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Paola Muraro: il conflitto d'interessi dell'assessora

paola muraro roma pulita 20 agosto

Non è stato un buon risveglio quello dell’assessora all’ambiente del comune di Roma Paola Muraro. Oggi Sergio Rizzo, il giornalista più amato dai grillini (soprattutto romani), sul Corriere della Sera accusa l’ex consulente dell’AMA di conflitto d’interessi, mentre il presidente della municipalizzata Daniele Fortini la accusa dalle colonne di Repubblica e il Fatto ci ricorda che il suo nome non è graditissimo tra i 5 stelle della Capitale. Insomma, la situazione per la giunta Raggi comincia a farsi esplosiva come si raccontava qui ieri.

Laura Muraro: il conflitto d’interessi dell’assessora 

Sergio Rizzo comincia raccontando che Paola Muraro ha incassato dall’Ama fra il 2004 e il 2016 un milione 136 mila euro. Quelle somme sono state corrisposte all’attuale assessora all’Ambiente del Comune di Roma dall’azienda sulla quale ora lei ha competenze politiche in virtù di un rapporto di consulenza della singolare durata di 12 anni. E nell’ultimo periodo della sua consulenza ha avuto a che fare con Giovanni Fiscon e Franco Panzironi: il primo era l’uomo chiave che governava appalti, gare e affidamenti diretti, il secondo era il factotum di Alemanno. Entrambi dovranno rispondere di gravi accuse in tribunale.

Sono gli stessi anni in cui Paola Muraro presta ininterrottamente la propria consulenza (sindaci Walter Veltroni, Alemanno e Marino) proprio nel medesimo settore strategico degli impianti, e con un ruolo tutt’altro che marginale. Improbabile che abbia conosciuto Virginia Raggi in questo frangente. Anche se l’attuale sindaco il mondo romano dei rifiuti l’ha sfiorato, eccome. Mesi fa abbiamo tutti appreso (e non dal suo curriculum presentato al Comune) che Virginia Raggi è stata presidente di una società riconducibile alla fedelissima di Panzironi Gloria Rojo, assunta all’Ama e poi licenziata a seguito dell’inchiesta Parentopoli. Incarico spiegato da Virginia Raggi con il fatto che erano clienti dello studio Sammarco presso cui lei lavorava. Ma è comunque un particolare impossibile da omettere nel contesto che stiamo descrivendo.

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L’articolo del Corriere della Sera sui conflitti d’interesse dell’assessora Laura Muraro

Paola Muraro conosce a tal punto quel segmento cruciale dell’Ama che quando le viene affidata la responsabilità dell’assessorato, trova subito la magagna: la città è sporca perché la spazzatura non viene portata agli impianti. Muovendo per questo dure accuse al presidente dell’azienda che non le ha rinnovato la consulenza (e con il quale l’ex consulente Paola Muraro ha anche in atto un contenzioso da 200 mila euro per un brevetto). Peccato che proprio su quegli impianti siano in corso indagini della magistratura. E non è un dettaglio.

Chiunque, in una storia del genere, vedrebbe l’ombra di un macroscopico conflitto d’interessi, conclude Rizzo. E dice una vera fesseria, visto che i grillini sono abituati a negare, negare, negare anche l’evidenza (come fanno i coniugi con il partner che li ha beccati a tradirli) quando si tratta di una decisione politica di un loro eletto. Ma sempre il Corriere ci ricorda che Panzironi avrebbe rivalutato ruolo e mansioni della Muraro. E non solo, scrive Ilaria Sacchettoni: «Altri dubbi riguardano il tipo di lavoro svolto. L’assessora occupava un ruolo tecnico per il quale erano necessarie competenze specifiche su macchine sofisticate e strategiche come il Tmb. È un fatto che in quel periodo la prefettura diede mandato ai Carabinieri di effettuare una ricognizione su quegli impianti di Tmb pubblici che lavoravano a basso regime. Perché erano quasi fermi? Avrebbero dovuto funzionare, visto che lo stesso lavoro era svolto da un concorrente privato agguerrito come Manlio Cerroni, il ras dell’immondizia a Roma per un trentennio. Perché fargli un favore? Qualche risposta potrebbe averla fornita ai pm Daniele Fortini, duramente attaccato dalla neoassessora proprio per non aver utilizzato il tritovagliatore di Cerroni a Rocca Cencia».

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Il ciclo dei rifiuti a Roma (La Repubblica, 30 luglio 2016)

La versione di Fortini

È però il Messaggero a tratteggiare meglio i termini dell’indagine. Il business dello smaltimento dei rifiuti girava (e gira) intorno a dei codici. Formulette magiche da una lettera e sei cifre. Due combinazioni diverse, con esitie profitti opposti. Si chiama Fos ed è il vero oro che esce dai cumuli di immondizia della Capitale una volta che il trattamento è concluso con successo. E per stabilirlo ci sono, appunto, dei codici alfanumerici. Che fanno la differenza:

Quello «buono» e prezioso è il R19.05.03. Significa che dopo tutto il ciclo meccanico che dura circa mese, c’è una parte vegetale salubre che può essere riutilizzata. E’ un bene, appunto. Tanto che sulla quantità prodotta non si pagano le tasse ed è molto redditizia. L’ex sindaco Ignazio Marino, nei suoi sogni spezzati, avrebbe voluto ricoprire di Fos la discarica di Malagrotta una volta chiusa e bonificata, in modo di farvi crescere un prato verde piene di speranze.
C’è anche un altro codice però che indica l’operazione non riuscita: D.19.05.01. Equivale a dire che lo scarto è nocivo. L’apposizione di questi sigilli è stata parte integrante della consulenza di Paola Muraro, ora assessore all’Ambiente della giunta Raggi, ma dal 2004 al 2014 venne nominata esperta della municipalizzata per la parte meccanica della gestione dei rifiuti, in particolar modo per gli impianti Tmb di Rocca Cencia e Salaria.

Ma anche Daniele Fortini, dopo le quattro ore passate in procura per l’indagine sull’AMA, decide di togliersi qualche macigno dalle scarpe nell’intervista rilasciata oggi a Repubblica. Nella quale, tra l’altro, apprendiamo che tra i favoriti per diventare direttore generale c’è Alessandro Muzi, dirigente che nella sua gestione non ha più deleghe ed è in uscita dall’azienda il 31 dicembre 2016. E ricorda, en passant, che la Muraro ha detto che il tritovagliatore di Rocca Cencia è nel piano dei rifiuti della Regione Lazio, cosa falsa visto che separa l’umido dal secco e quindi non è un impianto di recupero.

Ma l’assessora, che ha lavorato 12 anni per la stessa Ama che adesso attacca, sostiene di non avere alcuna responsabilità in quanto semplice consulente.
«È difficile sostenere questa tesi. La sua retribuzione era equiparata a quella di un importante dirigente e aveva incarichi di grande responsabilità: era addetta al controllo ambientale dei quattro impianti Ama, compreso il tmb di Rocca Cencia dove ha effettuato il blitz, concludendo che l’impianto è in condizioni vergognose. Muraro inoltre conosceva i capi impianto, prima che li assumesse l’ex ad Franco Panzironi, arrestato per Mafia capitale, attraverso la selezione di quella stessa commissione di cui alcuni componenti sono stati condannati nel processo Parentopoli».
Vari rumors dicono che stia per diventare direttore generale un vostro dirigente, Alessandro Muzi, che è stato direttore impianti, compreso quello di Rocca Cencia, dal 2009 al 2011.
«Io non lo so, ma l’ingegner Muzi ha già firmato un accordo di risoluzione del rapporto di lavoro con Ama e il 31 dicembre prossimo sarà il suo ultimo giorno di lavoro».
Perché?
«Perché non ha più un suo ruolo nella macrostruttura aziendale».
Presidente, perché è andato in procura a denunciare il tritovagliatore di Cerroni, il ras dell’immondizia?
«Perché l’ordinanza del 31 dicembre 2010 dell’allora governatrice del Lazio Renata Polverini per superare l’emergenza ordinava alla società “E. Giovi”, gestore della discarica di Malagrotta, di realizzare entro e non oltre 6 mesi un tritovagliatore presso Malagrotta. Allora, perché il tritovagliatore è stato realizzato dal consorzio Colari e in zona Rocca Cencia?».
Per questo da cinque mesi non porta più rifiuti al tritovagliatore di Cerroni?
«Perché abbiamo cercato e finalmente ottenuto sostegno dagli impianti regionali e nel frattempo aggiudicato la gara europea al consorzio tedesco Enki, per portare 160mila tonnellate di rifiuti all’anno in Germania, risparmiando milioni di euro»

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Daniele Fortini, presidente dimissionario di AMA

Il Fatto, invece, ci ricorda come ha preso il popolo grillino la nomina della Muraro:

 A parte il minimo comune denominatore, l’argomento “rifiuti”, se dovessimo inquadrare Paola Muraro con questa geografia di relazioni digitali, sarebbe complesso riconoscere in quella Muraro la stessa che oggi trancia così i legami col passato: “La responsabilità, degli ultimi vent’anni, è del centrosinistra. Responsabilità totale. Bisognerebbe chiedere i danni”. ANCHE per questo, fin dalla sua nomina, nei Cinque Stelle si è storto il naso.“È una inceneritorista”, dissero, dopo aver visto la lettera con cui polemizzava con l’ex direttore di Raitre Andrea Vianello, reo di aver trasmesso un documentario allarmista sui danni dei termovalorizzatori. Per 12 anni è stata consulente di Ama, l’azienda contro cui ora punta il dito, la stessa che non le ha rinnovato il contratto. Pochi giorni prima di entrare in giunta ha partecipato all’incontro, mai smentito, con un rappresentante del “famigerato” Colari, il consorzio che fa riferimento al “ra s ” della monnezza, Manlio Cerroni, il cui trentennale monopolio è stato rotto tre anni fa da Ignazio Marino.
Da allora, come spieghiamo qui sotto, la situazione non è mai stata seriamente affrontata e sarebbe ingiusto attribuire alla sindaca Raggi responsabilità per l’ultimo mese e mezzo di inefficienze. Ma è un fatto che far sedere di nuovo al tavolo il Colari –sia pur per affrontare l’emergenza –possa segnare in maniera indelebile il corso della giunta M5S: “Immaginate quanto mi sia costato…”, ammette il deputato Stefano Vignaroli, il “rifiutologo” dei 5Stelle romani. I MAL DI PANCIA si fanno insistenti, i puristi accusano la sindaca di aver abbandonato l’obiettivo “rifiuti zero”(anche loro, va detto, si sono impantanati in inconcludenti discussioni sulla gestione anaerobica dell’umido…) e di aver scritto delle linee programmatiche troppo morbide rispetto alle idee del Movimento, addirittura meno stringenti della delibera che nel 2014 era stata approvata dalla giunta Marino e poi è rimasta inattuata

Intanto la Muraro ieri ha fatto sapere di avere dei dossier che è pronta a tirare fuori: «Se non mi ero accorta che qualcosa non andava? Io me ne sono accorta e ho un mio dossier che tirerò fuori nel momento in cui me lo chiederanno». Un vero peccato: perché se la Muraro è a conoscenza di fatti di rilevanza penale, onestà vorrebbe che si presentasse dal magistrato a denunciarli. E non che li usasse come forma di ricatto preventivo.

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