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Nino Di Matteo spiega i rapporti tra Dell’Utri, Berlusconi e la mafia su Raitre

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“Voglio riferirmi solo a sentenze definitive, in particolare a quella che ha condannato il senatore Dell’Utri per associazione mafiosa. Quella sentenza dice che nel 1974 venne stipulato un patto tra le più importanti famiglie mafiose palermitane e da Silvio Berlusconi e questo patto è stato rispettato da entrambe le parti”: Nino Di Matteo a Mezz’ora in più da Lucia Annunziata parla delle sentenze che hanno scritto la storia recente della politica italiana e racconta: “C’è un’altra sentenza di primo grado che attesta che quel ruolo Dell’Utri lo ha svolto anche nel 1994 quando Berlusconi era presidente del Consiglio e quando continuava a versare centinaia di milioni di lire a Cosa Nostra”.

Nino Di Matteo, Dell’Utri e Cosa Nostra

I “rapporti” tra Silvio Berlusconi e Cosa Nostra sono sanciti “da sentenze definitive” ma questo “viene completamente ignorato da gran parte dell’opinione pubblica e da un parte della politica”, dice ancora Di Matteo. Quando leggo da esponenti politici che ci sono “indagini senza uno straccio di prova”, “dico che sono indagini doverose, stupisce lo stupore”, sottolinea il magistrato.

Poi ha concluso: “Sono convinto – osserva l’ex pm del processo sulla trattativa Stato-Mafia – che la responsabilità di quelle stragi, peraltro anomale e non fatte certo per mera vendetta, non sia solo di Cosa Nostra ma anche di ambienti che non sono mafiosi. Ci sono molti elementi da approfondire e su cui continuare a riflettere”.

Di Matteo e l’ergastolo ostativo

“Abbiamo delle mafie pericolose come in nessuna altra parte del mondo, che, come dicono le sentenze, sono state colluse anche con esponenti politici e di governo. La nostra è una situazione eccezionale che la Cedu non ha colto in tutte le sue sfaccettature”, dice poi il PM che è anche consigliere del Csm, per rispondere alla pronuncia della Corte europea sul cosiddetto ‘ergastolo ostativo’ e la possibilità di concedere benifici di pena a chi sconta pene gravi e definitive come i boss mafiosi. E ancora: “Sono state commesse stragi proprio per ottenere benefici- dice Di Matteo- ho contezza che i capimafia non hanno collaborato con la giustizia perché si attendevano l’apertura di un varco” sull’ergastolo. Quindi, “massimo rispetto per le sentenze della Corte costituzionale ma io credo che su questa scia dovremmo cercare di evitare che questo varco che si è aperto diventi più largo. Auspico che il legislatore ora metta dei paletti”, aggiunge il magistrato. Nel merito, per Di Matteo “non basta solo ‘la valutazione del comportamento in carcere'”. E propone: “Potrebbe essere interessante concentrare la competenza di queste decisioni in un tribunale di sorveglianza invece che delegarla ai singoli magistrati di sorveglianza che potrebbero essere esposti a minacce”.

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Secondo il magistrato l’ergastolo “è l’unica pena detentiva a spaventare i capi delle mafie. Riina diceva: «Ci dobbiamo giocare i denti per evitare l’ergastolo». E proprio nel tentativo di attenuare il carcere a vita fu dato l’avvio del ricatto della mafia allo Stato nel biennio 1992-1994”.

Di Matteo, la liberalizzazione delle droghe e il M5S

“Sono contrario alla liberalizzazione delle droghe leggere, è come se lo Stato si arrendesse e facilitasse in modo ancora maggiore la diffusione delle sostanze stupefacenti”, dice poi il magistrato. “Dico ciò premettendo che se le droghe leggere fossero liberalizzate, verrebbe sicuramente meno una fonte di sostentamento delle mafie. Le quali però saprebbero subito indirizzare la loro attenzione verso altro. Per questo non ritengo decisiva un’eventuale riforma in tal senso”. Poi si schiera con la riforma della prescrizione: “Esprimo un giudizio favorevole sulla riforma della prescrizione, ci allineerebbe ai paesi europei evoluti e porterebbe a una tendenziale diminuzione dei giudizi di appello e Cassazione”. Sulle intercettazioni, sostiene, “la normativa va bene così com’è, non avverto una necessita’ di riforma”. Infine, conclude, “l’inasprimento delle pene per gli evasori è positivo, perché la grande evasione alimenta il sistema della corruzione”.

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Infine si toglie un sassolino dalle scarpe sulla sua indipendenza: “Io nella mia carriera e nelle mie esternazioni sono stato sempre indipendente né organico né collaterale rispetto a nessuno”. E sulle sue presunte simpatie per il Movimento 5 Stelle. “Se non erro – ha aggiunto – i 5 Stelle sono al governo dal 2018 e a me non è stato attribuito nessun incarico, quindi le voci di cui si è sempre parlato sono smentite dalla realtà”.