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Il ministro Tory che chiede un secondo referendum sulla Brexit

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Un ministro del gabinetto di David Cameron, il responsabile per la sanità Jeremy Hunt, auspica un secondo referendum sull’appartenenza del Regno Unito all’Unione europea, contrariamente al premier David Cameron che lo ha escluso. La richiesta di Hunt ‘apre’ la prima pagina del conservatore The Telegraph, il quotidiano al quale collabora l’ex sindaco di Londra Boris Johnson, uno dei fautori della Brexit.

Il ministro Tory che chiede un secondo referendum sulla Brexit

Hunt chiede che si indica un secondo referendum nel caso in cui Londra riuscisse ad ottenere un nuovo accordo per controllare le proprie frontiere. Uno degli argomenti a favore della Brexit (rivelatosi falso come lo stesso leader euroscettico Nigel Farage ha riconosciuto con un certo imbarazzo), era la convinzione che la maggior parte se non la totalità dei risparmi sul contributo britannico all’Ue avrebbero alimentato la casse del servizio sanitario nazionale, l’Nhs.

So what is the best way to secure such a deal? Firstly we must not invoke Article 50 straight away because that puts a time limit of two years on negotiations after which we could be thrown out with no deal at all. So before setting the clock ticking, we need to negotiate a deal and put it to the British people, either in a referendum or through the Conservative manifesto at a fresh general election. The knowledge that once again we will trust the British people to decide on whether or not it is a good deal will concentrate minds across the Channel: if they want to conclude this amicably and quickly, which is in their interests as much as ours, they need to put a “Norway plus” deal on the table.

Hunt pensa che sia possibile fermare la Brexit non utilizzando l’articolo 50, che definisce l’uscita di un paese dalla UE, ma di rinegoziare un altro accordo da sottoporre a referendum, ancora più vantaggioso rispetto a quelli in vigore per il Regno Unito con Bruxelles. Poi Hunt arriva a scrivere che i Conservatori hanno “avuto il coraggio” di offrire la decisione più difficile al popolo britannico (in realtà se ne sono lavati le mani senza calcolare le possibili conseguenze dell’accaduto). Poi ammette tranquillamente che le guide dei principali partiti non sono in grado di fronteggiare i rischi economici dell’addio all’Unione Europea. Pensarci prima no?
Hunt ha inoltre detto questa mattina che sta “seriamente considerando” di candidarsi alla leadership del partito conservatore, mentre il cancelliere dello scacchiere George Osborne ha escluso di farlo. Parlando alla radio Hunt ha aggiunto:”Quello che vorrei fare ora è cominciare a pensare a quello che vogliamo fare come paese. Questo è un cambiamento molto grande e se lo facciamo nel modo giusto possiamo riuscirci”. Ha invece annunciato che non si candiderà alla successione di Cameron il ministro delle finanze Osborne che vuole mantenere il suo attuale incarico. “Sono concentrato al 100% a dare quella stabilità economica e quella sicurezza di cui la Gran Bretagna ha bisogno”, ha scritto sul Times.

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