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«Non avevamo i conti dello Stato, non sapevamo delle spese»

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Il Corriere della Sera riporta oggi a firma di Aldo Cazzullo le dichiarazioni del presidente della Corte Costituzionale Alessandro Criscuolo, che racconta come la Consulta è arrivata alla sentenza sulla perequazione delle pensioni che ha aperto un buco nei conti dello Stato pari a 20 miliardi di euro. Criscuolo dice che la Corte non aveva i dati per quantificare il buco, in ciò confermando quanto si diceva a proposito della polemica sull’avvocato di Stato Giustina Noviello:

«Ma noi non siamo un contropotere — argomenta Criscuolo seduto sotto il «Maggio» di Balla —. Siamo un organo di garanzia. I custodi della Costituzione. Con i governi ci possono essere difficoltà, conflittualità. Accadde pure a Roosevelt. Ricordo un libro di Singer, un capitolo si intitolava: “La Corte Suprema all’offensiva”. Non mi pare che in Italia siamo arrivati a tanto». Avete provocato un bello sconquasso. «Siamo chiamati a verificare la costituzionalità delle leggi. Se una legge è incostituzionale, non possiamo fermarci se la nostra decisione provoca delle spese». Delle spese? La sentenza ha aperto potenzialmente un buco nei conti dello Stato da 20 miliardi. «Non erano dati di cui noi disponevamo. E poi noi non facciamo valutazioni di carattere economico». Ma è giusto tutelare gli anziani a discapito dei giovani? Esistono davvero diritti acquisiti? «La definizione di diritti acquisiti, che non possono essere toccati, non è esatta. In Italia è possibile che una legge intervenga anche su situazioni già disciplinate in passato; purché lo faccia con criteri di razionalità». La norma sulle pensioni violava i criteri di razionalità? «A mio giudizio, violava il principio di ragionevolezza». Nel suo libro Dentro la Corte,l’ex giudice Sabino Cassese ladefinisce Villa Arzilla. «In effetti— sorride il presidente Criscuolo— l’età media è un po’ alta. Per fortuna le donne la abbassano». Giuseppe Frigo ha ottant’anni, Paolo Grossi 82; Marta Cartabia 52, Silvana Sciarra 66.

pensioni rimborsi come funzionano
L’infografica del Corriere della Sera: come funzionano i rimborsi delle pensioni

In ascensore incontriamo Giuliano Amato, non proprio di buon umore: «Facciamo una sentenza sulle pensioni, e subito ci attaccano per le nostre pensioni, i nostri stipendi. Io poi sono ormai un bersaglio fisso. Libero mi chiama “pappone”; ma lo stesso Libero aveva riconosciuto che io mi sono sospeso la pensione, e il Parlamento mi ha sospeso il vitalizio; prendo solo lo stipendio, di cui verso una parte in beneficenza. Già prima il vitalizio lo davo tutto a Sant’Egidio. E un “pappone” non è filantropo. A volte verrebbe voglia di emigrare in Nuova Zelanda». Stipendi a parte, voi della Corte sembrate ormai la vera opposizione. Replica Amato che le istituzioni hanno un’«elasticità naturale», come le fisarmoniche: se le altre sono deboli, è possibile che una si allarghi. «Ma noi non vogliamo sostituire il legislatore; siamo come il chirurgo che asporta il bubbone. Creiamo il vuoto, quando il pieno è incostituzionale. Spetta al governo e al Parlamento riempire quel vuoto». E il decreto del governo Renzi, che dà 500 euro ai pensionati più poveri e nulla sopra i tremila euro, riempie bene il vuoto? «Io questa sentenza non l’ho voluta — dice Amato—. Ma ora mi pare che il decreto rispetti la ratio: dare di più a chi ha meno. Ma di questo non posso parlare. Vada, vada dal presidente».