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Micah Xavier Johnson: il cecchino della sparatoria di Dallas

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Si chiama Micah Xavier Johnson l’uomo ucciso nel garage dove si era rifugiato e considerato il cecchino della sparatoria di Dallas, dove sono stati uccisi cinque poliziotti. Micah Xavier Johnson aveva 25 anni e viveva a Mesquite, alla periferia dell’area metropolitana di Dallas. La notizia è resa nota da Cbs e Nbc. Mesquite è considerata una delle capitali del rodeo negli Usa. Johnson non apparteneva – riferisce la polizia – a gruppi terroristici e voleva uccidere bianchi, specialmente poliziotti, secondo quanto ha dichiarato lui stesso agli agenti quando era chiuso nel garage. Secondo le cronache Johnson era un probabile simpatizzante delle ‘Pantere nere‘, il movimento militante nero fondato nel 1966 da Bobby Seale e Huey Newton contro la brutalità della polizia e il razzismo. La foto con il pugno alzato sarebbe un atteggiamento tipico delle Black Panther, scrive la CNN.

Micah Xavier Johnson: il cecchino della sparatoria di Dallas

L’uomo sospettato di essere il cecchino che ha ucciso cinque poliziotti a Dallas aveva con se’ un fucile d’assalto semiautomatico oltre ad una pistola. Indossava inoltre un giubbotto antiproiettile. La polizia ritiene che persone armate abbiano coordinato l’attacco, posizionandosi in postazioni triangolate vicino al punto d’arrivo del tragitto dei manifestanti. Sono state fermate tre persone e Johnson, che si era nascosto in un garage nel cuore della città, non lontano dal luogo dove era avvenuta la strage, è morto, ucciso da un robot della polizia carico di esplosivo. Johnson era stato riservista dell’esercito americano, e da qui si capisce come abbia fatto a sparare dall’alto colpendo dodici poliziotti. Micah X. Johnson è l’unico killer della strage di poliziotti a Dallas, secondo il New York Times. Tuttavia, altre versioni parlano di almeno due cecchini, protagonisti di un’imboscata coordinata nella quale hanno iniziato a sparare da diverse posizioni e da diversi edifici. Dopo la divulgazione del nome da parte della polizia di Dallas hanno cominciato a circolare una serie di fotografie di Micah Xavier Johnson; una di queste è stata pubblicata successivamente dalla CBS su Twitter. Le immagini non sono state divulgate da una fonte ufficiale.
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Johnson viveva con la madre a Mesquite, sobborgo a nord di Dallas, “come una sorta di recluso, non parlava con nessuno”, secondo quanto ha detto alla Cnn Wayne Bynoe, uno dei vicini del giovane. Bynoe ha detto poi che fuori dalla casa dove viveva Johnson sono parcheggiate auto della polizia: gli agenti stanno quindi conducendo una perquisizione nella ricerca di elementi che possano aiutare a ricostruire il movente della strage. Sempre secondo la descrizione fatta dal vicino, il giovane usciva poco, raramente si vedeva alla cassetta della posta di fronte casa. La polizia sta cercando anche eventuali collegamenti con i tre fermati, tra i quali una donna, che fino ad ora non avrebbero fornito alcuna informazione, riportano ancora i reporter della Cnn che però sottolineano come potrebbero non esserci effettivamente collegamenti tra loro e il cecchino. E ricordano che alla polizia, prima di morire, Johnson ha detto di aver agito da solo, di non essere legato a nessun gruppo.

La sparatoria di Dallas

Su Facebook è stata aperta una pagina comunitaria sulla sparatoria e su Micah Xavier Johnson. Secondo quanto riportato da Abcnews, Johnson era stato riservista fino all’aprile del 2015. Secondo le fonti militari citate dell’emittente, sarebbe stato nei servizi del genio, addetto alle costruzioni. La Cnn ha riportato anche che Johnson avrebbe servito in Afghanistan. Durante la sparatoria un uomo era stato identificato come il killer e la sua foto era stata diffusa dalla polizia di Dallas: era il fratello dell’organizzatore della manifestazione, si chiamava Mark Hughes, si è costituito subito dopo e la polizia ha appurato che era estraneo ai fatti. La sparatoria è cominciata intorno alle 20:45 ora locale, mentre centinaia di persone si erano radunate per protestare contro la brutalità della polizia, dopo l’ennesima morte di due afroamericani, per mano di poliziotti, uno in Louisiana e un altro in Minnesota. In un messaggio da Varsavia dove partecipa al vertice Nato, il presidente Barack Obama ha definito l’attacco “odioso, premeditato e ignobile” e ha promesso giustizia per questa “tremenda tragedia”: “L’intera citta’ e’ nel dolore”. Ma ha aggiunto che “la violenza contro le forze dell’ordine non può mai essere giustificata”; e ha ribadito il suo appoggio a quelli che sono nei corpi di polizia perché “hanno un compito “difficile” e “la stragrande maggioranza fa un buon lavoro”. Il presidente ha sottolineato che una volta che saranno chiariti i fatti si dovrà riaprire il dibattito sul facile accesso alle armi, che “rendono più letali questi attacchi” (in Texas dall’inizio dell’anno una legge consente di portare le armi in pubblico). Nella notte italiana, arrivando a Varsavia, il presidente americano aveva già affrontato il tema della violenza della polizia contro i neri: “C’e’ gente che sente di non essere trattata in modo uguale a causa del colore della pelle. Non e’ una questione bianca, una questione ispanica, e’ una questione americana”.

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