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MoVimento 5 Stelle e Lega: un patto per le amministrative?

luigi di maio davide casaleggio

Jacopo Iacoboni sulla Stampa di oggi parla di un presunto “dialogo” tra MoVimento 5 Stelle e Lega Nord per le elezioni amministrative del 2016. Per il secondo turno delle urne si parla di un possibile sostegno del Carroccio ai candidati grillini di Roma e Torino (già certificato da Matteo Salvini, che ha dichiarato che a un ipotetico ballottaggio tra Giachetti e Raggi il suo voto andrebbe a quest’ultima), in cambio dei voti grillini a Parisi, candidato del centrodestra unito a Milano dove il candidato grillino sembra molto lontano dal ballottaggio. Spiega La Stampa:

La cosa può combaciare benissimo con le idee espresse in questo periodo da Di Maio sul tema dei rapporti col voto della Lega. Ieri il vicepresidente della Camera se l’è cavata con una battuta, «a Salvini sfugge il fatto che sia io, sia lui non votiamo a Roma: io comunque ai ballottaggi, se non c’è l’M5S, non ho mai scelto nessuno degli altri contendenti». Però, quando è in giro, l’aspirante candidato premier del M5S ripete sempre «chi ci vuole votare ci potrà votare».
Insomma: benvenuti i voti della Lega – specie se ci sono, e dove ci sono (Salvini pochi, ma Meloni tanti) – mentre ovviamente non c’è nessuna intenzione di prendere neanche in considerazione una leadership anti-sistema salviniana. C’è tuttavia un terzo elemento che va considerato. Gianroberto Casaleggio aveva mostrato al suo più intelligente collaboratore dei grafici che non sono mai sostanzialmente cambiati: un cruccio del cofondatore era che il Movimento al Nord non sfonda. Se si eccettuano Torino e la Liguria, l’asse che va da Vercelli al Veneto vede il M5S piazzato, ma assolutamente incapace di decollare.

movimento 5 stelle lega
Proprio il Nord sarebbe il tallone d’Achille del MoVimento, che non riesce a sfondare da quelle parti a causa della scarsa attenzione alle tematiche economiche che invece è appannaggio di una Lega ormai radicata da secoli in zona:

Esiste una spiegazione semplice, e la fornisce un parlamentare del Nord Est: «Il Movimento al Nord è percepito troppo come quelli del reddito di cittadinanza, quindi come una forza assistenzialista, una specie di An del tempo che fu. Noi invece, nell’idea di Gianroberto, dovevamo concentrarci di più sul meno tasse, sulle piccole imprese. Questo non è avvenuto». Fate caso a un quarto dato: il direttorio è un’entità integralmente romano-napoletana. È impressionante, ma non c’è uno del Nord.
Certo Di Maio fa tanti tour per crescere oltre il Rubicone, ma la realtà dei partiti anti-sistema al momento questa è: Lega al Nord, M5S al Centro-Sud. Un po’ come nel primo Polo, che aveva Bossi al Nord e Fini al Sud. Impensabile che il M5S apra a una leadership di Salvini; una somma di voti può invece rendersi necessaria, almeno alle amministrative. Mentre alle Politiche, se persiste l’Italicum, ognuno farà la sua corsa in solitaria. Ma nelle città è diverso. Lo si vede anche a Torino, dalla campagna elettorale moderata e aperturista, verso il mondo leghista, di Chiara Appendino. A Roma Salvini vota la Raggi, a Milano il M5S potrebbe aiutare al ballottaggio Salvini. Ipotesi a cui si lavora.

Ecco quindi che la soluzione immaginata nell’articolo sembra l’uovo di Colombo: chi si concentra al Nord e chi si concentra al Sud. Un po’ come ai bei tempi di Alleanza Nazionale e del Carroccio che tenevano così in piedi con la loro dote di voti la stampella di Berlusconi. Ma c’è un dettaglio: il MoVimento non sembra nemmeno lontanamente interessato a un accordo elettorale con la Lega, che andrebbe esplicitato e “regolarizzato”. Il M5S ha invece sempre approvato la strategia del 51% portata avanti dai due fondatori quando si immaginavano alleanze improponibili con il Partito Democratico. Posto che sia vero, l’idea sembra più una fantasia di Di Maio che la realtà.
EDIT: Intanto Matteo Salvini annuncia che non ci saranno accordi con i 5 Stelle:

“Qualcuno si sta chiedendo se io abbia fatto accordi o sottobanco con il Movimento 5 stelle per Roma? Sono fantasie pure…ho detto che al ballottaggio voterei Raggi perché, anche nell’ultimo paesino d’ Italia non voterei per Renzi nemmeno sotto tortura”. Lo ha detto conversando con l’ANSA Matteo Salvini. “A Milano, come a Roma al ballottaggio ci siamo noi con Parisi e Meloni – ha aggiunto – il problema se lo devono porre a Milano i 5 stelle e a Roma il Pd”