ebola non si trasmette “toccando solamente un malato”. Come abbiamo spiegato su NeXt per poter contrarre il virus è necessario entrare in contatto diretto con i fluidi corporei (sangue, urina, saliva, sudore etc) di una persona che mostra già i sintomi di Ebola. Se i tre in studio certe cose possono anche non saperle (o fare finta di non saperle) Bertolaso però certe cose dovrebbe saperle perché dopo la laurea in medicina ha anche conseguito il Master of Science in Public Health presso la resso la Liverpool School of Tropical Medicine, in seguito al quale ha svolto attività di ricerca nel campo delle malattie tropicali in Africa.
 
PERCHÉ NON HA SENSO USARE EBOLA COME ARMA
Al di là delle imprecisioni dei Bertolaso è davvero una possibilità reale quella dei kamikaze all’Ebola? Nonostante il virus che causa la febbre emorragica sia particolamente terribile e abbia ucciso già diverse migliaia di persone nel corso dell’attuale epidemia in Africa occidentale utilizzare Ebola come arma non sarebbe molto sensato. Il problema infatti non riguarda il tasso di mortalità della malattia ma la possibilità di un malato di infettare un gran numero di persone, come nell’ipotesi di Bertolaso, “recandosi allo stadio”. Come abbiamo spiegato qui e qui un malato di Ebola non sarebbe in grado di infettare un sufficiente numero di persone perché il virus ha un un tasso di infettività troppo basso per essere considerato una valida arma di bioterrorismo: una persona che ha l’Ebola in media ne infetta altre due, con punte di quattro o cinque in Africa, dove però il tasso maggiore è dovuto alle peggiori condizioni sanitarie rispetto all’Occidente. Inoltre una volta arrivato nel paese bersaglio un kamikaze avrebbe poco tempo per portare a termine il suo piano (ovvero avere il maggior numero di interazioni sociali possibili) perché visto l’alto livello di allerta (e di paranoia) ai primi sintomi sarebbe immediatamente messo in isolamento in ospedale. Come ha spiegato l’epidemiologo del CDC Michael Kinzer“c’è un motivo per cui Ebola non è ancora dovunque: ed è perché si trasmette così facilmente come si è portati a pensare”. Un altro fattore da tenere presente è il fatto che all’inizio della malattia (entro i primi 8-10 giorni) il virus non è così contagioso; una persona infettata potrebbe non manifestare i sintomi, il virus sarebbe presente solo nel sangue e non negli altri fluidi corporei. Non c’è però uno studio che metta in correlazione la capacità infettiva di un paziente con la scala dei sintomi che vanno via via presentandosi, si sa solo che i pazienti diventano sintomatici molto prima che il virus sia presente in larga scala nelle feci e nelle urine. L’estrema virulenza della malattia di per sé non è un sinonimo del fatto che Ebola sia altrettanto contagioso, è probabile che questa particolare variante di Ebola abbia un’alta carica virale ma non significa che siano cambiati i mezzi di trasmissione.


foto copertina via Ebola e Gattini