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Le mamme che incolpano la madre di Nicolina Pacini per la morte della figlia

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Nicolina Pacini non ce l’ha fatta. La quindicenne di Ischitella (Foggia) ferita ieri da un colpo di pistola sparatole in faccia dall’ex compagno della madre, Antonio Di Paola, è morta questa mattina agli Ospedali Riuniti di Foggia dove era stata ricoverata ieri in condizioni gravissime. Il proiettile, sparato da distanza ravvicinata mentre Nicolina stava andando a prendere l’autobus per andare a scuola, era entrato nell’orbita oculare sinistra e si era fermato nella testa. Già nella giornata di ieri i medici avevano stabilito che la paziente, trasportata in ospedale con l’elisoccorso, non era operabile.

L’agguato mortale dell’ex compagno della madre

Nella notte Nicolina – ricoverata nel reparto di terapia intensiva – ha avuto una serie di crisi cardiache ma quella sopraggiunta intorno alle 7 di questa mattina le è stata fatale. Antonio Di Paola, pregiudicato 36enne anche lui residente a Ischitella è stato trovato morto in un boschetto poco fuori dal paesi nel pomeriggio di ieri. L’uomo si è suicidato con la pistola semiautomatica calibro 22 con la quale ha ucciso Nicolina. Da tempo i rapporti con la madre della ragazza, che vive a Viareggio per lavoro, si erano deteriorati. Al punto che la madre di Nicolina – Donatella Rago, 37 anni  – aveva aveva già denunciato Di Paola alle forze dell’ordine proprio a causa del suo carattere violento. L’ultima denuncia risale ad una quindicina di giorni fa quando l’uomo aveva avvicinato Nicolina minacciandola e chiedendole dove fosse la madre. A causa infatti delle precarie condizioni economiche della donna il Tribunale dei minorenni di Bari aveva disposto che Nicolina e il suo fratellino di dieci anni tornassero in Puglia dove erano stati affidati ai nonni materni.
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Ieri la madre di Nicolina, che sta arrivando a Foggia da Viareggio, si era sfogata su Facebook contro l’ex compagno ma anche contro i nonni della ragazza: «I miei figli erano in affidamento ai miei genitori e io avevo avvertito che sarebbe successo qualcosa, nessuno mi ha dato retta. Io non c’ero, ma i miei che li avevano in affido dov’erano? Non doveva prendere il pullman visto che c’erano delle denunce in corso, ma dovevano accompagnarla loro a scuola». La donna ha anche accusato l’assistente sociale del Comune di Ischitella di non aver ascoltato il suo consiglio di portare i figli in un altra città e di averli affidati ai genitori.

Le brave mamme che insultano la madre di Nicolina

Mentre la madre di Nicolina correva al capezzale della figlia e i Carabinieri davano la caccia ad Antonio Di Paola c’è chi non ha perso tempo ed è andato sul profilo Facebook della donna a insultarla. A quanto pare molte mamme hanno sentito infatti il bisogno di spiegare ad una madre che aveva appena scoperto che la figlia era stata gravemente ferita che quanto accaduto era frutto dei suoi sconsiderati comportamenti. La madre in un momento di dolore e di rabbia ha postato su Facebook la notizia dell’accaduto. Forse era un modo per sentirsi vicino a quella figlia che viveva così distante da lei. Forse semplicemente aveva la necessità di sfogarsi.
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Eppure molte mamme hanno deciso di andare sul suo profilo Facebook a spiegarle come si comportano le vere madri: non si portano in casa i nuovi compagni, non si posta su Facebook mentre la figlia lotta tra la vita e l morte, non ci si allontana dai figli sapendo che gli si lascia in situazioni critiche. Una vera mamma, scrive una signora, non sta a sfogarsi su Facebook “piuttosto si vendica su quel lurido che purtroppo è morto da codardo”.
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Molti ritengono sia appropriato andare a casa di una donna che sta vivendo una situazione tragica – i medici hanno detto fin da subito che Nicolina non si poteva operare e la ragazza era in coma farmacologico – per spiegarle cosa avrebbe dovuto fare: non si lasciano i figli da soli, non si deve stare su Facebook, ci si deve immolare anima e corpo per il bene dei propri figli. Nessuno però conosce la situazione familiare di Nicolina né sa se la mamma ha fatto tutto il possibile (e di denunce nei confronti dell’assassino ne aveva fatte). Cos’altro poteva fare?
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Ma si sa: le mamme lo sanno. Perché c’è questa cosa nell’essere mamma che una volta che lo divieni improvvisamente sai di per certo come si deve essere mamma e cosa si deve fare e soprattutto cosa devono o non devono fare le altre mamme. È un fenomeno che la scienza dovrebbe studiare più approfonditamente.
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C’è anche qualche onesto padre che coraggiosamente si butta nella mischia spiegando che “la madre avrebbe dovuto occuparsi più dei propri figli salvando la loro storia e incolumità che di un cazzo di social network”.
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Un altro genitore concorda: “questa madre ha sbagliato in tutto”, sentenzia. Perché ha lasciato l’uomo della sua vita e il suo grande amore, perché è andata con un altro e perché ha lasciato sola la figlia. Manca giusto qualcuno che venga a scrivere che “se l’era cercata” e che la donna si vestiva in maniera troppo provocante e il cerchio si è chiuso. A volte il maschilismo non è una questione di genere ma uno stato mentale che è comune anche a molte donne e a molte mamme che saranno sempre a giudicare le vite altrui, tanto è gratis.