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Materie prime: Mercati24 punta sui metalli per l'elettrificazione

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Mercati24

Il 2022 si è rivelato un anno molto intenso per il settore delle materie prime, tuttavia non sono pochi gli analisti finanziari a ritenere che i mesi a venire potrebbero essere addirittura più frenetici: alcune nicchie, infatti, hanno subito profondi sconvolgimenti a causa della velocità con cui si evoluti gli scenari sul fronte dell’approvvigionamento energetico, prima fra tutte quella dei metalli per l’elettrificazione. Gli esperti di Mercati24, portale di formazione in ambito finanziario, hanno stilato proprio di recente un approfondimento in cui viene descritta la transizione, che sta interessando tali commodities, e in cui vengono analizzate le possibili conseguenze sui mercati di riferimento.

Le opportunità derivanti dal processo di decarbonizzazione

Il processo di decarbonizzazione, avviato su scala mondiale negli ultimi anni, ha iniziato a bruciare le tappe con lo scoppio della crisi geopolitica, tanto che l’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili ha annunciato che già nei prossimi 30 anni saranno necessari investimenti per oltre 140000 miliardi di dollari per finanziare il passaggio alle energie green.

Questi storici cambiamenti anche nell’immediato futuro porteranno forti squilibri fra domanda e offerta delle materie prime necessarie per la transizione energetica: la crescente richiesta per le rinnovabili e per tutti i fattori produttivi, essenziali per le tecnologie da impiegare in questo campo, stimoleranno enormemente i mercati delle commodities per l’elettrificazione; basti pensare a come aumenterà a livello globale l’impiego di veicoli a propulsione non derivante da combustibili fossili, l’adozione di pannelli solari e turbine eoliche. Come evidenziato nell’articolo di Mercati24, i metalli maggiormente coinvolti dal processo di transizione energetica saranno l’alluminio, il rame, lo zinco, il litio, il nichel e il cobalto.

Mercati24, metalli per l’elettrificazione e scenari in via di definizione

L’estrazione dell’alluminio, oltre ad essere particolarmente onerosa, richiede molta energia; per questo motivo il mercato potrebbe fare maggior affidamento alle importazioni dalla Cina, il più grande produttore sulla faccia della terra. Tuttavia, il Governo Centrale ha stabilito un limite annuo della capacità di estrazione – 45 milioni di tonnellate metriche-, una condizione che potrebbe contribuire ad innescare tensioni al rialzo sulla quotazione del metallo.

Secondo gli analisti finanziari la domanda di rame crescerà entro il 2035 dagli attuali 25 a 50 milioni di tonnellate metriche, un livello che, visto la tendenza in corso, dovrebbe essere ulteriormente ritoccato al rialzo prima del 2050. Con molta probabilità la difficoltà da parte dell’offerta di soddisfare adeguatamente la domanda potrebbe creare una carenza strutturale della commodity nel medio e lungo termine, tanto più che i maggiori paesi produttori – Cile, Perù e Congo- sono caratterizzati da un’instabilità politica cronica, con evidente riverbero sul prezzo del sottostante.

Lo zinco è l’unico metallo interessato da una contrazione di domanda e offerta: probabilmente la crisi immobiliare in Cina, con conseguente riduzione della richiesta di acciaio zincato galvanizzato ha contribuito ad alimentare la dinamica calante della domanda, mentre i crescenti costi energetici per le fonderie hanno rallentato la produzione. Gli analisti ipotizzano anche per il litio un incremento della domanda da 500 mila tonnellate metriche di carbonato di litio equivalente a 3-4 milioni di tonnellate metriche entro il 2030. Data l’attuale capacità produttiva non è da escludersi una scarsità cronica del metallo con conseguente aumento del prezzo.  Gli stessi concetti valgano per il Nickel e per il Cobalto, soprattutto per quest’ultimo se si considera che non esistono miniere dedicate per la sua estrazione, in quanto si tratta di un sotto prodotto del rame e dello stesso nickel.

Metalli: cogliere le opportunità con i titoli settoriali

Gli esperti di Mercati24 ritengono che le dinamiche, che si svilupperanno sulle materie prime in questione, rappresenteranno importanti opportunità di investimento nel medio e lungo termine. I risparmiatori interessati a puntare su questi temi, oltre a trattare direttamente la commodity, un’operatività oggettivamente complessa, possono prendere in considerazione l’eventualità di allocare le proprie risorse in titoli di aziende attive nei settori estrattiferi e della lavorazione dei metalli, quali ad esempio Rio Tinto, Anglo America, Glencore o Arcelor Mittal.