Cultura e scienze

Renzi: Beatrice Lorenzin chi? Quella del Fertility Day?

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Dopo le polemiche di ieri sulla campagna di comunicazione del Fertility Day del 22 settembre, il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha spiegato in un’intervista alla Stampa le ragioni di quella che – a suo dire – non è una campagna sessista o retrograda che ha avuto il pregio, rispetto a tante altre campagne ministeriali che nessuno ricorda, di accendere l’attenzione sul tema. E l’argomento, secondo la Ministro non è l’invito a fare “più figli” ma quello a parlare di un tema diventato ormai un tabù: la fertilità.
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La battaglia della Lorenzin contro “i tabù sulla fertilità”

La Ministro, amareggiata dagli attacchi strumentali per quelle cartoline che ritiene siano fatte bene chiede: «perché si possono fare campagne sul diabete o sul cancro, e sulla fertilità no?». Domanda legittima, certo forse il problema è che anche nel documento del Ministero dove viene presentato il Piano nazionale per la fertilità dalle informazioni medico-sanitarie corrette (nessuno mette in dubbio che le donne abbiano un periodo fertile o che le gravidanze in età avanzata siano più rischiose) si trae la conclusione che per invertire il tasso demografico e combattere la denatalità sia sufficiente dire alle donne (e agli uomini) “fate più figli”. Un conto è dire che è necessario tenere dei comportamenti corretti, evitando di assumere droghe, alcool e contrarre malattie sessualmente trasmissibili, un altro è sostenere che la fertilità è un bene comune facendo passare il messaggio che lo Stato vuole esercitare una qualche forma di controllo sul corpo delle donne. Se evocare scenari orwelliani è eccessivo anche pensare che un messaggio del genere non sia contenuto nel Piano e nella campagna pubblicitaria è errato. Inoltre c’è da notare che nel Piano del Ministero questa grande battaglia per la natalità è combattuta soprattutto attraverso la prevenzione, come spiega la Lorenzin:

Distinguiamo l’aspetto sociologico da quello sanitario. Noi vogliamo informare le persone, a tutto campo, anche sulle malattie sessualmente trasmissibili: con la campagna e con il lavoro nelle scuole, nelle farmacie, nelle  Università, dai medici

E allora dovrebbe spiegarci in che modo una cartolina come quella qui distingua “l’aspetto sociologico da quello sanitario”.

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Non sprecatene nemmeno una goccia!

Qualcosa nella comunicazione non ha funzionato, il Ministro non è convinta e dice che c’è ancora tempo per cambiare le cose, ma intanto qualcuno ha sprecato soldi e risorse pubbliche per questa campagna pubblicitaria (quanti?). Speriamo trovi il modo di cambiare anche affermazioni come questa sulle donne scortate fuori casa e sospinte verso ruoli maschili:

Cosa fare, dunque, di fronte ad una società che ha scortato le donne fuori di casa, aprendo loro le porte nel mondo del lavoro sospingendole, però, verso ruoli maschili, che hanno comportato anche un allontanamento dal desiderio stesso di maternità?

che fa il paio con questa

La crescita del livello di istruzione per le donne ha avuto come effetto sia il ritardo nella formazione di nuovi nuclei familiari, sia un vero e proprio minore investimento psicologico nel rapporto di coppia, per il raggiungimento dell’indipendenza economica e sociale.

E con questa

I ruoli di responsabilità, in particolare femminili, e gli effetti che la crisi economica globale, il ritardo nell’uscita dalla famiglia di origine, l’accresciuto livello di istruzione, la lunghezza del corso di studi hanno prodotto sulla decisione di rinviare la prima gravidanza. Si assiste, infatti, ad una pericolosa tendenza a rinviare questo momento, in attesa proprio di una realizzazione/affermazione personale che si pensa possa essere ostacolata dal lavoro di cura dei figli.

Che fa pensare che i giovani (ovvero quelli che devono procreare) non sono poi così responsabili. Eppure li si invita a procreare “per il bene comune”, tanto le situazioni difficili le risolveranno magari i servizi sociali. Oppure come quelle sulla maternità che insegna automaticamente la responsabilità:

La maternità, invece, sviluppa l’intelligenza creativa e rappresenta una straordinaria opportunità di crescita. L’organizzazione ingegnosa che serve a far quadrare il ritmo delle giornate di una mamma, la flessibilità necessaria a gestire gli imprevisti, la responsabilità e le scelte implicite nel lavoro di cura, le energie che quotidianamente mette in campo una madre sono competenze e potenziali ancora da esplorare e capire come incentivare e utilizzare al rientro al lavoro

Davvero nel piano sanitario, come sostiene la Lorenzin, non si colpevolizza la donna? Davvero la Lorenzin si stupisce che il messaggio che è passato sia “donna, tu devi partorire (e alla svelta)”? Davvero è utile combattere i tabù sulla fertilità parlando di cicogne e altri volatili?
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Beatrice Lorenzin chi?

Sulla polemica è intervenuto anche il Presidente del Consiglio Matteo Renzi che ai microfoni di RTL ha detto di non sapere nulla di questa campagna, che ha definito sostanzialmente inutile perché nessuno fa figli grazie ad un cartellone pubblicitario.

Non sapevo niente della campagna del Ministero, non l’avevo vista, avevo problemi più importanti da seguire. Certo non conosco nemmeno un amico che fa un figlio perché ha visto un cartellone,. Se vuoi creare una società che scommetta sul futuro e torni a fare figli devi intervenire sulle cose strutturali. La questione demografica esiste, ma la vera questione e’ un ragionamento complessivo. Nei paesi dove si fanno figli non credo che sia per effetto di una campagna Le persone fanno figli se possono finalmente avere un lavoro a tempo indeterminato, investire su un mutuo, avere l’asilo nido sotto casa. Questa è la vera campagna. Abbiamo fatto anche interventi fiscali, ma servono le condizioni strutturali. Litigare su una campagna di comunicazione, non credo sia un tema

Anche la Lorenzin ha riconosciuto che il suo Ministero si occupa solo dell’aspetto sanitario della questione, ma ricorda anche che è da molto che la campagna è in preparazione e che “c’è stata grande condivisione”

M5S e Sel hanno criticato l’iniziativa. Dal Pd ha avuto reazioni?
È un anno che lavoriamo a questa iniziativa e c’è stata grande condivisione. Ormai le polemiche montano con un tweet: invito invece a entrare nel merito di un problema sanitario molto sentito


Eppure anche dalle parti del PD l’iniziativa proposta da un Ministro del Governo Renzi è stata duramente criticata. Possibile che il Premier non sapesse nulla e che un tema cruciale come quello della denatalità venga affrontato con iniziative individuali dei singoli Ministeri e non con un approccio sistemico volto a creare le condizioni favorevoli per un aumento della natalità e non solo ad informare su “come nascono i bambini”? C’è di più: nel comunicato di difesa dell’iniziativa vergato ieri dal ministero della Salute era scritto che:

Il Fertility day – si legge in una nota del ministero – è la Giornata Nazionale di informazione e formazione sulla fertilità indetta con Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 luglio 2016, su proposta del Ministero della Salute.

In più, il comunicato sul Fertility Day è ospitato sul sito della presidenza del Consiglio dei ministri:
matteo renzi beatrice lorenzin
Quindi Renzi indice quello che non legge? Tanto più che per incentivare le coppie a fare figli non bastano i “bonus bebè” una tantum, servono misure stabili sulle quali le famiglie possano contare a lungo termine. A nulla servono invece Fertility Game fatti peggio del famoso videogame per i 150 anni dell’Unità d’Italia o cartoline come questa.
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È infine interessante notare che la Ministro, che oggi sostiene l’importante ruolo dell’educazione sessuale nel cambiare la mentalità sul concetto di fertilità abbia a lungo corteggiato in passato il popolo del Family Day e delle Sentinelle in Piedi che vede qualsiasi intervento dello Stato in materia di educazione alla sessualità come il fumo negli occhi.

Leggi sull’argomento: Fertility Day: la campagna della Lorenzin che ti farà passare la voglia di avere figli