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Nadia Bolognini: la compagna di Foti e le accuse sulla manipolazione dei bambini

Accusata di praticare una sorta di elettroshock sui bambini per convincerli di essere stati vittima di violenze

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Claudio Foti, 68 anni, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro studi «Hansel e Gretel» onlus di Moncalieri, è uno degli indagati nell’inchiesta sui bimbi di Bibbiano e della Val d’Enza. Il gip che ha ordinato gli arresti domiciliari per Foti e per la sua compagna, la psicoterapeuta Nadia Bolognini (accusata di praticare una sorta di elettroshock sui bambini per convincerli di essere stati vittima di violenze), ritiene che fossero entrambi dei «manipolatori di bambini», in grado di dichiarare il falso per «togliere i figli ai genitori». Foti ha ricoperto ruoli prestigiosi in tutta Italia: è stato anche direttore di progetti di trattamento di sex offender con il Gruppo Abele. Il Corriere racconta oggi che l’inchiesta è nata da un disegno contraffatto:

Tratti ingenui a matita di una bimba che si ritrae accanto all’excompagno della madre. Compaiono anche quelle braccia innaturalmente protese verso la piccola. Una modifica fatta «personalmente» dalla psicologa della Asl di Montecchio Emilia che seguiva la bimba, scrive il gip Luca Ramponi nell’ordinanza che ha disposto 16 misure cautelari. L’operatrice riferisce che la bambina le ha confidato che l’ex convivente della madre a cui era stata sottratta la toccava nelle parti intime.

L’aggiunta serviva per avvalorare quanto affermato nella relazione. Nelle carte dell’indagine coordinata dal procuratore Marco Mescolini e dal comandante dei carabinieri Cristiano Desideri c’è anche il caso di un assistente sociale che, assieme a una dirigente comunale, inserisce tra virgolette delle frasi pronunciate da un’altra bambina. Parole però «frutto dell’elaborazione dei due indagati». Per esempio: «Mia mamma non fa più da mangiare perché papà non le dà i soldi per la spesa».

claudio foti hansel e gretel bibbiano val d'enza

E ancora: in casa «cibo avariato lasciato sui mobili da diversi giorni». Ma un sopralluogo dei carabinieri smentisce poi la circostanza. In un’altra circostanza, una psicologa dell’Asl diagnostica alla bambina una sintomatologia «seduttiva e sessualizzata». Ma omette di riferire delle precedenti crisi epilettiche della piccola, «che avrebbero consentito una diversa valutazione». Oppure due affidatarie dichiarano falsamenteche la stessa bambina aveva detto loro di temere che i genitori «potessero rapirla».

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