Cultura e scienze

Perché le bufale sono un pericolo

Che male c’è, si chiedono i molti seguaci delle “terapie alternative”, se voglio curarmi come voglio? Spesso se si visitano i gruppi come quello di Gabriella Mereu, i vari siti di complottismi&allarmi invariabilmente la “discussione” termina con un: ma che faccio io di male A TE se voglio curarmi con la Terapia Verbale, l’omeopatia, i fiori di Bach o se non voglio vaccinare mio figlio per paura che diventi autistico? Che male c’è se insulto un barattolo pieno di riso per vedere l’effetto delle parole cattive? Il male è la scomparsa della razionalità in ambiti dove ce ne sarebbe un immenso bisogno e non solo per difendere la salute pubblica ma anche per mantenere un certo ordine del discorso sul quale si fonda il dibattito intorno ai “grandi temi” della nostra società. Siano questi gli OGM, la “cura Stamina”, la sperimentazione animale o la fecondazione eterologa.

Fonte: Tutto Scienze e Tecnologia 25 dicembre
Fonte: Tutto Scienze e Tecnologia 25 dicembre

IL PERICOLO DELLE PSEUDOSCIENZE
Il problema non è banale o di poco conto, su NeXt abbiamo spiegato come la scelta di non vaccinare i propri figli danneggi non solo i figli altrui (ad esempio quelli che non possono essere vaccinati) ma anche gli adulti. Lo stesso si può dire dei rischi correlati al curare patologie gravi con l’omeopatia, per tacere poi di pratiche ben più criminali come quella di alcuni auto-proclamati guru come Tullio Simoncini che pretendono di curare il cancro con il bicarbonato. Queste proposte di cura non sono basate sui risultati di ricerche scientifiche ma solo sulle “trovate” di alcuni ciarlatani o santoni. Pertanto, come evidenzia l’articolo di Eduardo Nicolas Schulz pubblicato su The Conversation queste affermazioni sfuggono alla logica scientifica e i loro autori rifiutano per principio le confutazioni razionali ai loro metodi. Il problema principale è quello evidenziato dalla ricerca condotta dal team guidato da Walter Quattrociocchi: ovvero l’impermeabilità di chi crede a certe teorie strampalate al modello di ragionamento scientifico. Un problema già evidenziato tempo fa anche da Andrea Grignolio dell’Università La Sapienza. L’uso da parte dei complottisti di una narrativa più avvincente di quella scientifica, il ricorso a falsi esperti (laureati in fisica che spiegano i vaccini, ingegneri edili che spiegano lo sbarco sulla luna oppure studenti fuori corso di filosofia che spiegano TUTTO), la manipolazione consapevole delle prove (ad esempio nel caso dei negazionisti della Shoa) contribuiscono a favorire la diffusione delle teorie più strampalate e dei complotti più perniciosi.
Fonte: Wikipedia.org
Fonte: Wikipedia.org

I RISULTATI DELLE RICERCHE
Ci troviamo di fronte ad un duplice problema: da un lato sappiamo che è molto difficile, se non impossibile, eradicare certe credenze (pensiamo solo alla ricerca sui vaccini di Wakefield) dall’altro la proliferazione delle pseudoscienze danneggia la società. Quando ad esempio qualche tempo fa il governo australiano ha pubblicato i risultati di una ricerca sull’efficacia dell’omeopatia lo studio è stato semplicemente ignorato e considerato “non rilevante” dalla comunità medica omeopatica (e pure dai giornali italiani). Perché accade questo? Perché manca l’attitudine al ragionamento razionale che può avvicinare il pubblico comprendere il funzionamento di certi processi e a dare una lettura corretta di certi studi pseudoscientifici. Insomma più che sonno della ragione qui si tratta di un vero e proprio abbandono della razionalità. Se è comprensibile che i pazienti si aggrappino a qualsiasi speranza di guarigione non è tollerabile che ci sia qualcuno che sfrutti la loro disperazione per trarne profitti (spesso e volentieri illeciti). Ma al di là di malati e ciarlatani c’è una grossa fetta della popolazione “sana” che è disposta a credere e a divulgare certe teorie. La “colpa” però non è solo loro, ma della mancanza degli “anticorpi” nei confronti di certe narrative miracolose. Per quale motivo manca una cultura scientifica? La scuola certo è uno dei principali indiziati, un altro probabile colpevole, come abbiamo mostrato di recente, è il giornalismo scientifico che spesso non è in grado di interpretare i risultati degli studi e di spiegarli al grande pubblico. Ultimo ma non ultimo – come un serpente che si mangia la coda – c’è il fatto che in molti circoli di complottisti la diffidenza verso la scienza (che di per sé potrebbe essere uno stimolo a tentare di confutare razionalmente i risultati di una teoria) si traduca in una diffidenza verso gli scienziati spesso visti come “complici” del sistema, al soldo della multinazionale di turno o impegnati a difendere interessi particolari e occulti. Il contagio di questo tipo di idee è pernicioso e difficile da eradicare, perché una volta che si sceglie di non seguire un ragionamento razionale un’idea vale l’altra e conta solo il parere dell’autorità di turno in materia di miracoli. Il metodo scientifico non è solo quella cosa che ci ha consentito di diventare l’umanità che siamo ora, è anche quel modo di ragionare che ci fornisce gli strumenti per guardare la realtà in maniera critica senza subire i discorsi dei vari guru o dei guerrieri della salute che imperversano sull’Interwebs.