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Allo Spallanzani si testa il mix tra vaccini dopo la prima dose di Astrazeneca

Coinvolti i prodotti di Pfizer-BioNTech, Moderna e anche Sputnik V

Mix Vaccini

Dopo le parole di Franco Locatelli e la conferma del Ministro Roberto Speranza, l’Italia si appresta a rimodulare il piano vaccinale spostando le seconde dosi di Pfizer-BioNTech (e forse anche di Moderna) posticipandole a 42 giorni invece dei 21 previsti dal protocollo attuale. In attesa dall’ufficialità, si sta cercando anche di trovare una soluzione per le secondi dosi di chi, in prima somministrazione, ha ricevuto il vaccino Astrazeneca. Non è detto che questa novità vada in porto, ma all’Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma sarà avviata una sperimentazione per il mix vaccini.

Mix Vaccini per il richiamo dopo la prima dose di Astrazeneca

Ad annunciarlo è il direttore sanitario dell’Inmi, Francesco Vaia, e l’assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato. La fase di test prenderà il via subito dopo il parere positivo da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). Saranno coinvolti 600 volontari che, dopo aver ricevuto la prima dose di Astrazeneca, riceveranno il richiamo con gli altri prodotti attualmente sul mercato: si parla, ovviamente, di Pfizer-BioNTech e Moderna. Si tratta, però, di due prodotti che hanno caratteristiche e tecnologie molto diverse rispetto al vaccino anglo-svedese che non si basa sul mRna.

E non solo: all’interno della sperimentazione sul mix vaccini tra prima e seconda dose, entrerà anche il tanto atteso vaccino russo Sputnik V che, da alcune settimane, è in fase di sperimentazione proprio all’interno delle stanze dell’Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma. Alcuni tra i 600 volontari, infatti, riceveranno anche il prodotto russo come seconda dose dopo aver ricevuto la prima di Astrazeneca. Ovviamente, essendo una fase di test, i risultati non arriveranno a stretto giro di posta. Uno degli elementi che rendono la soluzione non immediata è rappresentata dai tempi del richiamo che per Astrazeneca è indicata in 82 giorni. Si tratta, dunque, di una sperimentazione per il futuro e non per l’attualità.

(foto IPP/picture alliance)