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Il ministro Orlando: “Non è una passeggiata stare al governo con la Lega”

“Parlare di allentamenti (delle restrizioni) nel giorno in cui purtroppo ci sono ancora 500 morti non mi pare un’idea intelligentisssima. Salvini vuole fare politica su una cosa che va lasciata alla scienza. Il nostro lavoro è quello di cercare di risolvere i problemi, non nasconderli”.

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“Non è una passeggiata stare al governo con la Lega”. Le parole di Andrea Orlando, ministro del Lavoro e delle politiche sociali in quota Pd non suonano come una gran novità, ma fanno comunque sorridere. Le ha pronunciate negli studi di La7, a Otto e Mezzo, intervistato da Lilli Gruber:

L’evocazione di Superman nei confronti di Draghi mi sembrava appropriata perché molti giornali lo descrivevano così. Draghi è un punto di riferimento importante, ma le condizioni politiche nelle quali ci si muove sono incognita. Finora comunque mi sembra un’esperienza positiva, anche se non è una passeggiata stare al governo con la Lega, è complicato governare con forze diverse da noi.

E infatti Orlando era uno tra quelli che al governo con la Lega si Salvini non voleva andarci. Ma, spiega, quando le cose con Conte si son fatte dure “abbiamo dovuto raccogliere l’appello del Presidente della Repubblica”. Ora però i primi scontri, perché oggi l’ex ministro dell’Interno è tornato a chiedere nuovi allentamenti delle restrizioni per il dopo Pasqua. Orlando, ovviamente, non condivide. Non ne vuol proprio parlare:

Parlare di allentamenti nel giorno in cui purtroppo ci sono ancora 500 morti non mi pare un’idea intelligentisssima. Altro paio di maniche è discutere di zone più piccole, ma Salvini vuole fare politica su una cosa che va lasciata alla scienza. Il nostro lavoro è quello di cercare di risolvere i problemi, non nasconderli.

Archiviato il discorso Matteo Salvini, ecco che si parla del Pd con Orlando, e soprattutto della nuova fase con il segretario Enrico Letta:

Il voto nel gruppo alla Camera è stato parecchio sparpagliato. Il tema non è neutralizzare le correnti ma riportare le correnti alla funzione che avevano. Per farlo bisogna ci sia un partito più forte, che faccia formazione politica per evitare di essere percepito come il partito degli eletti, che tende a perpetuare le posizioni che già ci sono.