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Papeete Beach: i fratelli Rossella e Massimo Casanova a processo per apertura abusiva

salvini papeete inno di mameli

I responsabili del Papeete Beach, i fratelli Rossella e Massimo Casanova, quest’ultimo oggi europarlamentare della Lega, sono a processo davanti al giudice monocratico Natalia Finzi del tribunale di Ravenna per apertura abusiva di luoghi di pubblico spettacolo o trattenimento, in relazione a eventi organizzati tre anni fa nello stabilimento balneare di Milano Marittima.

Papeete Beach: i fratelli Rossella e Massimo Casanova a processo per apertura abusiva

Sul litorale ravennate, il Papeete è tra le altre cose scelto dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini per trascorrere periodi di vacanza e aprire crisi di governo. Il processo è iniziato in mattinata. L’accusa, secondo quanto riportato dal Resto del Carlino, è scattata nell’ambito di un controllo dei carabinieri, alle 22 del 10 agosto 2016: si scoprì, in buona sostanza, un aperitivo musicale, organizzato per l’intera stagione, senza la necessaria valutazione della sicurezza da parte di una commissione di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo.

matteo salvini papeete beach

L’accusa, in concorso tra loro, è quella definita dall’articolo 681 del codice penale, vale a dire ‘apertura abusiva di luoghi di pubblico spettacolo o trattenimento’. Il noto bagno di Milano Marittima, quest’estate balzato alle cronache come luogo da cui Matteo Salvini ha dato il via alla crisi di governo e teatro del caso del figlio dell’ex ministro sulla moto d’acqua della polizia, ora dovrà difendersi da un’inchiesta che rischia di mettere in difficoltà il brand e l’attività imprenditoriale che lo hanno reso celebre.

La storia del Papeete Beach discoteca abusiva

Nella notte di San Lorenzo del 2016 i carabinieri si presentarono per un controllo durante il ‘10 the all star night’, pubblicizzato come spettacolo di trattamento danzante dal gestore sul proprio sito internet. Rossella Casanova, presidente del cda della Papeete srl, alla contestazione che fosse allestita una pista da ballo, con tanto di pedane per l’esibizione delle cubiste e una consolle per vocalist replicò che si trattava di un evento musicale e che gli organizzatori non possono farci nulla «se poi la gente balla». Esibì come autorizzazione una Scia – segnalazione certificata di inizio attività – che era stata asseritamente presentata al Comune di Cervia e che riteneva idonea a quel tipo di spettacolo.

massimo casanova

Ma secondo l’accusa quella Scia non risultava depositata in Comune e comunque sarebbe stata idonea per una capienza massima di 200 persone, un limite quella sera ‘macroscopicamente superato’, e per un evento da ricomprendere nella fascia oraria dell’aperitivo, tra le 17 e le 20. D’altronde l’area per l’allestimento era molto vasta tanto che per allestirla erano state spostate intere file di ombrelloni. Da qui l’accusa e oggi il processo.

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