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Per Guido Barilla accettare lavori pagati poco significa “mettersi in gioco”

Guido Barilla, presidente dell’omonimo gruppo, ritorna sul luogo comune dei ragazzi che non cercano lavoro perché preferiscono vivere di sussidi

guido barilla

Guido Barilla, presidente dell’omonimo gruppo, ritorna sul luogo comune dei ragazzi che non cercano lavoro perché preferiscono vivere di sussidi.

Per Guido Barilla accettare lavori pagati poco significa “mettersi in gioco”

Intervistato dall direttore de La Stampa, Massimo Giannini, durante la tappa mantovana del tour “L’Alfabeto del Futuro”, Barilla risponde a una domanda specifica sulla carenza di lavoratori:

Sembra un paradosso, c’è fame di lavoro ma molte aziende lamentano la difficoltà nel reperire personale qualificato. Cosa sta succedendo?
«Molte persone scoprono che stare a casa con il sussidio è più comodo rispetto a mettersi in gioco cercando lavori probabilmente anche poco remunerati. C’è un atteggiamento di rilassamento da parte di alcuni che io spero termini perché invece serve l’energia di tutti. Rivolgo un appello ai ragazzi: non sedetevi su facili situazioni, abbiate la forza di rinunciare ai sussidi facili e mettetevi in gioco. Entrate nel mercato del lavoro, c’è bisogno di tutti e specialmente di voi».

Eppure la narrazione dei ragazzi sul divano di casa, raccontata anche da Salvini per il quale non esistono imprenditori sfruttatori e 600 euro è un salario accettabile (peccato che in Italia la soglia della povertà sia di 780 euro mensili), è stata smentita recentemente dal caso di Sammontana. Come ha raccontato il sindacalista Rossano Rossi in un’intervista al Tirreno l’azienda di Empoli ha assunto circa 300 lavoratori stagionali. Ma a fare domanda si sono presentati in 2500. A Empoli sussidi e divano non piacciono mentre nel resto d’Italia sì? Le cose stanno diversamente: Sammontana offre un salario dignitoso e la garanzia dei diritti dei lavoratori. Mettersi in gioco significa accettare di essere sfruttati?

foto Mario Romano/IPP