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Il Nuovo Ordine Mondiale di Henry Kissinger

Sul Corriere della Sera viene pubblicato oggi un articolo intitolato «Proposta per un Nuovo Ordine Mondiale», a firma di Henry Kissinger, consigliere per la sicurezza nazionale e segretario di stato degli Stati Uniti durante le presidenze di Richard Nixon e di Gerald Ford tra il 1969 e il 1977 (qui una sua biografia). Il lunghissimo articolo parte con un excursus storico sulla fine della seconda guerra mondiale e sulla nascita dell’Europa, per poi concludere il ragionamento:

L’attuale ricerca di un ordine mondiale necessiterà di una strategia coerente per stabilire un concetto di ordine all’interno delle varie regioni,e per ricomporre questi ordini regionali tra di loro. Tali obiettivi non sono necessariamente conciliabili, in quanto il trionfo di un movimento radicale potrebbe effettivamente restituire ordine a una regione, ma innescando al contempo una forte instabilità in tutte le altre.L’invasione militare di una regione, pur restituendo una parvenza di ordine, rischia di mandare in crisi il resto del mondo. Un ordine mondiale di Stati in grado di garantire governi partecipativi e dignità individuale, e disposti a collaborare sullo scacchiere internazionale rispettando regole condivise: questo deve essere la meta dei nostri sforzi e l’oggetto delle nostre speranze.

Nel paragrafo precedente Kissinger aveva fatto notare che la differenza con l’oggi è che gli accordi tra stati portano a dichiarazioni congiunte, non a interventi congiunti. nuovo ordine mondiale henry kissinger

Ma il cammino in questa direzione conoscerà una serie di fasi intermedie.Per svolgere un ruolo di responsabilità nell’evoluzionedi un ordine mondiale per il ventunesimosecolo, gli Stati Uniti devono prepararsia rispondere a un certo numero di domandesu se stessi: che cosa siamo pronti ascongiurare, dovunque e comunque possa accadere,anche da soli, se necessario? Qualeobiettivo vogliamo raggiungere, anche se nonsaremo appoggiati da nessuna azione multilaterale?Che cosa vogliamo ottenere, o evitare,solo ed esclusivamente con l’appoggio degli alleati? Quali coinvolgimenti dovremo evitare a tutti i costi, malgrado le sollecitazioni che cip rovengono da alleati o da altre posizioni multilaterali?In che cosa consistono i valori chevogliamo diffondere? E fino a che punto la realizzazionedi questi valori dipende dalle circostanze?Per gli Stati Uniti, questo richiederà una riflessionesu due livelli apparentemente contraddittori

Kissinger conclude così:

L’attuazione di principi universali dovrà essere accompagnata dal riconoscimento della realtà di altre regioni, ognuna con lasua storia, la sua cultura e la necessità di tutelare la propria sicurezza. Nel riesaminare ledure lezioni dei passati decenni, non bisognadimenticare di rendere omaggio al carattereeccezionale dell’America. La Storia non offre scuse ai Paesi che rinunciano a difendere il lorosenso di identità per ripiegare su un cammino meno faticoso. Ma la Storia non garantiscenemmeno il successo delle più nobili convinzioni,se manca una strategia geopolitica di vastoraggio.