Rassegna Stampa

“Non troviamo personale per i locali per colpa del RdC”. La risposta dell’alberghiero: “Li pagate 300 euro”

Nei giorni scorsi si sono moltiplicati gli appelli dei ristoratori e titolari di locali che parlavano di giovani assuefatti dal reddito di cittadinanza che preferiscono i soldi dello Stato al vero lavoro. Ma chi forma i ragazzi ha idee e testimonianze ben diverse

Reddito di cittadinanza

I giovani choosy si sono trasformati in “fannulloni”, immaginati a poltrire su un divano di casa mentre contano i soldi del reddito di cittadinanza. È questa la percezione che si ha sfogliando le pagine dei giornali che riportano alcune testimonianze da parte degli attori del mondo della ristorazione. Alcuni imprenditori del settore, infatti, hanno detto che il RdC sia una delle cause della mancanza di personale e della difficoltà di trovare giovani ragazzi pronti a mettere le mani in pasta nel mondo del lavoro. La verità, però, non è univoca. A spiegare il rovescio della medaglia è stato il direttore amministrativo dell’istituto alberghiero Amerigo Vespucci di Roma, Gianluigi Alessio.

Reddito di cittadinanza e fughe all’estero, la replica dell’Istituto Alberghiero

La scuola alberghiera citata da Il Fatto Quotidiano è una delle eccellenze capitoline e da anni attira moltissimi giovani che – dopo l’esame di terza media – studiano per diventare chef, camerieri, maitre (o tutte le altre professioni legate al mondo della ristorazione). Un settore in continua espansione, anche per appeal nei confronti dei ragazzi che hanno deciso di inseguire il proprio sogno anche dopo la vasta esposizione mediatica di programmi televisivi a tema cucina. Evoluzione che, però, sembra essere bloccata da questioni economiche.

“Gli imprenditori non danno dignità a questo lavoro. Non danno ai giovani un contratto regolare che riconosca il lavoro e la professionalità. Che abbia adeguate tutele e che sia un investimento sul lavoratore, non mero sfruttamento”.

Il direttore amministrativo dell’istituto alberghiero Amerigo Vespucci di Roma non le manda a dire e cita alcuni casi di suoi ex studenti che hanno deciso di abbandonare l’Italia per tentare fortuna all’estero. Perché se nel nostro Paese i giovani si sono trovati davanti a contratti di stage o apprendistato da 300 euro, fuori dai nostri confini la situazione è ben diversa e anche chi è alle prime armi riesce a ottenere un trattamento economico di gran lunga superiore. Alessio racconta di un ragazzo che ha studiato nella sua scuola che ha ottenuto un primo contratto – negli Stati Uniti – da 2.500 dollari (come paga iniziale), vitto e alloggio. Compreso nell’offerta anche un corso per perfezionare l’inglese. Insomma, non è tutta colpa del reddito di cittadinanza.

(foto IPP/zumapress)