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I medici e infermieri No vax trasferiti nella Città della Salute di Torino

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Una storia surreale arriva da Torino e la racconta oggi Sara Strippoli sul dorso locale di Repubblica: la Città della Salute  ha trasferito dieci tra medici e infermieri “no vax” da reparti ad alto rischio di contagio ad altri settori del nosocomio. La decisione è stata presa ispirandosi alla normativa della Regione Emilia.

 I lavoratori destinati a cambiare lavoro sono No Vax. Contrari, con diverse sfumature, a sottoporsi alla vaccinazione per parotite, morbillo, rosolia, varicella. Per i pazienti, in particolare in reparti ad alto rischio come oncologia e ematologia, centro trapianti e ostetricia, neonatologia e pronto soccorso, Coes, possono rappresentare un serio pericolo. Il trasferimento, dunque, è inevitabile per la tutela dei malati e ora l’azienda ha intenzione di varare una procedura interna per mettere nero su bianco quali sono i reparti dove non possono essere inseriti dipendenti “immunocompetenti”. Una inidoneità temporanea, sia inteso, visto che di fronte a ripensamenti del lavoratore il ritorno all’attività ordinaria è chiaramente consentito.

Maurizio Coggiola è responsabile della struttura di sorveglianza sanitaria della Città della Salute e ha raccolto alcune delle motivazioni per il rifiuto: «C’è chi dice che un’amica gli ha detto che fa male», chi sostiene di non credere ai vaccini («ci sono molte indicazioni sul fatto che possano essere pericolosi»). Nel caso di una dottoressa esistevano invece fondate ragioni per cui la vaccinazione viene sconsigliata. Anche lei, in ogni caso, è andata a lavorare altrove.

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Il Piemonte, spiega Antonio Scarmozzino, direttore del dipartimento di Qualità e Sicurezza delle cure della Città della Salute, non ha una legge che regolamenta le procedure. Lo ha fatto un anno fa l’Emilia Romagna, che ha approvato una norma che comunica ai medici e agli operatori sanitari in quali reparti non si può accedere se non si è vaccinati. «Ci ispiriamo alle indicazioni dell’Emilia – dice Scarmozzino – ma in accordo con la medicina del lavoro riteniamo sia necessario avere una procedura interna». La legge emiliana, sia beninteso, non obbliga medici e infermieri a vaccinarsi.

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