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Perché l'Isis continua a minacciare Di Maio?

Massimiliano Cassano|

di maio libro piemme

Al Naba è un magazine online di propaganda dell’Isis, che funge da house organ per diffondere le strategie e gli obiettivi del sedicente Stato Islamico (o di ciò che oggi ne rimane) per fare campagna di proselitismo. In un articolo apparso oggi dal titolo “Perché il Califfato li spaventa”, è apparsa la foto del ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Non è la prima volta che l’ex leader del Movimento 5 stelle finisce nel mirino dei terroristi di Daesh: già lo scorso 10 luglio aveva ricevuto minacce sulla stessa rivista, ma in quell’occasione non era stata pubblicata una sua fotografia, come avvenuto in questo caso. Tra gli ambienti di sicurezza la diffusione dell’immagine viene considerata un chiaro segnale “minatorio”, come a voler porre un obiettivo di tipo militare. L’articolo è pieno di espressioni intimidatorie, accostate al riferimento alla conquista di Roma, come “proclameremo il califfato con pallottole e munizioni”, “irromperemo nelle vostre sale conferenze”, e “terrorizzare gli infedeli è un ordine divino”.

Perché l’Isis continua a minacciare Di Maio

Nell’immagine diffusa da Al Naba, Di Maio è ritratto in occasione del vertice della coalizione anti-Daesh del giugno scorso a Roma insieme al Segretario di Stato Usa Antony Blinken. È proprio quel vertice ad aver suscitato le ire dei terroristi, che da quel momento hanno intensificato gli attacchi mediatici contro il ministro degli Esteri e contro Blinken stesso, i due co-presidenti dell’assemblea. Nell’articolo di luglio si legge: “Il dossier più pesante e importante sul tavolo dell’alleanza dei crociati a Roma è l’Africa e la regione del Sahel, il ministro degli Esteri italiano ha ammesso che non basta combattere lo Stato Islamico in Iraq e Siria, ma bisogna guardare altre regioni in cui è presente, sostenendo che l’espansione dello Stato Islamico in Africa e nel Sahel desta preoccupazione e proteggere le coste europee significa proteggere l’Europa”. La strategia geopolitica annunciata da Di Maio di supportare le istituzioni locali in Africa, stabilizzare la Siria per “fermare il terrorismo all’origine” ha irritato l’Isis, che ora torna ad abbaiare pur consapevole di non avere più i mezzi e gli uomini per far paura come un tempo.