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Michele Serra racconta la psicologia dei "collezionisti" di bombe atomiche | VIDEO

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Michele Serra

Numeri che fanno rabbrividire per una storia che deve far riflettere sul senso di umanità dell’essere umano. Michele Serra, nel suo monologo a “Che Tempo che fa” (RaiTre) ha raccontato la storia dei “collezionisti” di bombe atomiche, andando a sottolineare questa tendenza – tipica della specie umana – di produrre e “sprecare” armi di questo tipo che – come la storia insegna – sono uno strumento di minaccia bellica all’intera esistenza.

Michele Serra, la lezione sulle bombe atomiche nel mondo

Nel corso del suo monologo, Michele Serra cita i numeri (e gli effetti). Poi fa subentrare quella chiave-psicologica che serve come mero grimaldello per far saltare i lucchetti della mentalità umana. E lo fa citando anche se stesso, collezionista di un qualcosa di assai meno dannoso delle bombe atomiche.

“Sono qui per parlarvi da scimmia a scimmia. Per distruggere l’umanità basterebbero e avanzerebbero una cinquantina di bombe termonucleari, amichevolmente dette bombe atomiche. Però nel mondo le atomiche non sono 50, sono circa 15mila. Pare che qualcuna sia scaduta, non sapevo che scadessero tipo lo stracchino, però la maggior parte è in piena efficenza e pronta per il consumo.
Se per annientare il nemico e anche l’amico bastano 50 atomiche, perché ne abbiamo costruite 15mila? A che cosa servono le altre 14.950? Una risposta razionale non esiste, nemmeno la più cinica logica dio guerra può giustificare uno spreco così demente. Miliardi, miliardi e miliardi immagazzinati in un arsenale che comunque vada non potranno mai essereutilizzate. Perché se c’è la guerra atomica bastano le prime 50 bombe a ridurci in cenere e le altre non è che possiamo lasciarle in eredità. In eredità a chi? Se invece la guerra atomica non c’è, le bombe rimangono lì a fare da arredamento, tutte e 15mila.
Se fossimo al bar vi direi che questa è la prova definitiva che siamo, come specie, coglioni oltre che malvagi. Ma se nel bar ci fosse poi uno psicanalista ci spiegherebbe che un accumulo così smisurato è una forma di collezionismo. Il collezionismo è studiato in psicanalisi tra le perversioni. Io lo so bene perché collezioni galli e galline di ceramica. Non avrei alcun bisogno di galline di ceramica, potrei vivere benissimo senza. E invece ne ho più di 30. Nel criterio del collezionista, ogni criterio di razionalità è azzerato. Il collezionista agisce per collezionismo. A mia discolpa posso dire che le mie galline non sono pericolose, ma non si può dire la stessa cosa delle bombe atomiche.
I collezionisti più accaniti sono i russi e gli americani che ne hanno molte migliaia. Seguono Cina e Francia con circa 300 a testa. Dilettanti. Hanno l’atomica anche India, Pakistan, Gran Bretagna, Israele e Corea del Nord. Sono nove Paesi i tutto: democrazie e dittature unite nella lotta al buon senso.L’Italia non dispone di atomiche in proprio, ma ne ha una settantina in affido nelle basi Nato sul nostro territorio. Non le abbiamo fatte noi, ma le curiamo come fossero nostri figli.
Come in ogni tragedia c’è anche un lato comico. Nel diritto internazionale ci sono parecchie armi messe al bando. Sono le armi biologiche, chimiche, le bombe a grappolo e le mine anti-uomo. Poi le si usa lo stesso, ma almeno formalmente sarebbe vietato farlo. La bomba atomica no, non è al bando. Diciamo che è un’arma legale, come la cerbottana e la mazza ferrata. L’Onu da quando è nata ci ha provato a mettere al bando l’atomica. La prima risoluzione dell’Assemblea generale dell’Onu del 1946 era per il disarmo atomico. Poi ci abbiamo riprovato nel 1946 e ancora pochi anni fa, nel 2016. Ma non c’è stato niente da fare per l’opposizione di alcuni Paesi.
Quali sono i 37 Paesi che nel 2016 hanno votato contro il disarmo nucleare?Quelli che hanno la bomba atomica e i loro alleati militari, compresa l’Italia che nel 2016 ha votato contro il piano internazionale di messa al bando. Nel 1955, Albert Einstein e Bertrand Russell scrissero un appello per il disarmo firmato da una decina di premi Nobel dell’epoca. Diceva: vi chiediamo, se vi riesce, di mettere da parte le vostre opinioni e ragionare semplicemente in quanto membri di una specie biologica che rischia di estinguersi. La parola più audace e utopistica in questa frase è ‘ragionare’. Non credo che sia alla nostra portata”.

In meno di cinque minuti, dunque, Michele Serra è riuscito a portare numeri e fatti. Dati e testimonianze prese dalla storia di un mondo che sembra non cambiare. Anzi, con le continue minacce attuali si può dire che lo stato di salute mentale del mondo sia peggiorato. Perché, spesso e volentieri, la storia insegna che non insegna nulla.

(foto: da “Che Tempo che Fa”, RaiTre)