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Papa Francesco e lo scandalo dei preti pedofili in Spagna

Il più grande scandalo per abusi sessuali che sia mai finito sulle spalle della Chiesa spagnola è servito sulla tavola di Papa Francesco. Il giudice istruttore Antonio Moreno a Granada ha appena finito il suo lavoro e presentato le accuse preliminari di abusi sessuali contro tre sacerdoti cattolici e un insegnante di religione, e ha chiesto una cauzione di 12500 dollari per quello che è considerato il capo di un’associazione a delinquere, che rimane in carcere in attesa di giudizio mentre gli altri tre, dopo due giorni di prigione, sono stati liberati sulla parola.
 
PAPA FRANCESCO E LO SCANDALO DEI PRETI PEDOFILI IN SPAGNA
La storia è cominciata nell’agosto scorso, quando una lettera è arrivata sul tavolo di Papa Francesco proveniente da Granada: un uomo denunciava una serie di abusi sessuali che avrebbe subito quando era ragazzino e svolgeva la funzione di chierichetto, da un totale di quattro persone tra cui tre preti. Il ragazzo nella lettera faceva nomi e cognomi e raccontava fatti precisi. Il papa ha risposto alla lettera telefonandogli e consigliando il ragazzo di denunciare tutto, e nel frattempo ha scritto al vescovo per informarlo dei fatti e chiedergli di svolgere indagini. Nel frattempo la situazione a Granada è precipitata: un altro uomo ha confermato le accuse del 24enne che aveva scritto al Papa, e così sono scattate le manette. La vittima ha dichiarato di aver subito abusi a partire dai 13 anni e fino ai 18, quando era chierichetto alla parrocchia di Juan María de Vianneimeno. Padre Román – il presunto capo e parroco principale della chiesa – lo avrebbe convinto ad allontanarsi dalla sua famiglia. “Seguendo i suoi consigli, – racconta il giovane – lasciai la casa dei miei genitori a 17 anni e andai a vivere nell’abitazione parrocchiale con Román e due laici”.
 
GLI ARRESTI E LE TESTIMONIANZE
Uno di questi due laici sarebbe il quarto uomo arrestato dalla polizia spagnola. E così è arrivata la luce sul cosidetto clan dei Romanones, del quale facevano parte 10 preti e due laici, e che per anni, secondo l’accusa ha costretto giovani chierichetti ad avere rapporti sessuali. L’avvocato Javier Muriel, che assiste i quattro imputati, ha fatto sapere che loro negano in toto le accuse. «La verità è la verità, e non dobbiamo nasconderla», ha invece risposto il Papa al collaboratore della CNN John Allen che gli chiedeva un commento sulla storia: «Ho ricevuto e letto tutto, ho chiamato il ragazzo e gli ho detto di parlare con il vescovo, ho chiamato il vescovo e gli ho chiesto di iniziare l’indagine e parlare con la polizia». Il secondo testimone ha raccontato di violenze sessuali subite e baci sulla bocca da parte dei quattro coinvolti nella storia. Gli arresti sono arrivati a Pinos Genil, in provincia di Granada, nella casa del presunto capobanda. Tutti i file dei computer sequestrati in casa sono stati cancellati, ma la polizia si è portata in laboratorio gli hard disk per cercare di cavarne comunque qualcosa.