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Orizzonte 2018: arrivano gli Scilipoti di Renzi?

berlusconi renzi

Il nome è Orizzonte 2018, e l’orizzonte che vedono è quello della scadenza naturale della legislatura. Più che lungimiranti, attaccati alla cadrega, insomma. Ma potrebbero essere loro i nuovi Scilipoti di Matteo Renzi, pronti a salvare il governo in caso di abbandono della maggioranza da parte del Nuovo Centrodestra di Alfano. La suggestione, o più che altro la “renzata”, la racconta oggi Francesco Verderami e l’idea è venuta durante la ricerca di voti per Mattarella Presidente, e a testimonianza il Corriere riporta le parole di un autorevole esponente del Partito Democratico: «In caso di necessità al Senato i numeri ci sono. Anche senza il Nuovo centrodestra».

E visto che i Responsabili vanno prima responsabilmente responsabilizzati, vuol dire che — tra un voto sulla legge elettorale e i voti per il successore di Napolitano — il premier si era portato avanti. Preparare un piano non significa però metterlo immediatamente in atto, basta minacciarlo. Sebbene Renzi, nella sua «visione darwiniana della politica» — come viene definita al Nazareno — abbia voluto iniziare a regolare i conti nel governo dopo la sfida Quirinale. Il modo sprezzante in cui si è rivolto ad Alfano, può sembrare un gesto istintivo per uno come Renzi che non concepisce l’idea del «dentro e contro» nel Pd e nella maggioranza. Oppure è il tentativo di mettere in pratica immediatamente la teoria della selezione naturale dei «partitini». I Responsabili, pardon gli «orizzontisti», potrebbero far scattare in ogni momento la tenaglia, se solo il ministro dell’Interno provasse ad alzare il tiro nel governo. Ora si capisce cosa intendeva davvero dire in questi giorni il ministro Boschi, quando sottolineava che «la maggioranza è autosufficiente»: è all’autosufficienza renziana che si riferiva.

D’altro canto il ministro Maurizio Lupi è apparentemente per la linea dura: “Non solo non si smobilita ma si rilancia. A Renzi diciamo che non siamo abituati a fare i tappetini”. Lacerazioni che il premier non sembra degnare più di tanto. Rilanciando, in una lettera agli iscritti Pd, un pacchetto di riforme che va dal fisco alla scuola, dai diritti civili allo ius soli. “Siamo noi il cambiamento e la speranza che l’Italia sta aspettando da troppi anni”, carica, anche ad uso interno, i militanti del partito. Il leader Pd trae la “maggiore determinazione” sulle riforme proprio dalla “forza” che deriva dal successo sulla partita del Colle oltre che dai “primi segnali di ripresa economica”. E, pur consapevole che “nel Pd si tornerà presto a discutere”, non ha intenzione di venire a patti con la minoranza. “Se Bersani dice che sono stato bravo sono contento ma voglio dire che non e’ che Napolitano fosse meno rigoroso o attento”, rintuzza l’ex segretario dem che spera di trovare in Mattarella un argine per correggere l’Italicum.

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Le tre maggioranze di Renzi (Corriere della Sera, 3 febbraio 2015)

LA RIBELLIONE DEI TAPPETINI
Al vetriolo anche gli argomenti di Nunzia De Girolamo, che insieme a Cicchitto e Quagliariello spinge Alfano a dimettersi dal Viminale per concentrarsi sul partito e sui suoi destini, mentre Sacconi punta addirittura all’uscita dal governo, dove Ncd ha 3 ministeri, 2 viceministri e 7 sottosegretari. “Occorre un serio confronto nel partito – dice la De Girolamo – e dobbiamo dirci tutto guardandoci negli occhi senza paure e senza falsita’. Poi un confronto immediato con Renzi, non possiamo fare gli alleati a comando. Il risultato di questi chiarimenti avra’ sicuramente ripercussioni territoriali e dunque sulle competizioni regionali”. Ma Alfano sotto assedio sa che l’asse con Berlusconi sul Colle ha retto lo spazio di un giorno, l’alleanza con il Cav e la ricostruzione di un centrodestra senza Lega ad oggi sono una chimera, ed anche per le regionali si dovrà tenere conto che si è al governo con Renzi. E allora alla sua squadra ripropone lo schema che ha portato all’appoggio prima al governo di Letta, poi a quello di Renzi: condizionare da dentro, far crescere il partito dei moderati influenzando l’azione di governo. Ma le parole di Renzi stanno lì a provare che non sarà facile, come non lo è stato finora. Ecco perchè Barbara Saltamartini sbatte la porta. “Il Presidente del Consiglio ha imposto un metodo non rispettoso verso gli alleati di governo – dice – e la linea di continuare a sostenere questo governo, che oggi mi ha riconfermato Alfano, per quanto mi riguarda non è più sostenibile”. E se ne va da Ncd, si dice per andare a costruire la Lega versione centro con Salvini. A poco servirà, visto che una pattuglia di undici senatori di NCD era pronta anche a votare Mattarella senza l’approvazione di Alfano: «Da allora sono stati ribattezzati «gli undici apostoli» della Boschi, anche se non è detto che facciano già parte del gruppo dei difensori delle riforme. In fondo, forse, non ce ne sarà bisogno: l’invito del nuovo capo dello Stato a Berlusconi — unito allo sconto di pena deciso dalla magistratura a favore dell’ex premier — è propedeutico a una pacificazione tra l’inquilino di Palazzo Chigi e il leader di Forza Italia, e servirà a dare un vestito istituzionale a quello che è stato il patto del Nazareno».

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