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La strana mini zona rossa nel rione Umbertino a La Spezia

A La Spezia con un’ordinanza regionale lo scorso sabato è stata istituita una mini zona rossa nel quartiere multietnico Umbertino. Nelle strade si può transitare ma non ci si può fermare. Nel rione risiede la comunità dominicana della città. E compaiono cartelli come “Il Covid-19 non sa leggere il nome delle strade” e “Tutta La Spezia è zona rossa. Basta razzismo”. Perché?

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A La Spezia con un’ordinanza regionale lo scorso sabato è stata istituita una mini zona rossa nel quartiere multietnico Umbertino. Nelle strade si può transitare ma non ci si può fermare. Nel rione risiede la comunità dominicana della città. Toti, come riporta il Fatto, spiega che nella zona abita “una comunità che per usi, costumi e abitudini di vita è particolarmente a rischio di contrarre il virus”. Ma a La Spezia compaiono cartelli come “Il Covid-19 non sa leggere il nome delle strade” e “Tutta La Spezia è zona rossa. Basta razzismo”.

La strana mini zona rossa nel rione Umbertino a La Spezia

Nel rione, racconta il Fatto, sono tornati anche gli altoparlanti: “Si ricorda che è obbligatorio indossare la mascherina per tutto il giorno nei luoghi pubblici. Si raccomanda di lavare spesso le mani con sapone o soluzione igienizzante”. E la situazione degli ospedali inizia a traballare:

Al San Bartolomeo di Sarzana, l’unico ospedale Covid del Levante ligure, i ricoverati positivi sono 83: la capienza di 88 posti letto – ricavati nei reparti di Geriatria, Pneumologia e Medicina interna – sta per esaurirsi. E l’ospedale è pronto a convertire anche i 14 letti di Ortopedia, costringendo un’a ltra categoria di pazienti a rivolgersi al Sant’Andrea, l’ospedale Covid-free del capoluogo, o alle cliniche private. Non va meglio in terapia intensiva. Tra ieri e martedì tre intubati hanno affrontato un viaggio di 100 km da Sarzana al San Martino di Genova. Deciso – dice una fonte qualificata dell’ospedale – perché al San Bartolomeo non c’era più posto: degli 11 letti del reparto quelli utilizzabili sono solo 7, perché per gli altri manca il personale.

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Ma la diffusione dei contagi ha davvero avuto origine nella comunità dominicana? Repubblica Genova, che riporta l’aneddoto degli slogan per le strade,  spiega che il governatore uscente Toti in visita all’ospedale di Sarzana ha provato a giustificare l’ordinanza:  «Non c’è stato alcun accanimento nei confronti del quartiere Umbertino. Abbiamo seguito le tracce del sistema Geo-cov che ci dicono, casa per casa, chi sono i positivi. Oggi abbiamo quella zona, delimitata dalle vie concordate col sindaco, dove c’è un tasso di circolazione del Covid doppio rispetto agli altri quartieri della città. Tra lì e il mare c’è un tasso un po’ più alto rispetto al resto della città e anche oggi il 50 per cento di persone risultate positive sono di origine e nazionalità di quelle aree». Eppure qualcuno ricorda che poche settimane fa c’è stata una festa in piazza per la promozione dello Spezia, anche se il sindaco Pierluigi Peracchini respinge l’ipotesi: «Non c’è alcuna correlazione  con questo fenomeno, quindi bisogna smetterla di trovare delle colpe. Quel 20 agosto abbiamo anche chiuso piazza Europa». Ma le spiegazioni non convincono l’opposizione. Ad esempio Francesco Battistini, consigliere regionale spezzino della lista Linea Condivisa attacca: “La verità è che non c’è alcuna evidenza che a portare il Covid siano stati i dominicani. La prima teoria di Toti, che riconduceva il focolaio a una festa tra latinos oltre il confine toscano, è già stata smentita dalle autorità sanitarie. Se molti positivi risultano appartenenti alla comunità è perché i tamponi si sono fatti solo qui, all’Umbertino, avendo già deciso che il problema era quello. Così il tessuto commerciale di un intero quartiere, già messo in ginocchio dal Covid, sta morendo. Della festa ultras non si vuole parlare perché è evidente la responsabilità di Toti e Peracchini, che non hanno fatto nulla per sensibilizzare i tifosi, anzi hanno incoraggiato quel clima da “liberi tutti” che ha portato a questa situazione”. Intanto chi all’Umbertino ci vive non capisce a cosa serva una zona rossa fatta in questo modo:

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Il chiosco di piazza Brin, quartiere multietnico Umbertino di Spezia, è chiuso da 20 giorni. Le sedie accatastate, le saracinesche giù, il vuoto attorno. Stefano Bozza, che da due lustri lo gestisce e spera a ottobre «di poter festeggiare i 10 anni di attività», è nel suo locale solo per qualche lavoretto: «Avevo deciso di chiudere io, per senso di responsabilità, per due settimane. Poi è arrivata un’ordinanza assurda. O si faceva una vera e propria zona rossa, senza poter entrare e uscire, oppure si lasciava aperto. Anche perché tutto attorno all’Umbertino ci sono locali pieni di gente che fanno la solita vita e movida. Che senso ha?

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