Cultura e scienze

Cosa succede quando Matteo Salvini aizza i suoi follower contro Rolling Stone

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Oggi la rivista di musica e tendenze Rolling Stone Italia ha pubblicato la copertina del nuovo numero annunciando di essersi schierata – assieme a numerosi intellettuali e artisti – contro le politiche del ministro Matteo Salvini sull’immigrazione e le Ong. Una critica legittima, in uno stato democratico; dove la stampa ha il diritto al dissenso e il dovere di stigmatizzare le decisioni del governo, soprattutto quando non fanno altro che causare morte e sofferenza.

Chiedimi chi erano i Rolling Stones

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini però non è certo uno che si fa intimidire dalle critiche. Ha le spalle larghe, sono trent’anni ormai che fa politica e ne ha dette e sentite di ogni. Nonostante quindi Salvini sia un politico navigato (ce ne sono pochi in Consiglio dei Ministri che sono in politica da quando la fa lui) e sia anche il vice presidente del Consiglio evidentemente preferisce continuare a fare il bullo. Non è una novità, ieri il ministro aveva definito il presidente dell’Inps un “fenomeno”, fraintendendo (volutamente?) il senso delle sue frasi sull’importanza degli immigrati per il sistema pensionistico. Oggi  Salvini ha chiamato a raccolta i quasi tre milioni di follower della sua pagina Facebook contro Rolling Stone.

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Qualcuno potrebbe obiettare che un ministro che ad ogni critica risponde con una flame war non è degno di rappresentare il paese. Ma in fondo la strategia dei social media manager di Salvini non è nuova. È la stessa utilizzata da Donald Trump (e dallo stesso Salvini) che ad ogni Tweet cerca di alzare sempre più il livello dello scontro. Leonardo Bianchi su Vice si chiedeva qualche settimana fa se ora che il Segretario del Carroccio è diventato ministro avrebbe cambiato la sua strategia comunicativa. La risposta è no.

I follower di Salvini, forse confusi dalla polemica di qualche giorno fa contro i Pearl Jam (nella quale Salvini era stato difeso nientepopodimenché da Rita Pavone) sono andati in crisi.

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In mezzo a decine di commenti contro i radical chic, i milionari che portano i soldi in Svizzera (quelli della Lega invece chissà dove sono finiti) e gli artisti sinistronzi che non sanno cosa voglia dire vivere in un paese invaso da milioni di stranieri perché fanno la bella vita al sicuro in un attico a Nuova York molti hanno pensato che Salvini ce l’avesse con la band di Mick Jagger e Keith Richards: i Rolling Stones.

Abbasso i Rolling Stones, viva Rita Pavone!

C’è chi sostiene sia una fake news, perché i Rolling Stones non sanno nemmeno dove sta l’Italia, figuriamoci se sanno chi è Salvini. Qualcuno sicuramente li avrà imbeccati per attaccare il Capitano. Altri invece promettono il boicottaggio: non ascolteremo più le vostre canzoni, cari Rolling Stones.

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C’è chi è più hipster e confessa che i Rolling Stones gli facevano cagare prima che attaccassero Salvini.

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Al contrario c’è chi li apprezza come artisti ma non come politici trovandoli: arroganti e antidemocratici. Chissà come si è formata questa opinione la commentatrice, visto che i Rolling Stones non hanno espresso alcun giudizio pubblico sul Salvini e che in ogni caso la critica è il sale della democrazia.

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Qualcuno rimpiange invece di quando su Rolling Stone (la rivista finalmente!) c’erano le foto di Joh e Yoko nudi, o di Jim Morrison o quelle di Andy Warhol. Insomma Rolling Stone era  meglio quando c’erano le figure.

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E alla fine si torna sempre sul prodotto italico (ma con residenza e cittadinanza svizzera) Rita Pavone, perché è una “nazionalista”. Chi invece manifesta pensieri e azioni contro la nazione italiana deve essere processato. E anche oggi dal paese reale, quello in contatto con Salvini e non con l’intellighenzia, è tutto.