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Perché nessuno pensa al vaccino per i detenuti?

Forse non sapevate che nel piano vaccinale le carceri compaiono solo nel cosiddetto T3, l’ultimo step prima della somministrazione a tutta la popolazione che non rientra nelle categorie ‘protette’. Ad oggi nelle case circondariali italiane ci sono circa 4.500 over 60, soggetti, dunque, più a rischio anche perché si trovano in comunità ristrette come le RSA

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Forse non sapevate che nel piano vaccinale le carceri compaiono solo nel cosiddetto T3, l’ultimo step prima della somministrazione a tutta la popolazione che non rientra nelle categorie ‘protette’. Ovvero i detenuti verranno vaccinati contro il Coronavirus solo quando la copertura della popolazione sarà al 50%, approssimativamente in primavera inoltrata. Eppure, ha spiegato il garante per i detenuti del Lazio Stefano Anastasia “Si tratta di una situazione di particolare vulnerabilità legata a comunità ristrette – continua -. La campagna vaccinale deve partire il più presto possibile, così come suggerito dal comitato nazionale di bioetica che ha indicato le carceri tra le realtà più vulnerabili. Dopo personale sanitario ed Rsa, nella lista delle priorità dovrebbero proprio esserci gli istituti di pena”. Secondo i dati del ministero della Giustizia, ad oggi nelle case circondariali italiane ci sono circa 4.500 over 60, soggetti, dunque, più a rischio. Eppure, specifica Mauro Palma, garante nazionale, al momento  non c’è alcuna indicazione specifica per i detenuti, ma solo del personale che lavora all’interno delle carceri: . “Per questo – continua – stiamo insistendo per anticipare il piano vaccinale. C’è anche un’interrogazione urgente della senatrice Segre a cui non c’è stata ancora alcuna risposta. “Al momento – conclude Palma – non c’è alcuna indicazione specifica per i detenuti, ma solo del personale che lavora all’interno delle carceri. Bisogna fare in modo che entrambe le categorie vengano vaccinate insieme. Serve per tutelare tutti, così come avviene, per esempio, nelle Rsa”