Cultura e scienze

“Perché perdiamo le chiavi”

eric gaspar

Eric Gaspar, matematico e tra i maggiori divulgatori di scienza in Francia, è autore de «Il cervello delle meraviglie. Amplia le tue facoltà scoprendo cosa c’è dietro dimenticanze e inganni», edito da Feltrinelli. In un’intervista oggi alla Stampa firmata da Paola Mariano spiega perché perdiamo le chiavi, ovvero i lapsus e le smemoratezze più comuni che affliggono gli esseri umani:

«Quando appoggiamo distrattamente le chiavi ignoriamo l’importanza che gioca sulla memoria lo“status” del luogo dove le lasciamo. Un tavolo, per esempio, non ha uno “status unico”, perché lì si può mangiare, lavorare al computer, stirare e così via. Ha una moltitudine di usi ed è quindi rischioso metterci le chiavi (o qualsiasi altro oggetto), se le si vuole trovare in seguito, perché la casa è piena di posti senza uno “status unico”. Eppure è proprio questo il riflesso che ci caratterizza: mettere le chiavi in qualsiasi posto! Ecco perché è un grosso errore».

L’alternativa, quindi?
«Se scegliamo un posto (per esempio, un cestino all’ingresso) con lo status “luogo dove metto tutto quello che ho in tasca o in mano quando torno a casa”, inizieremo spontaneamente a cercare lì le chiavi».

Lei come si comporta?
«Personalmente,a casa,adotto la strategia del cestino all’ingresso: ricette, fatture, chiavi, invece che perdere tempo a suddividere le cose in cartelle dedicate. Grazie a questo trucco sono mosso dal riflesso di cercare lì le cose. E così non le perdo più».

eric gaspar
IL CERVELLO DELLE MERAVIGLIE

Spesso, però, ci ossessionano i falsi ricordi: perché?
«Si costruiscono associando informazioni compatibili tra loro, ma alcune delle quali non si sono verificate. Un esempio: se vogliamo impedire a un bambino di prendere un oggetto, possiamo pensare di metterlo in alto. L’altezza è quindi l’elemento che renderà compatibile con la realtà ogni falso ricordo. Ma ci sono tanti posti “in alto”(e con “status” diversi) e così è possibile che penseremo di aver messo l’oggetto in alto in un armadio, mentre si trova su una mensola in camera da letto e, quindi, la ricerca può diventare infinita».

Ma è normale aprire il frigo per prendere le uova e, dopo averlo aperto, non ricordare che cosa mi serve?
«Sì, perché il cervello lavora per associazioni. Quando pensiamo “prendo le uova e le porto al vicino”, visualizziamo mentalmente “uova” e “vicino”. Ma, aprendo il frigorifero, si vedono solo uova, prosciutto e verdure e non il vicino di casa! Il semplice fatto di aprire una porta è sufficiente al cervello per premere il “tasto reset” e cancellare i dati».

Come evitare il black out?
«Per evitarlo si può, per esempio, ripetere la parola “uova” mentre si va verso il frigo».

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