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Mattarella come Pertini: l'esultanza per la vittoria dell'Italia agli Europei | VIDEO

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Sergio Mattarella, 11 luglio 2021, Sandro Pertini domenica 11 luglio 1982. Quasi quarant’anni passano tra le presenze allo stadio di questi due presidenti della Repubblica. Loro c’erano e hanno visto la la vittoria, oggi quella degli Europei, allora quella dei Mondiali, della Nazionale di calcio.

Mattarella come Pertini: l’esultanza per la vittoria dell’Italia agli Europei

Anche in quel ’82 faceva caldo come ora. Un caldo appiccicoso, di quelli che (all’epoca il condizionatore era più che un’eccezione) i bambini combattevano anche guardando la partita sdraiati sul pavimento per cercare un po’ di sollievo. E non importava capire tanto di calcio.

MATTARELLA ESAULTANZA VITTORIA ITALIA EUROPEI

L’atmosfera che si respirava era così magica e coinvolgente che non si poteva fare a meno di voler partecipare, anche solo strabuzzando gli occhi davanti alla tv e ascoltando come se fossero Bibbia le spiegazioni dei papà, che per l’occasione si erano trasformati in grandi esperti di pallone. Non c’erano i social, le gioie e i dolori si condividevano con la ristretta cerchia di parenti e amici con i quali si vedeva la partita. Ma un’immagine di quel Mundial ’82, antesignana di un aggettivo che oggi usiamo quotidianamente, “virale”, ce l’abbiamo tutti, anche chi non c’era davvero. Quella di Sandro Pertini trasfigurato dalla gioia che esulta e dice “omai non ci riprendono più”. Il presidente “sarà protagonista più dei giocatori” durante quella finale al Bernabeu, raccontava a ragione un servizio Rai:

Perché Pertini rimase così impresso nei cuori di tutti? Profeticamente lo aveva spiegato lui stesso, diventato il simbolo di una felicità semplice e trasversale, quando gli avevano chiesto se non fosse troppo tutto rispetto ai problemi del nostro paese: “Ma buon Dio è una sosta nelle preoccupazioni, nella tristezza, nelle insoddisfazioni. Se dopo una settimana di lavoro viene la domenica, uno ha diritto a gioire la domenica sapendo che c’è il lunedì? Io adesso penso alla domenica”. Ora Sergio Mattarella è il presidente di una Repubblica che sta affrontando altri problemi, non meno gravi anche se allora inimmaginabili. Una pandemia, termine che in quel torrido luglio ’82 non era nel vocabolario di nessuno. Una crisi economica e politica figlia anche del COVID. Ma oggi è domenica. E Mattarella esulta, come esultiamo noi. L’importante è lavorare sodo quando il lunedì arriva.