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Perché Tsipras domenica può passare alla storia

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Domenica gli occhi di tutta Europa saranno incollati ai risultati delle elezioni greche. Se tutto andrà come prevedono i sondaggi Syriza e Alexis Tsipras trionferanno ed otterranno dal popolo greco i voti necessari a governare un Paese ridotto allo stremo dalla crisi del debito greco e dalle misure draconiane imposte ai greci dalla Troika. Nel frattempo i mercati finanziari tratterranno il fiato in attesa di sapere in che modo l’eventuale vittoria di Tsipras cambierà i rapporti tra la Grecia e la BCE e come gli effetti del voto greco si riverbereranno sugli altri paesi dell’eurozona.

Un'immagine della piazza gremita ieri in occasione del comizio conclusivo di Tsipras (fonte: Twitter.com)
Un’immagine della piazza gremita ieri in occasione del comizio conclusivo di Tsipras (fonte: Twitter.com)

 
SYRIZA IN TESTA NEI SONDAGGI
Gli ultimi sondaggi danno Syriza tra il 30% e il 35% in vantaggio su Nea Democratia che invece oscilla tra il 26% e il 30% (in linea con i sondaggi dell’ultimo mese). Se come sembra le cose dovessero rimanere in questi termini Alexis Tsipras con ogni probabilità diventerà il prossimo capo del Governo greco. Nel frattempo ieri Tsipras ha concluso la campagna elettorale con un’imponente manifestazione a Omonia, nel centro di Atene. Con lui sul palco c’era anche Pablo Iglesias il leader di Podemos, il partito spagnolo che ha trionfato alle scorse elezioni europee in Spagna.
Alexis Tsipras e Pablo Iglesias ieri sul palco ad Atene (fonte: Twitter.com)
Alexis Tsipras e Pablo Iglesias ieri sul palco ad Atene (fonte: Twitter.com)

I due hanno molto in comune, a partire dalla richiesta di una sostanziale e profonda riforma dei meccanismo economici che regolano il funzionamento dei paesi che fanno parte dell’eurozona. Sia Syriza che Podemos infatti chiedono la fine delle politiche di austerity messe in atto dalla BCE e soprattutto la fine dell’Europa dei Tecnocrati (richiesta questa condivisa anche da altri partiti europei).
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Confronto tra Syriza e Podemos (Corriere della Sera, 6 gennaio 2015)

 
COSA CHIEDE SYRIZA
La speranza dei greci è che una vittoria di Syriza e il conseguente mutamento degli equilibri politici del paese siano in grado di dare alla Grecia la possibilità di aprire una nuova trattativa con Bruxelles e con il Governatore della BCE Mario Draghi riguardo al piano di rientro del deficit statale. Fino ad oggi infatti le manovre finanziarie “imposte” dalla Troika alla Grecia hanno fatto aumentare la disoccupazione al 26% e ridotto di un quarto il Pil. Così non si può andare avanti, sostengono Tsipras in Grecia e Iglesias in Spagna richiamandosi alla necessità di dare vita e forza a quell’Europa dei popoli che ancora fatica a vedere la luce. Come aveva scritto qualche settimana fa in una lettera al Corriere della Sera:

Syriza incarna l’aspettativa di un mutamento di rotta non solo per la Grecia, ma per l’intera Europa. Non c’è nulla da temere: non vogliamo il crollo, ma la salvezza dell’euro. E per ottenere questo risultato non serve proseguire le politiche fallimentari di austerity, ma tornare a crescere e cancellare la maggior parte del valore nominale del debito pubblico. La Grecia è davanti a una svolta storica. Syriza non è più una semplice speranza per il popolo greco:incarna l’aspettativa di un mutamento di rotta per l’intera Europa, che non uscirà dalla crisi senza una profonda revisione delle sue scelte politiche. La vittoria di Syriza darà slancio alle forze che spingono per il cambiamento. Perché se la Grecia è finita in una strada senza uscita,l’Europa di oggi è destinata a fare la stessa fine.

Tsipras però non ci sta che il suo partito sia indicato come un pericolo per l’Europa e per la Grecia (il premier Antonio Samaras ha detto che una vittoria di Syriza trasformerà la Grecia “in una Corea del Nord europea”). Syriza non vuole e non può, come ha spiegato Mario Draghi dicendo che l’ingresso nella moneta unica “è irreversibile”, uscire dall’Euro, quello che chiedono Tsipras e i suoi elettori e una ristrutturazione del debito greco, non si sa di preciso in quali termini ma sembra che la riduzione proposta sarà intorno al 50%. Se questo sarà possibile ovviamente non dipenderà unicamente dalla vittoria di Syriza di domenica ma anche dalla disponibilità dei negoziatori e dei principali detentori del debito pubblico di Atene.

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Chi detiene il debito pubblico della Grecia (Corriere della Sera, 5 gennaio 2015)

L’eventuale vittoria di Tsipras di domenica e la conquista della maggioranza assoluta dei seggi quindi sarebbero solo le condizione di partenza per potersi sedere nuovamente al tavolo delle trattative (interrotte a dicembre) con un maggiore potere contrattuale.
 
LA RIDUZIONE DEL DEBITO GRECO, SOGNO O REALTÀ?
Ma è davvero possibile un’ulteriore riduzione del debito pubblico della Grecia? Ridurre il debito pubblico significherebbe nuove perdite per chi possiede i titoli di stato greci, per chi “ha scommesso” sulla Grecia. Nemmeno i mercati finanziari sembrano aver considerato seriamente l’ipotesi. Certo è che una vittoria di Syriza potrebbe dare alla Grecia (che ha in ogni caso un disperato bisogno degli aiuti comunitari) la forza necessaria per dire alla Troika che il programma di risanamento che le è stato imposto richiede un sacrificio insostenibile sul piano politico e sociale. E se Atene fosse in grado di “portare a casa il risultato” con la Troika questo potrebbe aprire nuovi spiragli anche per gli altri paesi “a rischio” il cui debito è tenuto sotto stretta osservazione dagli organismi di controllo comunitari (Italia compresa). Una vittoria di Tsipras sarebbe quindi storica perché potrebbe dare corso ad un nuovo modello (si spera migliore) di rapporti tra gli stati e la Troika.
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LA GRECIA E LA TRAPPOLA DEL QUANTITATIVE EASING
Sempre ieri Mario Draghi ha sfoderato il suo bazooka: ovvero un nuovo piano di acquisti di titoli di stato sul mercato secondario da 1100 miliardi di euro. Nel piano è previsto anche l’acquisto di titoli di stato greci, ma ad una condizione: se Atene seguirà il programma di risanamento impostale dalla Troika. Insomma, se la Grecia vorrà beneficiare dell’arma finale della BCE dovrà sottostare alle condizioni che la stanno riducendo allo stremo. Proprio quelle condizioni che Tsirpras contesta duramente e che, se andrà al governo, chiederà di rendere meno dure e più favorevoli per il popolo greco.
 
Foto copertina via Twitter.com