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Mattia Del Zotto: l'arresto dell'accusato nel giallo del tallio a Nova Milanese

Mattia Del Zotto, 27 anni, è stato arrestato stamattina con l’accusa di omicidio nella vicenda della famiglia avvelenata dal tallio. I carabinieri di Nova Milanese e Desio hanno dato esecuzione questa mattina a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Monza. Il giovane è ritenuto responsabile del triplice omicidio del nonno 94enne e di una zia 67enne (morti il 2 ottobre) e della nonna 83enne (morta il 13 ottobre), avvenuta “a mezzo somministrazione di solfato di tallio”. Gli omicidi – stando alla ricostruzione delle indagini – sono stati premeditati. Il veleno sarebbe stato acquistato in un’azienda del padovano. “Abbiamo proceduto all’arresto per scongiurare altre possibili vittime”, hanno fatto sapere i carabinieri.

Mattia Del Zotto: il giallo del tallio e il nipote arrestato

I carabinieri hanno proceduto all’arresto di Mattia Del Zotto dopo aver trovato in casa sua a Nova Milanese cinque confezioni di solfato di tallio. Trovate anche le ricevute del relativo acquisto e conversazioni su Whatsapp che raccontano della compravendita. Il mistero del tallio inizia a ottobre: muoiono avvelenati una 62enne, Patrizia Del Zotto, e i genitori. Si salvano invece il marito e la sorella minore. La famiglia, residente a Nova Milanese, in Brianza, era stata in vacanza in Friuli: si pensa che il fienile della casa di villeggiatura fosse infestato da piccioni, i cui escrementi contengono tallio. Pochi giorni fa un colpo di scena: vengono ricoverati i suoceri del fratello della prima vittima, mai stati in Friuli, e tracce di tallio vengono trovate in casa loro, in una tisana.
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Il tallio era stato cercato anche nelle patate schiacciate in un purè: «Ne abbiamo mangiato molto», aveva detto la badante, Serafina Pogliani, 49 anni, sopravvissuta. Poi nell’acqua del pozzo artesiano e nelle verdure del campo. . In un giallo di Agatha Christie, Un cavallo per la strega, è il parroco del paese il primo che muore, avvelenato dal tallio, con in tasca una lista di nomi di persone, in apparenza scollegati.

Brianza velenosa

La tisana “al tallio”, contenuta in una terrina priva di marca e di indicazioni circa la provenienza, è stata ‘campionata’ dai tecnici dell’Agenzia Tutela Salute per la provincia di Monza e Brianza, nel corso dell’ultimo sopralluogo effettuato dai carabinieri di Nova Milanese (Monza). Gli esiti dei test, eseguiti a Torino presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Piemonte Liguria e Valle d’Aosta, hanno evidenziato la positività al tallio di alcune “erbe da infuso” non di fabbricazione commerciale, su cui fino a ieri erano in corso verifiche per risalire a chi potrebbe averle preparate.
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Ma come uccide il tallio? La “colpa” sta nel suo ione monovalente dalle dimensioni identiche a quelle del potassio. Nell’organismo lo ione del tallio “sostituisce” il potassio, specie in enzimi che ne hanno bisogno per cervello, pelle e muscoli. L’organismo dopo un po’ di tempo si accorge della sostituzione, tenta di espellere il tallio, che però viene riassorbito dal tubo digerente, tornando ad avvelenare gli enzimi. E così via fino alla morte, a meno che non si riesca a fissare il tallio in una forma chimica stabile, cosa che si riesce a fare da una trentina d’anni grazie al blu di Prussia, ossia al ferrocianuro di potassio.

Come uccide il tallio?

Le vittime del tallio si chiamavano Giovanni Battista Del Zotto, Patrizia Del Zotto e Maria Gioia Pittana. In ospedale erano stati ricoverati l’altra figlia, Laura Del Zotto, la badante Serafina Pogliani e il marito di Patrizia, Enrico Ronchi. Ronchi è stato dimesso pochi giorni fa dall’ospedale, mentre le due donne restano ricoverate.  Tracce di tallio in quantità superiore alla soglia minima di sicurezza sono state trovate in una tisana analizzata trovata in casa di Alessio Palma e Maria Lina Pedon, coniugi ultra ottantenni di Nova Milanese, gli ultimi due ricoverati.

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Le zone dlel’avvelenamento da tallio (Corriere della Sera, 14 ottobre 2017)

Palma e Pedon sono i suoceri di Domenico Del Zotto, di 55 anni, figlio delle prime vittime e padre di Mattia Del Zotto; lui e sua moglie sono gli unici due membri della famiglia scampati all’avvelenamento. Il gip del Tribunale di Monza ha integralmente accolto la richiesta della Procura della Repubblica brianzola nei confronti di Mattia Del Zotto. Il giovane è ritenuto responsabile non solo del triplice omicidio dei nonni e di una zia paterni, ma anche di tentato omicidio nei confronti di altre cinque persone: nonni materni, marito della zia deceduta, altra zia e badante dei nonni paterni. Tutti avvelenati per l’ingestione di solfato di tallio. Domenico Del Zotto ha rilasciato oggi un’intervista al Giornale in qualche modo profetica: “Non credo ci sia del dolo in tutta questa vicenda: pensarlo vorrebbe dire che c’è un avvelenatore che “spara” ovunque, dove capita. O qualcuno che dovrebbe avercela con tutti tranne che con me. O, al contrario, ce l’abbia talmente con me da crearmi il vuoto intorno…Si rischia d’impazzire».