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Perché la Svezia espelle 80mila migranti

Alexandra Mezher

La Svezia intende espellere fino a 80.000 migranti arrivati nel 2015 e la cui richiesta di asilo è stata respinta. Lo ha annunciato il ministro dell’Interno, Anders Ygeman. “Stiamo parlando di circa 60.000 persone, ma potrebbero essere anche 80.000”, ha detto il ministro al quotidiano finanziario Dagens Industri (DI) e alla televisione pubblica SVT, aggiungendo che il governo ha già chiesto alla polizia e all’Ufficio immigrazione di organizzare i rimpatri. In tempi ordinari le espulsioni avvengono su voli commerciali, ma vista l’eccezionalità della situazione “pensiamo di utilizzare più voli charter”, ha precisato. La Svezia, che conta 9,8 milioni di abitanti, ha registrato lo scorso anno 163.000 richieste di asilo.

Perché la Svezia espelle 80mila migranti

I 163mila rifugiati che hanno fatto richiesta di asilo in Svezia nel 2015 equivarrebbero a 1,3 milioni di persone in un Paese di 80 milioni di abitanti come la Germania (che ha ricevuto l’anno scorso 1,1 milioni di rifugiati). Il tasso di accettazione varia notevolmente in funzione delle nazionalità. I siriani, arrivati in massa nel 2015, sono stati accettati per il 90%, molto più degli afghani (35%) o iracheni (20%). L’ufficio svedese spiega che numerosi iracheni e afghani possono essere espulsi in virtù del regolamento di Dublino, che stabilisce che una domanda di asilo deve essere esaminata nel primo Paese europeo di arrivo in terra straniera (come è noto, il regolamento è di difficile applicazione e la Commissione europea sta cercando di rivederlo proprio perché esso esercita un’eccessiva pressione sui due principali Paesi di approdo dei migranti, la Grecia e proprio l’Italia). Il capo della polizia di frontiera svedese non ha nascosto però il livello di incertezza che si accompagna alla decisione del governo: “Molti migranti spariscono appena vengono a sapere che l’Ufficio migrazioni deve consegnarli alla polizia”, ha spiegato Patrik Engstroem, citato dal sito web del quotidiano Di. Secondo il quotidiano, alcuni Paesi di origine si rifiutano di accogliere i loro cittadini, per esempio il Marocco e d’Afghanistan, con i quali sono in corso negoziati con Stoccolma sulla questione. Nel corso degli ultimi anni, la Svezia si è distinta per essere, tra i paesi europei, quello con il maggiore spirito di accoglienza, grazie soprattutto ad un sistema brillante e rodato. Ad approdare nel paese nordico sono stati specialmente individui in fuga da aree devastate dalla guerra, mentre sono stati limitati gli ingressi ai cosidetti “migranti economici”, ovvero persone intenzionate a migliorare la propria condizione di vita in un Paese diverso da quello di origine. Il problema, adesso, sembra essere quello dei centri di accoglienza sovraffollati. La decisione di Stoccolma giunge, comunque, a pochi giorni dall’uccisione di un’operatrice 22enne di origini libanesi pugnalata da un rifugiato 15enne all’interno del centro di accoglienza per rifugiati minorenni non accompagnati di Molndal, nella parte meridionale della Svezia. Un episodio che ha scosso l’opinione pubblica del Paese.

La storia di Alexandra Mezher

Alexandra Mezher da pochi mesi aveva trovato lavoro come addetta in una piccola struttura per profughi minorenni non accompagnati nella località di Moelndal, cittadina dormitorio a sud di Goteborg. Un ragazzo di 15 anni, richiedente asilo di nazionalità non precisata, l’ha accoltellata a morte dopo un alterco per motivi non precisati. Secondo la ricostruzione pubblicata dall’edizione online del quotidiano ‘Expressen’, la ragazza aveva sostenuto il turno di notte da sola. Alle prime luci del giorno, la lite e l’aggressione da parte del ragazzo, che è riuscito a colpire Alexandra alla schiena prima di essere immobilizzato da altri ospiti della casa-famiglia, gestita dalla Hvb (Hem for Vaard eller Boende, l’organizzazione statale delle case di cura o per pensionati). Alle 7,46 di mattina la prima chiamata alla polizia, che ha trovato una scena del delitto “con molto sangue”. Trasportata in ospedale, per Alexandra non c’è stato nulla da fare. L’aggressore è stato arrestato con l’accusa di omicidio. “Era un angelo, che voleva solo fare del bene” hanno detto i genitori. Mentre un cugino ha dato sfogo alla rabbia: “E’ colpa dei politici svedesi se Alexandra è morta”. Il primo ministro, Stefan Loefven, nel pomeriggio di ieri si è recato sul posto ed ha parlato di “un terribile crimine”. “Credo che in Svezia ci siano molte persone preoccupate dalla possibilità di casi di questo tipo” ha aggiunto. Nelle strutture della Hvb non si erano mai verificate aggressioni al personale, ma circa un anno fa proprio dalla struttura di Moelndal era stata presentata alla casa madre la richiesta di non fare i turni di notte da soli. Ma secondo una ispettrice del Dipartimento per la salute e l’assistenza sociale, “non è raro” che nelle case della Hvb ci sia una sola persona in servizio di notte. D’altra parte il servizio è sempre risultato impeccabile nelle tre ispezioni condotte da dicembre 2014. “L’ultima è stata tre mesi fa ed è stata una visita a sorpresa – ha detto Annelie Andersson – Non abbiamo rilevato mancanze. D’altra parte non era emerso alcun difetto in nessuna delle ispezioni”.