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On te manipule: così la Francia combatte le bufale

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Come saprete se non avete vissuto in una caverna negli ultimi sei mesi ultimamente in Francia hanno avuto qualche problema con gli attacchi terroristici di ISIS/Al Qaida e con piloti di arei di linea con istinti suicidi. Va da sé che, come saprete se avete avuto modo di interagire con utenti di questa famosa Internet, molti francesi (ma anche italiani, americani e così via) hanno avuto l’occasione di sperimentare nuove vette del ragionamento inventando le più incredibili e dettagliate teorie del complotto. È comprensibile quindi che il Governo francese abbia deciso di affrontare tra le tante questioni sollevate dagli attacchi terroristici anche quella posta dai complottisti. E la scelta è stata quella di creare un sito e un hashtag #OnTeManipule per consentire agli utenti di individuare e denunciare quando i professionisti della bufala manipolano l’informazione.
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L’osservatorio contro le teorie del complotto e le bufale

La scelta del governo francese risente sicuramente del nervosismo e della frustrazione degli ultimi mesi. Sia per quanto riguarda Charlie Hebdo che per gli attacchi del Bataclan la parola d’ordine che correva su certi siti e certi profili Facebook era false flag. Una spiegazione alternativa a quella “ufficiale” fornita dai media di regime e dalle autorità prevede infatti sempre l’esistenza di una cospirazione e dal 2001 ad oggi la spiegazione per qualsiasi evento è sempre stata la stessa: niente di tutto quello che sappiamo è reale, ci raccontano menzogne, la colpa è solo del Governo. Il tutto generalmente viene poi spiegando ricorrendo alla storia degli attori che vengono pagati per fingere di essere sopravvissuti (o parenti delle vittime), raccontando che in realtà ogni azione terroristica viene ideata e portata a compimento da agenti dei servizi segreti secondo quanto stabilito dall’agenda internazionale del New World Order in meeting “segreti” quali il Gruppo Bildeberg (dove si sa esattamente la lista dei partecipanti) e far avanzare il piano di conquista globale del Grande Satana di turno (generalmente gli USA ma anche l’Europa delle banche, la massoneria e per estensione l’Occidente tutto). Lo scopo di On te manipule è quindi quello di fornire una sorta di vademecum per capire quando ci si sta trovando di fronte ad un tentativo di manipolare l’opinione pubblica. E direte voi, che ci vuole, in fondo è evidente che se qualcuno parla di alieni rettiliani che vogliono conquistare il pianeta grazie agli illuminati spargendo scie chimiche nel cielo è ovvio che si tratta di una teoria campata in aria. Ma se guardate i commenti di uno qualsiasi dei pezzi che ho scritto su Next riguardo alle diverse teorie del complotto vedrete come ci siano persone pronte a difendere l’indifendibile, in virtù delle loro lauree su YouTube in analisi di video pixelati e in totale mancanza di prove a sostegno delle loro teorie. Il sospetto quindi che la tecnica adottata dai cosiddetti complottisti sia più sottile è quindi legittima, soprattutto quando ci sono persone che credono che tutto quello che dice “il governo” sia ipso facto falso e che solo in Rete (cfr.: È TUTTO IN RETEEE!1) ci sia la Verità.

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Come riconoscere un complotto (anche quando non c’ha lo scolapasta in testa)

Un complotto per domarli e nel buio incatenarli

Che male fanno, potrete dire, quelli che credono nelle teorie del complotto (o nei rettiliani illuminati)? In fondo si tratta di solito di anziani geometri liguri che dal chiuso del loro appartamento, senza aver mai portato una prova concreta, si divertono a inventare complotti in attesa dell’Apocalisse prossima ventura ma che non hanno mai fatto male ad una mosca (magari truffato qualcuno, quello sì). Sarebbe facile rispondere che tra le varie teorie del complotto c’è anche quella secondo la quale i vaccini causano l’autismo, oppure che si può curare il cancro con il bicarbonato o con il Metodo Di Bella perché la chemio non serve a nulla. Sarebbe facile dire che quindi a volte chi diffonde certe paure non è così innocuo come si vorrebbe pensare. Ma non è questo il punto più importante. Si tratta piuttosto di mettere in pratica una sorta di ecologia dell’informazione e relegare certe ipotesi al dominio della narrativa e della fantascienza. Nella società informazionale (come l’ebbe a definire Manuel Castells) il bene più prezioso è l’informazione intesa anche, ma non solo, nella modalità con la quale ci facciamo un’idea del mondo esterno e dei fatti che ci circondano. Spesso coloro che si ergono a paladini di un certo tipo di controinformazione lo fanno in nome di una sorta di spirito critico, di una Coscienza Sveglia, che li porterebbe a mettere in dubbio gratis et amore dei le menzogne che i potenti ci raccontano. Il punto è che spesso e volentieri questo spirito critico è totalmente disconnesso dalla realtà che vorrebbe analizzare. Vogliamo parlare dei sedicenti esperti che si perdono nelle analisi degli specchietti retrovisori dell’auto dei fratello Kouachi inventando tutta una teoria sul fatto che “sono bianchi” quando poi – dopo qualche ora – si scopre che sono argentati? Lasciare circolare certi messaggi, certe informazioni non è senza danno. Quello che insegnano non è a dubitare delle fonti e a farsi manipolare, quello che mettono in atto è una vera e propria manipolazione dell’opinione pubblica a volte per qualche click, a volte per centinaia di migliaia di click. L’uso da parte dei complottisti di una narrativa più avvincente di quella scientifica, il ricorso a falsi esperti (laureati in fisica che spiegano i vaccini, ingegneri edili che spiegano lo sbarco sulla luna oppure studenti fuori corso di filosofia che spiegano TUTTO), la manipolazione consapevole delle prove (ad esempio nel caso dei negazionisti della Shoah) contribuiscono a favorire la diffusione delle teorie più strampalate e dei complotti più perniciosi e difficili da eradicare. Quando però si ha la pazienza di andare a guardare la sostanza di certe affermazioni e si risale alla fonte della “notizia” si scopre che non solo non ci sono basi scientifiche (o prove raccolte sul campo) ma che tutto magari poggia su un piccolo frammento d’informazione estrapolato dal suo contesto ed amplificato ad arte. La storia degli specchietti della macchina degli attentatori di Charlie Hebdo è un esempio classico di questo modus operandi di costruire teorie avvincenti su premesse errate ed elementi incompleti. Ma quanti hanno il tempo e la pazienza di andare davvero “a fondo”? Cosa succede se un contatto delle nostre reti individuali (gli amici di Facebook) che noi riteniamo affidabile cade nella trappola della manipolazione complottista? L’Osservatorio messo in piedi dal Governo francese ha l’ambizione di mettere una toppa ad un fenomeno che è sempre stato endemico dell’Interwebs ma che negli ultimi anni si è palesato con particolare virulenza, e ha deciso di farlo anche utilizzando un’arma che fa sempre male ai complottisti: l’ironia.
 

Petite Discussion Entre Razy #OnTeManipulePetite Discussion Entre Razy #OnTeManipuleEt si ceux qui dénoncent la manipulation étaient eux-mêmes en train de nous manipuler ?Pour en savoir plus : www.ontemanipule.fr
Posted by Kevin Razy on Thursday, 4 February 2016