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Beppe Grillo e Donald Trump: affinità e differenze

grillo assange clinton trump

Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e altri esponenti di spicco del MoVimento 5 Stelle non si vogliono esprimere sulle elezioni USA: Donald Trump o Hillary Clinton sono una faccenda che riguarda unicamente gli elettori statunitensi. Del resto la scadenza elettorale americana è di poco interesse per il M5S, che punta invece come è naturale sulle cose di casa nostra e sul referendum sulla riforma costituzionale Renzi-Boschi. In questi mesi però in molti si sono messi a paragonare Beppe Grillo e Donald Trump finendo quasi sempre per concludere che i due sono molto simili, anzi addirittura uguali. Ma non è così, perché al di là di alcune affinità di vedute sovraniste (comuni a tutti i politici di un certo tipo) e la simpatia per Vladimir Putin Beppe Grillo e Donald Trump non sono “la stessa cosa”.
 

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Il braccio destro di Juncker è uno di quelli che hanno messo sullo stesso piano Trump a Beppe Grillo

A Beppe Grillo piace Donald Trump?

Andando a cercare dichiarazioni di Grillo su Trump si trova davvero ben poco, ad esempio quella rilasciata durante un’intervista concessa a Wired dove Grillo ha detto che il candidato repubblicano «forse è meno peggio della Clinton. Però se è quello che esprimono oggi gli Stati Uniti, non è una cosa straordinaria». Non certo un endorsement come quelli di Renzi per Hillary o il tifo sfegatato da fanboy di Matteo Salvini per The Donald. Di Battista di recente ha detto che preferirebbe votare per la candidata dei verdi Jill Stein, mentre Manlio DI Stefano ha dichiarato che si suiciderebbe piuttosto di dover scegliere tra la Clinton e Trump. Ma allora perché c’è chi insiste a dire che Grillo e Trump sono la stessa cosa? È vero, Donald Trump ritiene che gli USA stiano venendo invasi dagli stranieri, proprio come fa Grillo (e come fa Salvini), e anche Grillo nutre una grande ammirazione per il fondatore di Wikileaks Julian Assange. Ma mentre quella di Grillo viene da lontano e rimanda a quei valori di trasparenza nella gestione della cosa pubblica che il MoVimento 5 Stelle ha sempre predicato, quella di Trump è più recente e strettamente funzionale alla strategia della sua campagna elettorale, per la serie: il nemico del mio nemico è il mio amico. Perché da quando Wikileaks ha iniziato a prendere di mira la Clinton, pubblicando leak delle email del comitato elettorale della candidata Dem, Trump e i Repubblicani hanno sempre utilizzato quel materiale per attaccare Hillary. Anche quando si trattava di informazioni inventante di sana pianta come quella riguardante il presunto (e inesistente) traffico di bambini nel quale sarebbe stata coinvolta la Clinton. Si trattava infatti di una notizia completamente falsa inventata sulla base del leak delle email del presidente del comitato della Clinton, John Podesta, pubblicato da Wikileaks. Il legame tra Trump e Grillo è quindi per interposta persona, si tratta di una parentela di secondo grado come quella che nasce dalle simpatie che entrambi i leader politici nutrono per il Presidente russo  Vladimir Putin. Ma c’è da dire che dal punto di vista della politica estera anche questa vicinanza con la Russia ha un valore differente: per Grillo e il MoVimento si tratta di affrancarsi dall’egemonia USA sulla politica estera del nostro Paese (e dell’Unione), anche a costo di andare contro gli stessi interessi italiani (visto che l’Italia è membro della NATO). Una mossa magari discutibile visto che Putin – al di là dei meme – è tutto fuori che un santo e un eroe ma legittima nell’ottica di una forza politica d’opposizione che spesso è “contro” per partito preso. I segnali d’amicizia che Trump invia a Putinperaltro non ricambiati apertamente, invece sono molto più pericolosi per la politica estera americana perché avere un Presidente così ben disposto a mostrarsi “più che amico” di quello che è ancora un avversario degli USA potrebbero costituire un vero problema qualora il candidato repubblicano venisse eletto alla Casa Bianca, perché da questa amicizia a guadagnarci veramente è Putin (che ottiene un riconoscimento internazionale importante dell’influenza politica della Russia, che tutto sommato è davvero marginale rispetto ad altri paesi) mentre non è davvero ben chiaro cosa ci guadagnerebbero gli USA.
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Trump: populista sì, anti sistema no

C’è poi la storia della Clinton che non è gradita al MoVimento perché – così come tutti i leader politici – è organica al sistema di potere e al servizio delle lobby. Dal momento che Trump si oppone alla Clinton allora secondo alcuni deve per forza godere delle simpatie del M5S. Ma la realtà è che anche se Trump è un outsider rispetto al suo partito non è davvero uno che vuole rompere gli schemi politici e lo status quo come si prefiggono invece di fare i Cinque Stelle. La sua forza politica è fondata sull’immensa ricchezza di Trump, mentre il MoVimento, per quanto sia diretto dall’alto è pur sempre un partito che nasce dal basso e che ha messo radici prima tra i cittadini e poi ha tentato la scalata al potere. Forse nel 2009 Grillo avrebbe potuto fare come Trump, il problema è che in Italia qualcuno lo aveva già fatto: Silvio Berlusconi. Ed è proprio per questo che alla fine non è davvero possibile dire che Grillo è come Trump, il primo è un comico che fa politica il secondo un imprenditore che vuole fare politica risultando involontariamente comico. Quando Beppe Grillo fa una battuta usando un’imperbole sta facendo il comico, quando Trump sembra stia facendo la stessa cosa invece è drammaticamente serio. Trump non scherza quando fa il razzista, si vanta delle sue ricchezze o di essere stato lui a costringere Obama a presentare il suo certificato di nascita per dimostrare che “non era keniota”. Per quanto entrambi siano populisti e per quanto anche il MoVimento abbia commesso parecchi errori e cadute di stile difficilmente Grillo sarebbe a livello di Trump. Anche il fatto che siano entrambi “antisistema” è davvero relativo, Perché il MoVimento 5 Stelle è un partito fatto di persone che sono estranee alle logiche di potere, mentre per quanto riguarda Trump non bisogna dimenticare che a sostenerlo (anche se è costato parecchio) c’è il Grand Old Party, non c’è un “partito di Trump” fatto solo da persone scelte da Trump. I Repubblicani  al Congresso e al Senato sono condizionati dalle lobby tanto quanto (e sotto alcuni aspetti anche di più) lo sono i Democratici e non c’è dubbio che in caso di vittoria il partito farà in modo di mettere “sotto tutela” Trump affiancandogli personaggi ben introdotti nei meccanismo di potere di Washington. Di politici come Trump in America è pieno, e in passato alcuni di loro hanno anche corso per la Presidenza (Mitt Romney e George W. Bush per citarne alcuni), il populismo? È una delle caratteristiche fondamentali del Partito Repubblicano.