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Il nome di Di Maio nelle carte che accusano Paola Muraro

C’è anche il nome di Luigi Di Maio nelle carte che la procura di Roma utilizza per accusare Paola Muraro. Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera spiega che agli atti dell’inchiesta ci sono i verbali dell’ex assessore al Bilancio Marcello Minenna e l’ex amministratore delegato della municipalizzata Alessandro Solidoro che ricostruiscono quei giorni e specificano il ruolo di Luigi Di Maio che — anche nei momenti più delicati, come quello della notizia sull’iscrizione del registro degli indagati — avrebbe «offerto copertura politica a lei e a Raggi».

Il nome di Di Maio nelle carte che accusano Paola Muraro

Le dichiarazioni di Minenna e Solidoro provengono da un altro fascicolo aperto in procura: quello, ufficialmente ancora senza indagati, scaturito dalla denuncia depositata da Carla Romana Raineri, l’ex capo di gabinetto che lasciò la Giunta dopo un epico litigio notturno con Virginia Raggi che aveva chiesto un parere all’ANAC sul suo stipendio (faraonico) dopo le “sollecitazioni” di Raffaele Marra.

Agli atti dell’inchiesta ci sono i verbali dell’ex assessore al Bilancio Marcello Minenna e l’ex amministratore delegato della municipalizzata Alessandro Solidoro che ricostruiscono quei giorni e specificano il ruolo di Luigi Di Maio che — anche nei momenti più delicati, come quello della notizia sull’iscrizione del registro degli indagati — avrebbe «offerto copertura politica a lei e a Raggi». Un atteggiamento analogo anche quando è emerso con chiarezza il rapporto stretto che la stessa Muraro aveva con Franco Panzironi e Giovanni Fiscon, i vertici di Ama che le hanno sempre rinnovato i contratti e ora sono entrambi imputati nel processo di Mafia Capitale.

Minenna e Solidoro hanno consegnato ai magistrati i verbali delle riunioni della scorsa estate in Campidoglio per dimostrare come Muraro, quasi in tempo reale, informasse alcuni funzionari di Ama delle decisioni prese. In particolare è allegato agli atti il resoconto di quanto deciso il 27 agosto riguardo alla riorganizzazione del personale della municipalizzata.

paola muraro indagata luglio
L’intervista al Fatto in cui Paola Muraro dice di non sapere niente di avvisi di garanzia: a settembre ha ammesso di sapere di indagini a suo carico dal 18 luglio

Scelte condivise da Muraro e Minenna per «nominare il nuovo direttore del personale e invalidare gli spostamenti dei dipendenti — già disposti e in corso di esecuzione — che interferiscano con il presente provvedimento». Impegni che Muraro ha disatteso appena Minenna si è dimesso. L’accusa specifica però è la falsificazione dei dati sullo smaltimento:

Il linguaggio è tecnico, il risultato appare chiaro. Scrivono i pubblici ministeri: «Gli impianti di Rocca Cencia e Salario operavano una gestione dei rifiuti in violazione delle prescrizioni delle autorizzazioni riguardanti la gestione degli impianti per quanto concerne le percentuali di trasformazione dei rifiuti in ingresso e gli scarti di lavorazione». Il sospetto dei pm è che i macchinari abbiano lavorato in regime ridotto per favorire altri impianti privati. Nella stessa inchiesta è indagato Manlio Cerroni, il ras dei rifiuti della Capitale, con il quale Muraro aveva rapporti professionali e che — questo è il sospetto — potrebbe aver beneficiato della sua permanenza in Ama. Ma tra i capi di accusa per Muraro c’è anche quello riferito all’inquinamento ambientale.
L’inquinamento dei siti Muraro, quando era consulente di Ama ma in realtà svolgeva il ruolo di «Responsabile tecnico e referente degli impianti», avrebbe consentito «lo stoccaggio di rifiuti in aree non autorizzate per l’impianto di Rocca Cencia» mentre per il Salario «non venivano rispettate le aree di stoccaggio rifiuti: i cassoni di rifiuti contenenti metalli ferrosi, gli scarti del processo e le balle di Cdr non erano infatti ubicati conformemente a quanto previsto dagli atti autorizzativi. Veniva anche accertata la sostituzione di un portone a impacchettamento rapido con un telo Pvc tale da non garantire il confinamento delle polveri e delle matrici maleodoranti esternamente all’impianto, non rispettando anche in tale situazione, le autorizzazioni». Si parla di «superamento per il parametro del Manganese, del Carbonio e del Fluoruri».

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Le bugie sull’avviso di garanzia

Intanto si scopre che l’avviso di garanzia è arrivato il 7 dicembre, ovvero cinque giorni prima che la sindaca alfiera della trasparenza quanno ce pare decidesse di renderne edotti i cittadini con il video delle 2 di notte. Intanto la Muraro dimostra di essersi integrata benissimo con i 5 Stelle, visto che, come racconta Giovanna Vitale su Repubblica, la sua difesa con la sindaca ha puntato tutto sulla tesi del complotto: «È una vendetta del vecchio presidente di Ama, che noi abbiamo cacciato. Tutto nasce da lì, dai suoi 14 esposti in cui mi ha dipinto come una criminale, che tuttavia sono sfociati in una semplice accusa sanabile con una multa. La verità è che io ho provato a cambiare le cose da dentro, ma non ci sono riuscita». Ovviamente se complotto ci fosse questo significherebbe che gli specchiati magistrati romani che la stanno indagando ne fanno parte: per questo nessuno ha il coraggio di ripeterlo a microfoni aperti.

sms di maio taverna
Gli sms tra Luigi Di Maio, Paola Taverna e Fabio Castaldi sul caso Muraro

Intanto l’ironia della sorte è che le indagini puntano sulle performance degli impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti (Tmb) di via di Rocca Cencia e di via Salaria al di sotto dei parametri fissati dalla legge. Proprio quel Nuovo Salario che la Muraro dichiarava di voler far diventare polo tecnologico, “rispettando le promesse fatte ai cittadini”. «Qui non entrerà più rifiuto umido indifferenziato maleodorante», ha detto la Muraro. Come ai suoi tempi, insomma.
Foto copertina da Davidpuente.it

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