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Per le statue coperte pagheranno i dipendenti di Zétema?

I primi che potrebbero pagare per le statue coperte ai musei capitolini in occasione della visita del presidente iraniano Hassan Rohani sono i custodi. Domani infatti partirà ufficialmente l’iter delle contestazioni disciplinari inviate a cinque dipendenti di Zétema, la società controllata dal Campidoglio che gestisce gran parte dei musei della Capitale. L’azienda, come fa sapere la Cgil-Fp, contesta ai cinque lavoratori alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa proprio nei giorni successivi alla polemica. Ora i dipendenti vanno incontro a possibili azioni disciplinari, una situazione che lo stesso sindacato non ha esitato a definire “paradossale”.

Per le statue coperte pagheranno i dipendenti di Zétema?

“Le contestazioni – spiega il sindacato – si riferiscono a una lavoratrice che sarebbe stata riconosciuta dalla descrizione di un quotidiano, e ad altri quattro lavoratori, che sarebbero stati riconosciuti anch’essi, ma apparsi in un programma televisivo, ‘intervistati’ a telecamera nascosta e quindi a loro insaputa”. Per la Cgil, dunque, non solo ci sarebbero evidenti difficoltà nell’identificare i lavoratori in questione, ma sarebbe piuttosto complicato contestare loro dichiarazioni contrarie al regolamento in quanto “intervistati” con telecamere nascoste. “L’amministratore delegato contesta a cinque lavoratori il fatto di pensarla più o meno come il nostro presidente del Consiglio Matteo Renzi e il ministro Dario Franceschini. Paradossale è dire poco – si legge in una nota a firma Cgil -. Non conta quanto alcune espressioni, nelle dichiarazioni incriminate, fossero colorite: anche qualora si trattasse davvero di loro, non sapevano di essere ripresi né di essere ‘intervistati’. Crediamo non abbia senso questo approccio poliziesco”. “Sarebbe ulteriormente imbarazzante se a pagare, per una vicenda che ha fatto il giro del mondo senza che qualcuno si sia assunto la responsabilità dell’accaduto – conclude la Cgil -, fossero lavoratori accusati di aver detto un’ovvietà a telecamere nascoste”. Le foto delle statue dei Musei Capitolini coperte da alcuni pannelli durante la visita di Rohani hanno fatto il giro del mondo scatenando una ridda di polemiche. Lo stesso ministro Franceschini definì la scelta “incomprensibile”.

Per Zètema è una normale contestazione

Il commissario di Roma Capitale, Francesco Paolo Tronca, alcuni giorni fa ha chiesto anche una relazione alla sovrintendenza capitolina che ha però spiegato che la decisione sarebbe stata presa da palazzo Chigi. Lo stesso governo ha avviato un’indagine interna per capire chi e come abbia deciso di coprire i monumenti. Da Zétema spiegano che “si tratta di una normale contestazione per accertare i fatti. I lavoratori sono stati convocati per spiegare l’accaduto. La società ha infatti un codice etico che vincola le interviste dei dipendenti all’autorizzazione dei vertici della stessa società”. Intanto Ilva Sapora, indicata come “colpevole” per la storia delle statue – scaricandole addosso probabilmente colpe non sue – non verrà sanzionata ma soltanto affiancata fino alla pensione. Ne parla Repubblica

«Non vedo che conseguenze debbano esserci», risponde un alto funzionario di governo alla semplice domanda: «Cosa succede adesso?». Perché, spiega, «è già accaduto tutto e quella in atto è un’indagine interna che deve restare riservata». Chi lavora nel palazzo va oltre e racconta che quelli di Ilva Sapora possono essere considerati errori, non colpe. Prove – forse – di un’inadeguatezza rispetto al ruolo che ricopre, ma niente che possa essere sanzionato con un atto formale. O peggio, con il licenziamento. Così, quel che filtra è che la dottoressa Sapora – in forza a palazzo Chigi da 15 anni, la portò Gianni Letta, abruzzese come lei – sarà accompagnata alla pensione senza traumi (è nata nel 1951, compie 65 anni nel 2016).
Mentre per il ruolo di capo del cerimoniale si stanno esaminando altri nomi e – in via momentanea – si potrebbe estendere la responsabilità al segretario generale di Palazzo Chigi Paolo Aquilanti. Nessuna sanzione, quindi, perché nonostante gli ambienti che circondano il premier parlino di numerosi errori di questo tipo (il mancato invito a cena di un generale kuwaitiano che aveva reso possibili importanti commesse sugli Eurofighter durante la visita del premier di quel Paese; le gambe accavallate di Renzi in Giappone, dov’è un atto di maleducazione: una cena considerata non all’altezza per i reali di Giordania a Roma e lo strano affare della ressa per i Rolex in Arabia Saudita) non è ancora certo che l’unica a fare la scelta “diplomatica” nei confronti di Teheran sia stata solo Ilva Sapora

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