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“Non siamo omofobi noi, sono loro che sono gay”: le assurde giustificazioni nel “condominio dell’odio” a Torino

Nei giorni scorsi una coppia gay ha ricevuto un biglietto di minacce da un condomino della palazzina in cui vivono. Oggi le assurde giustificazioni

Omofobia a Torino

La storia si ripete, seguendo le stesse dinamiche e le stesse giustificazioni per tentare di dare un senso a un qualcosa che senso non lo ha. E così l’ennesima vicenda di omofobia a Torino da la stura (no, non il nome del fiume che, oltre al Po, attraversa il capoluogo piemontese) risponde a tutti i cliché di chi prova ad arrampicarsi sugli specchi per rivendicare la legittimità delle proprie e altrui azioni. Ma partiamo dai fatti: questo è il biglietto lasciato nella cassetta postale della coppia e pubblicato sui social dal quotidiano La Stampa.

Omofobia a Torino, le assurde giustificazioni dei condomini

“Per ora ci limitiamo alla macchina. Presto vi manderemo via da questo condominio. Quelli come voi non sono graditi”. Quelli come chi? La risposta è semplice e rientra nella classica omofobia che attanaglia il nostro Paese. Le vittime di queste minacce sono due ragazzi: una coppia gay che vive in un condominio in quel di Torino. Dopo alcune discussioni per motivi meramente condominiali (si parla di lavori di ristrutturazione), i due sono finiti nel mirino degli insulti: “Siete il cancro del condominio” e altre definizioni varie. Inoltre, c’è anche una raccolta firme per allontanarli.

Non si conosce il mittente dell’ultimo bigliettino (e di chi ha danneggiato l’automobile della coppia), ma all’interno di quel condominio sembra che molti siano d’accordo con l’osceno contenuto scritto e recapitato ai due ragazzi. Al quotidiano La Stampa, uno dei condomini ha dichiarato:

“Anche loro hanno scritto delle cose. Hanno definito incontinenti chi ha i cani, hanno accusato alcuni condomini di essere in combutta con l’amministratore. Perché a loro non piace e vogliono cambiarlo. Fuori da casa, sul muro, sulle scale, abbiamo ritrovato escrementi di cani e di gatti. Non sappiamo chi sia stato, però…”.

Non sanno chi è stato, ma il mirino è stato puntato sulla coppia. Ma il capolavoro non si ferma qui, perché il condomino non vede nulla di omofobo in quel messaggio e aggiunge: “Guardi che è come allo stadio. Quando si insulta un giocatore di un’altra squadra facendo riferimento al colore della sua pelle, non si è necessariamente razzisti”. Italia, anno 2021.

(Foto IPP/Marco Verri)