Cultura e scienze

No, la marijuana non uccide le cellule tumorali

Dopo l’ondata di legalizzazioni negli Stati Uniti si è tornato a parlare di marijuana un po’ dovunque, soprattutto se sia il caso di legalizzarla anche qui in Italia. La marijuana è più o meno pericolosa delle altre droghe? Oppure, in alternativa, fumare “uno spinello di droga” è davvero più pericoloso che bere un bicchiere di vodka? Un’altro aspetto della questione riguarda invece gli effetti che il consumo di marijuana avrebbe sulle “giovani menti”, effetti che sono in parte da dimostrare ma che soprattutto non dovrebbero essere l’aspetto centrale di in un dibattito sulla liberalizzazione visto che in tutti gli stati il consumo è consentito solo ai maggiori di diciotto anni. C’è infine un ultimo aspetto, speso miticizzato, quello delle proprietà terapeutiche della marijuana. Cosa sono e quali sono?
marijuana
LA MARIJUANA CURA IL CANCRO
La storia che forse fa più presa sui lettori è quella secondo la quale la marijuana sarebbe in grado di uccidere le cellule del cancro. Tutti hanno paura del cancro, ecco che arriva la droga accusata da molti di portare i giovani verso l’eroina a salvarci. Una bella storia di redenzione che però non è del tutto vera (proprio come non lo è quella della marijuana come gateway drug). Questa notizia sembrerebbe essere confermata nientemeno che dal National Cancer Institute:
Cannabis has been shown to kill cancer cells in the laboratory.
se non fosse che andando a leggere bene quanto scritto si capisce che il NCI sta facendo a test pre-clinici condotti su animali da laboratorio che hanno mostrato risultati “incoraggianti”, in particolare riguardo le capacità antitumorali della marijuana il NCI parla di tre studi di laboratorio (quindi ancora ben lontani dalla sperimentazione clinica) che sembrerebbero indicare le capacità della marijuana di uccidere le cellule tumorali:

Studies in mice and rats have shown that cannabinoids may inhibit tumor growth by causing cell death, blocking cell growth, and blocking the development of blood vessels needed by tumors to grow. Laboratory and animal studies have shown that cannabinoids may be able to kill cancer cells while protecting normal cells.
A laboratory study of cannabidiol (CBD) in estrogen receptor positive and estrogen receptor negative breast cancer cells showed that it caused cancer cell death while having little effect on normal breast cells. Studies in mouse models of metastatic breast cancer showed that cannabinoids may lessen the growth, number, and spread of tumors.
A laboratory study of cannabidiol (CBD) in human glioma cells showed that when given along with chemotherapy, CBD may make chemotherapy more effective and increase cancer cell death without harming normal cells. Studies in mouse models of cancer showed that CBD together with delta-9-THC may make chemotherapy such as temozolomide more effective.

Insomma non ci sono studi – e quindi non esistono prove scientifiche – che dimostrino in modo incontrovertibile la capacità della marijuana di curare il cancro. Esistono invece studi clinici che sono stati condotti per studiare gli effetti dell’utilizzo di cannabinoidi per la cosiddetta “terapia del dolore” e per la gestione e la riduzione degli effetti collaterali della chemioterapia come ad esempio la nausea o l’inappetenza. E non ci dovrebbero essere pregiudizi in tal senso. In Italia un ruolo importante nella ricerca per la produzione di farmaci antidolorifici a base di marijuana e cannabidiolo lo svolge Giampaolo Grassi del CRA di Rovigo.
LA MARIJUANA E L’EPILESSIA
Un altro potenziale aspetto “terapeutico” della marijuana e del cannabidiolo è quello del trattamento delle crisi epilettiche (nuovamente quindi non si tratta di curare una malattia ma di “pain relief”) di una forma di epilessia conosciuta con il nome di Sindrome di Dravet. Come abbiamo raccontato in questo pezzo ci sono diversi genitori che chiedono a gran voce di poter utilizzare un particolare tipo di marijuana per poter alleviare gli effetti delle crisi. Anche in questo caso però, nonostante il cauto ottimismo espresso dall’associazione dei pediatri americani non esistono studi in grado di dire con certezza che l’utilizzo dei cannabinoidi non abbia effetti collaterali e che, soprattutto, sia davvero in grado di trattare i pazienti affetti da Dravet. Uno dei problemi principali legati alla mancanza di studi è la difficoltà di fare ricerca medica utilizzando sostanze illegali, ma forse in America ora le cose potrebbero cambiare (almeno in alcuni stati).
cannabis terapeutica
In Italia invece la marijuana terapeutica viene coltivata e studiata dall’esercito in Toscana:

Oggi chi cerca questa parte della pianta la deve comprare all’estero, soprattutto in Olanda ,a 15 euro al grammo. Dallo stabilimento usciranno scatole tonde di plastica con 5 grammi di cannabis, da spedire alle farmacie delle varie Regioni che faranno richiesta, a prezzi non ancora stabiliti ma certamente più convenienti. Per adesso l’uso terapeutico della sostanza è previsto, con diverse sfumature, in Toscana, Puglia, Liguria, Sicilia, Veneto, Marche, Friuli, Abruzzo e Umbria. Il lavoro del farmaceutico fiorentino assicurerà anche regolarità alla fornitura.
Tutto in una struttura militare, che fa capo all’Agenzia industrie difesa, e che sembrerebbe distantissima dalla marijuana. «Siamo dei farmacologi, la nostra etica ci dice che nel momento in cui è riconosciuta l’utilità di un principio attivo è giusto produrlo — spiega il direttore dello stabilimento, il colonnello Antonio Medica — E la canapa, se impiegata nel modo giusto, ha effetti benefici. Non ha senso privarsene, perché migliora la vita di persone colpite da malattie gravi».

marijuana-infografica