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Paolo Pace e la pax grillina all'VIII Municipio

paolo pace

Oggi pomeriggio la sindaca Virginia Raggi dovrà mettere pace all’VIII Municipio, dove è previsto un incontro tra il minisindaco Paolo Pace e una parte del gruppo consiliare del MoVimento 5 Stelle. Nei suoi confronti è stata minacciata una mozione di sfiducia la settimana scorsa da parte della consigliera Cinzia Piacentini con l’accusa di aver violato valori e principi del M5S.

Paolo Pace e la pax grillina all’VIII Municipio

Pace, vicino all’ex vicesindaco Daniele Frongia, in un recente post su Fb spiegava: “L’attività del governo del municipio VIII, ultimamente purtroppo rallentata per ‘problemi interni’ andrà avanti nonostante la contrapposizione tra alcuni consiglieri eletti dal Movimento e lo scrivente presidente. Contrapposizione che è giunta fino alla minaccia di una mozione di sfiducia verso il presidente stesso da parte di alcuni consiglieri di maggioranza. Comprenderete di certo l’assurdità della situazione”. Intanto il minisindaco informa di aver “ritirato le deleghe a due dei suoi assessori”, con cui spiega esser “venuto meno il rapporto di fiducia”. “Che mi aspetto oggi dalla sindaca? – risponde Pace all’ANSA -. Tenterà la riconciliazione, questo è anche il nostro obiettivo. Quanti sono i consiglieri ‘dissidenti’? Che io sappia ora sono quattro, ma non ne ho contezza. Si vedrà oggi”. A chi gli chiede se la crisi nel municipio VIII possa essere considerata anche come un ‘segnale’ degli ortodossi alla Raggi, Pace risponde: “Potrebbe essere un segnale”. Un dissidio che ricalca in parte i problemi vissuti dalla maggioranza pentastellata a Palazzo Senatorio: il minisindaco viene considerato vicino all’assessore allo Sport Daniele Frongia, mentre i consiglieri ‘ribelli” all’ala lombardiana di Marcello De Vito. I due assessori cacciati sono il responsabile dell’Urbanistica Rodolfo Tisi e l’assessore alla Cultura Sandra Giuliani. Gli stessi che insieme anche alla consigliera capitolina Monica Montella e al presidente dell’Assemblea capitolina hanno preso parte, lo scorso 4 gennaio,alla riunione indetta dai consiglieri dissidenti per affrontare la trasparenza e la collaborazione tra base, portavoce e giunta del municipio. Cosa si imputa al presidente Pace? In primo luogo c’è la questione del suo vice Massimo Serafini, che è anche il direttore generale di Confservizi Lazio:

Nel luglio scorso con una apposita memoria di giunta, viene dato mandato al direttore del Municipio di stipulare una convenzione con cui si incarica Confservizi Lazio di analisi dei fabbisogni ed elaborazioni progettuali per il Municipio. E già qui il conflitto sarebbe palese. Ma, tornati dalle vacanze, la convenzione viene ampliata. Nella convocazione di giunta dell’8 settembre, infatti, si legge come primo punto dell’integrazione dell’ordine del giorno: «Integrazione accordo quadro Confservizi Lazio».
Nel verbale di giunta, invece, sul punto specifico si legge: «Il vicepresidente Serafini illustra alla giunta la proposta di integrare l’accordo quadro Confservizi Lazio previsto nella memoria di giunta numero 7 del 14 luglio 2016 (verbale di giunta numero9/2016), prevedendo anche un coordinamento, da parte della Confservizi Lazio, nella predisposizione di bandi ed appalti del Municipio Roma VIII. La giunta approva la proposta». In sostanza il Municipio decide di dare mandato agli uffici di formulare tutti gli atti necessari per l’affidamento diretto sia per la gestione dei progetti ai quali il Municipio parteciperà, sia per il coordinamento delle gare che il Municipio dovrà bandire.

I progetti i60 e Mercati Generali

Ma la pietra dello scandalo è la questione urbanistica: la maggioranza grillina in Municipio avrebbe voluto che Paolo Pace fermasse l’iter di costruzione negli ex mercati generali e al fosso delle Tre fontane, nonostante questo mettesse in pericolo il presidente, i consiglieri e il comune perché il costruttore potrebbe chiedere delle penali:

Torniamo alle tematiche urbanistiche, usate, secondo lei, come pretesto per darle addosso. Quali sono?
«Riguardano gli ex mercati generali e il fosso delle Tre Fontane».
E cosa avrebbe fatto per “adirare” parte della sua maggioranza tanto da rischiare la sfiducia?
«Nulla. Ho rispettato le regole vigenti che non possono essere superate dai principi del Movimento 5 Stelle».
Vale a dire?
«Sugli ex mercati generali al momento del nostro insediamento abbiamo ereditato un iter già concluso che parla di costruzioni. Mancava solo un atto politico. Il progetto può non piacere, io ci avrei fatto un campo di grano,ma il costruttore ha diritto a edificare, se qualcuno glielo impedisse si innescherebbe un contenzioso legale che ricadrebbe sul Campidoglio. Il rischio è far pagare al Comune migliaia di penali. La risposta dei consiglieri talebani a questo ragionamento è stata: “Siamo del Movimento 5 Stelle ci muoviamo come ci pare”.Non esiste, questo gruppo sta facendo danni».

Proprio ieri Pace è entrato nella polemica sulla lista di proscrizione del consigliere Massimiliano Morosini sui nemici del M5S condannando l’iniziativa pubblica del consigliere, che gli ha a sua volta risposto su Facebook: «Questione di punti di vista. Personalmente trovo inaccettabile l’atteggiamento di chi in campagna elettorale esprime una posizione e dopo l’elezione si comporta all’opposto: un’offesa (ed un tradimento) nei confronti dei cittadini che hanno votato per il MoVimento».
paolo pace morosini
Parlando di “talebani del M5S” contro lui e la Raggi, Pace ha esplicitamente trasferito la polemica interna all’VIII all’interno delle (vere o presunte) faide tra correnti del M5S romano. Chissà quanto gli converrà.

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