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"Inimicizia contro Dio", è stata eseguita la prima condanna a morte di uno dei manifestanti in Iran

neXt quotidiano|

Mohsen Shekari

Mohsen Shekari aveva 23 anni. Aveva preso parte a una delle tante manifestazioni di piazza in Iran dopo l’uccisione di Mahsa Amini, morta in un commissariato di Polizia dopo esser stata fermata per aver “indossato male il velo”. Ed è lui il primo su cui il regime di Teheran ha deciso di applicare la pena capitale, avvenuta questa mattina per impiccagione. E il suo nome fa parte della lista degli 11 condannati a morte dai vari tribunali del Paese per via delle proteste di massa che si sono susseguite (e si stanno susseguendo) da settimane.

Mohsen Shekari, condannato a morte e impiccato per le proteste

Come spiegato dal direttore dell’organizzazione norvegese Iran Human Rights, Mahmood Amiry-Moghaddam, l’esecuzione tramite impiccagione è stata eseguita questa mattina all’alba. E quella di Mohsen Shekari, come confermato dalle stesse autorità iraniane che hanno rivendicato la decisione del tribunale, è solo la prima di una lunga serie (per il momento ne sono state decise 11) di sentenze di condanna a morte emesse nei confronti di chi è sceso in piazza per manifestare in favore dei diritti civili soppressi dalla dittatura iraniana.

E la motivazione della condanna nei confronti del 23enne è scritta nella sentenza: “Colpevole di inimicizia contro Dio”. Uno dei capisaldi della dittatura teocratica che ha preso il potere nel Paese, seguendo assurdi proclami che poco hanno a che fare con la fede religiosa e che hanno un unico obiettivo: sottomettere i cittadini (soprattutto le donne) a una legge divina non scritta, ma interpretata a uso e consumo del potente di turno alla guida dell’Iran.