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Parvin Tadjik, moglie di Beppe Grillo, attacca Boschi: "Un video testimonia innocenza Ciro"

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ciro grillo

Botta, risposta e controreplica tra Parvin Tadjik, la moglie di Beppe Grillo, e Maria Elena Boschi, deputata di Italia Viva, che nelle scorse ore aveva attaccato il leader del Movimento 5 Stelle per “aver scoperto il garantismo”.

Tadjik, in risposta a Boschi e a tutti quelli che avevano criticato il marito per il video in cui “assolve” mediaticamente il figlio Ciro, accusato di stupro di gruppo per un episodio risalente al 2019 in Sardegna e ancora in attesa di giudizio.

“C’è un video che testimonia l’innocenza di ragazzi”

“C’è un video che testimonia l’innocenza di ragazzi, dove si vede che lei è consenziente. La data della denuncia è solo un particolare” replica Parvin Tadjik, come scrive il sito Open. “L’ex ministra nel video pubblicato sul suo profilo social ha duramente criticato le parole del garante del M5S secondo cui il figlio Ciro e i suoi tre amici, indagati per violenza sessuale di gruppo, sarebbero innocenti. E ha ribadito con forza che la ragazza che ha denunciato i quattro ragazzi si sarebbe rivolta alle forze dell’ordine “solo dopo otto giorno, dopo avere fatto kitsurf”. Parvin Tadjik, come apprende l’Adnkronos, nel corso dell’inchiesta, coordinata dal Procuratore di Tempio Pausania, Gregorio Capasso, è stata anche intercettata a lungo. La notte del presunto stupro, a metà luglio del 2019, la donna dormiva nella stessa villa in Costa Smeralda in cui sarebbero avvenuti i fatti. Ma ha sempre detto agli inquirenti di non avere sentito niente. Sia la donna che il marito parlano di un video che scagionerebbero i quattro ragazzi.

A stretto giro arriva la controreplica di Maria Elena Boschi, che su Facebook risponde:

“Le sentenze le decidono i magistrati, non i tweet delle mamme”

“Parvin Tadjik, la moglie di Beppe Grillo, risponde al mio video di ieri dicendo che suo figlio è innocente, che la ragazza era consenziente, che ci sono le prove. Io non faccio il processo sui social, gentile signora. Le sentenze le decidono i magistrati, non i tweet delle mamme. Questo modo di concepire la giustizia, giocandola sui social e non nelle aule di tribunale, è aberrante. Ed è ciò che suo marito Beppe ha sempre fatto con i suoi seguaci: si chiama giustizialismo. Io invece aspetto e rispetto le sentenze, come tutti i cittadini. Quando mio padre è stato indagato, Grillo e i grillini lo hanno massacrato. Noi abbiamo aspettato le decisioni dei giudici, rispettando il loro lavoro. E alla fine è stato archiviato. Aspetti il processo anche lei e spieghi a suo marito che è meglio credere nella giustizia anziché fomentare l’odio con il giustizialismo”

“Per me suo figlio Ciro è innocente fino a sentenza passata in giudicato” conclude Boschi. “Suo marito Beppe invece è colpevole di aver creato un clima d’odio vergognoso. Odio contro di me, contro mio padre, ma soprattutto contro tanti italiani che non possono difendersi perché privi della stessa visibilità di suo marito. Giustizia, non giustizialismo”.