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Le lezioni che Patrizio Cinque ha imparato dalla storia della casa abusiva a Bagheria

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Patrizio Cinque chiude oggi la polemica nata dopo il servizio delle Iene sulla casa dei genitori a Bagheria con un lungo status su Facebook dove, tra l’altro, annuncia che «dopo Quarto non c’è Cinque». Ieri Luca Tripoli, suo assessore, ha restituito le deleghe dopo che il comune ha ufficialmente respinto la richiesta di sanatoria per la casa dei suoi genitori.
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È corretta la decisione di chiedere scusa per aver affermato il falso durante l’intervista mandata in onda dalle Iene quando ha sostenuto che la casa del padre fosse stata già sanata, visto che l’iter non è ancora terminato. Luca Tripoli aveva detto la stessa cosa e gli uffici hanno respinto ufficialmente ieri la richiesta del padre: la falsità dell’assessore è ormai smentita dai fatti, mentre per il sindaco il giudizio sulla casa del padre non è ancora arrivato. E soprattutto, si tratta di qualcosa che è accaduto quando lui non era ancora nato e di cui semmai è responsabile il padre: per questo, come nel caso Boschi, è giusto che le eventuali colpe dei padri non ricadano sui figli. Magari però Cinque dovrebbe ricordare anche un paio di altre cose. La prima è che è stato offensivo chiamare “i dipendenti di BerlusconiGiulio Golia e la troupe delle Iene dopo l’intervista a Bagheria a scopo denigratorio. Non perché Golia e le Iene non siano trasmesse dalle tv della famiglia di Berlusconi, ma perché se un “dipendente di Berlusconi” dice che 2+2 fa 4 non è che questo sia sbagliato a causa di chi paga il suo stipendio. Ed è inutile usare l’argomento Berlusconi per evitare di rispondere alle domande antipatiche o scomode. Se nell’occasione Cinque, che dice di aver scoperto soltanto dopo il servizio che la casa del padre non era (ancora, eventualmente) in regola, avesse detto semplicemente che gli risultava tutto a posto, ma anche che se non lo era, sarà responsabilità del padre rispettare la legge come tutti i cittadini, non ci sarebbe stato nulla da ribattere. Proprio perché Cinque è completamente innocente nella vicenda e la diffusione dell’abusivismo in zona è diffusa e variegata ma tutto quello che è accaduto è successo quando lui non era nemmeno nato. Evitare di aggredire in risposta ma dire semplicemente la verità, proprio quando si sta dalla parte della ragione, è la risposta che magari un attivista no, ma di certo un rappresentante delle istituzioni deve dare. Forse questa lezione il sindaco di Bagheria la imparerà la prossima volta.