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Altri due vescovi accusati di pedofilia in Vaticano

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L’affaire Wiesolowski si allarga. Dopo la notizia dell’arresto in Vaticano per l’arcivescovo polacco ed ex nunzio nella Repubblica Domenicana, accusato di abusi sessuali nell’isola caraibica e in patria, cominciano a delinearsi maggiormente i contorni di un arresto che ha cambiato per sempre l’atteggiamento della Chiesa nei confronti dei preti accusati di pedofilia. Oltre alle accuse sull’adescamento dei ragazzini (andate in onda per la prima volta alla tv domenicana), le perquisizioni nei confronti di Josef Wiesolowski hanno portato a un’altra accusa: possesso di materiale pedopornografico. Sono così due le imputazioni che il vescovo dovrà fronteggiare davanti al tribunale del Vaticano. In più, si indaga anche su altri abusi commessi da lui e altre due alti prelati.
 
IL CASO WIESOLOWSKI E GLI ALTRI DUE VESCOVI
Secondo i comunicati ufficiali Wesolowsi si è dimesso il 21 agosto del 2013; aveva servito come nunzio anche a Puerto Rico. Nell’ottobre 2013 il Vaticano aveva negato l’estradizione in Polonia. L’Ufficio del procuratore di Varsavia aveva diffuso la notizia che il Vaticano ha laconicamente risposto alla loro richiesta di estradizione, dicendo che «l’arcivescovo Wesolowski è un cittadino del Vaticano, e la legge del Vaticano non consente la sua estradizione». Wesolowski ha già avuto una condanna canonica di primo grado che lo ha visto ridotto allo stato clericale dall’ex Sant’Uffizio per abusi sessuali su minori. All’ex nunzio Monsignor Wesolowski sono stati notificati i capi di imputazione del procedimento penale avviato a suo carico per gravi fatti di abuso a danni di minori avvenuti nellaRepubblica Dominicana. Fa sapere Padre Lombardi che Papa Francesco sapeva e che l’ex nunzio è stato arrestato «per volontà del Papa». Il caso Wesolowski era stato al centro anche delle dure critiche del Comitato Onu contro la tortura nei confronti della Senta Sede. In più occasioni il Comitato di Ginevra aveva chiesto al Vaticano di garantire indagini immediate e imparziali sulla condotta del Nunzio a Santo Domingo. L’ultima richiesta dell’Onu risale a maggio scorso. L’ex nunzio rischia una condanna fino a sette anni di carcere. E non finisce qui, spiega il Corriere della Sera:

Proprio da Santo Domingo filtra l’indiscrezione, riportata da media locali, che la Santa Sede stia investigando su altri abusi che Wesolowski potrebbe aver commesso nei Paesi dov’è stato diplomatico. Il campo è assai vasto: Wesolowski è stato nunzio in Bolivia e in Asia centrale (Kazakhstan,Tagikistan, Kirghizistan e Uzbekistan), e prima ancora aveva lavorato in Africa meridionale, Costa Rica, Giappone, Svizzera, India e Danimarca. In questo momento, al Sant’Uffizio,sono sotto processo per abusi su minori «tre vescovi», aveva spiegato lo stesso Papa: oltre a Wesolowski, si tratterebbe del cileno Marco Antonio Órdenes,cui il Sant’Uffizio ha proibito di esercitare le funzioni, e del peruviano Gabino Miranda Melgarejo, allontanato dalla sua diocesi l’anno scorso. Casi diversi, comunque:a differenza di Wesolowski, possono subire il processo canonico ma non quello penale, poiché non sono cittadini vaticani.

Riguardo Marco Antonio Órdenes, arcivescovo della diocesi di Iquique in Cile tra 2006 e 2012, su di lui pende un’accusa di abuso sessuale per fatti verificatisi nel 2009; Rodrigo Pino Jelcic, che aveva 14 all’epoca dei fatti, rivelò di aver avuto una storia d’amore di natura sessuale mentre il prelato era rettore del Santuario d Nostra Signora de La Tirana. Il nunzio apostolico della Santa Sede in Cile, Ivo Scapolo, dopo aver ascoltato le accuse ha accettato le dimissioni del cileno. Una storia simile quella di Gabino Miranda Melgarejo: l’arcivescovo Salvador Pineiro in Perù ha annunciato la sua deposizione allo stato laicale il 5 luglio del 2013. Ufficialmente, per aver trasgredito il sesto comandamento.

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Josef Wesolowski, accusato di pedofilia e agli arresti domiciliari in Vaticano

 
LA LETTERA CHE ACCUSA L’ARCIVESCOVO
Nel caso Wiesolowski è spuntato anche un complice reo confesso. Si tratta di Francisco Javier Occi Reyes, arrestato dalla polizia domenicana nel 2013, che aveva scritto una lettera all’arcivescovo intercettata e letta dal Vaticano (la riporta il Corriere):

«Abbiamo offeso Dio», ha scritto il diacono, «abusando di bambini e adolescenti comprati per pochi spiccioli» (uno,epilettico, addirittura con le medicine). E ha confessato di essersi fatto complice perché «il tuo appetito sessuale potesse essere soddisfatto». La lettera si conclude invitando Wesolowski a chiedere a Dio «di essere aiutato a sfuggire a questa malattia diabolica che ti porta ad abusare continuamente dei bambini».

La lettera, come spiega Repubblica, era contenuta in un articolo che il New York Times ha dedicato alla storia, parlando con uno dei ragazzi coinvolti:

È sul lungomare della capitale dominicana che Aquino(oggi diciassettenne) dice di aver spesso subìto le molestie dell’uomo a lui noto come «l’italiano». Si appartavano su una panchina che consentiva di veder arrivare i pochi visitatori che salivano fino al monumento e l’uomo guardava il ragazzino masturbarsi, lo toccava o si toccava. Altrevolte andavano sugli scogli della spiaggia sottostante.Aquino, originario di Haiti, aveva lasciato la scuola dopole medie e guadagnava un dollaro e cinquanta al giorno facendoil lustrascarpe sul lungomare. Racconta che ricevette più di 10 dollari al primo incontro, nel 2010, per lustrare le scarpe e farsi guardare mentre nuotava nudo.

L’uomo tornò spesso nelle settimane seguenti e pretendevasempre di più, offrendo al ragazzo dai 25 fino ai135 dollari, scarpe da ginnastica e un orologio, in cambiodi prestazioni sessuali:

Gli incontri si ripeterono nell’arco di tre anni, dice Aquino, ma l’uomo non disse nulla di sé,solo il nome, «Josie». I piccoli lustrascarpe parlano dell’«italiano» con un mistodi vergogna e rabbia. Darwin Quervedo, 14 anni, raccontache quando aveva 11 anni l’uomo gli diede più di 25dollari perché si masturbasse in spiaggia davanti a lui. Diceche ebbe paura e non lo fece più. Wesolowski, in tuta escarpe da ginnastica non dava nell’occhio. Inoltre sceglievacon cura le sue vittime, dicono i lustrascarpe: «Io non gliinteressavo», dice Robin Quello Cintrón, 23 anni. «Erotroppo grande, a lui piacevano i più piccoli. Io li mettevo inguardia, ma i soldi erano una tentazione troppo forte».

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