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Cosa sappiamo del primo caso di variante Omicron in Italia

È un dipendente Eni di Caserta che lavora in Mozambico il primo contagiato dalla variante africana in Italia, positivi anche i familiari

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Arriva in Italia la variante Omicron. Si tratta di un dipendente dell’Eni che vive in Campania ma lavora in Mozambico. Anche la famiglia dell’uomo è stata contagiata.

Cosa sappiamo del primo caso di variante Omicron in Italia

Il primo paziente italiano affetto dalla temuta variante africana è un dipendente dell’Eni di Caserta. L’uomo era tornato in Italia l’11 novembre dal Mozambico, atterrato con l’aereo a Roma era tornato a Caserta dove ha trascorso alcuni giorni con la famiglia, poi si è recato a Milano per effettuare una visita programmata dall’azienda. Per tornare poi a Fiumicino per ripartire per l’Africa ma, a causa dell’esito positivo del tampone è tornato a Caserta. La moglie, i due figli piccoli e i due suoceri che vivono con loro sono stati contagiati. L’uomo era vaccinato con entrambe le dosi.

A certificare che la sua fosse proprio la variante Omicron è stato l’ospedale Sacco di Milano mentre il tracciamento è stato svolto dall’Ats del capoluogo lombardo. Una volta scoperta la positività al Covid, è scattato il tracciamento, ma non sembra esserci stato nessun contatto stretto. Fortunatamente l’uomo ha viaggiato sempre in auto e a Milano era da solo in albergo quindi, a parte i familiari, non dovrebbe aver contagiato nessuno. Negativi i compagni di classe dei figli, al momento, e la famiglia contagiata ha sintomi lievi o inesistenti.

L’Istituto superiore di sanità, intanto, ha fatto sapere che sono “stati programmati i sequenziamenti sui campioni dei contatti familiari del paziente risultati positivi e residenti nella regione Campania, i cui laboratori sono stati allertati e stanno già lavorando per ottenere in tempi brevi i risultati genomici”.

“Rapida nella diffusione, ma non sappiamo se sia capace di provocare una malattia grave. Il vaccino, ora più che mai, resta fondamentale, unito all’uso della mascherina”. Lo dice Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, in un’intervista al Corriere della Sera.

“Non è chiaro ad oggi se questo ceppo avrà maggior capacità di provocare malattia grave. Ma l’attenzione deve essere mantenuta al livello più elevato e bene ha fatto per primo il ministro Speranza, seguito poi dagli altri Ministri Ue, a interrompere tempestivamente accessi e voli dagli 8 Paesi che ne sono stati investiti”, aggiunge.

Quanto alla resistenza ai vaccini della nuova variante, spiega, “è la domanda cruciale. La presenza di mutazioni nelle regioni della proteina Spike riconosciuta dagli anticorpi o dalle cellule T linfocitarie potrebbe ridurre parzialmente l’efficacia dei vaccini. Tuttavia, solo ulteriori valutazioni ci daranno una risposta fondata sull’evidenza”. E raccomanda “vaccini e attenzione. La situazione più favorevole dell’Italia rispetto a quella della pressoché totalità degli altri Paesi europei è dovuta alla larga percentuale di soggetti completamente immunizzati. Nella fascia d’età a minor rischio cioè quella tra i 12 e i 59 anni, nell’ultimo mese, 23 dei quasi 46 milioni di vaccinati sono stati ricoverati in terapia intensiva a fronte di 179 dei 6.5 milioni di non vaccinati”.